La storia dell’azienda italiana che riveste le biciclette del Tour de France
Nel 2010 Dave Brailsford, appena nominato a capo di una delle più importanti squadre di ciclismo al mondo, elaborò la dottrina dei ‘marginal gains’, i guadagni marginali. L’idea era che un miglioramento dell’1% in diverse aree potesse produrre passi avanti significativi nelle prestazioni. I guadagni marginali erano dappertutto: materiali, aerodinamica, metodi di allenamento, alimentazione, ma anche cuscini in memory foam e materassi ipoallergenici che lo staff portava da un albergo all’altro. La squadra era il Team Sky, e tra il 2012 e il 2018 vinse sei Tour de France su sette. I suoi successi sancirono la definitiva trasformazione del ciclismo professionistico in uno sport ad alto tasso tecnologico, dominato dai dati e dai dettagli.
Sulle biciclette che nelle prossime tre settimane percorreranno le strade del Tour de France c’è una tecnologia invisibile e italiana. Si chiama ‘trattamento Sol-Gel ibrido organico-inorganico a base di silicio’ e lo ha sviluppato Argos Surface Technologies, un gruppo industriale di trattamenti superficiali con sede a Cambiago, nel Milanese. In sostanza, è una pellicola che riveste pignoni posteriori, ingranaggi anteriori, pedivelle e mozzi ruote. La sua funzione è evitare il deterioramento di componenti esposti a fango, pioggia, polvere, detriti e sollecitazioni e garantirne estetica e facilità di manutenzione.
“Tecnologie di questo tipo sono state sviluppate in Asia già più di 30 anni fa”, spiega Paolo Grimaldi, amministratore delegato di Argos. “Si applicavano soprattutto a oggetti a contatto con alimenti, ma le loro caratteristiche le hanno rese interessanti anche per altri usi. Quando un importante produttore internazionale di biciclette ci ha consultati e ci ha esposto le sue esigenze, abbiamo proposto questo rivestimento”. È più o meno così che nascono molte soluzioni di Argos. “La nostra non è un’azienda di prodotto, ma di servizi”, dice Grimaldi. “Siamo come imbianchini: non produciamo vernici, ma imbianchiamo muri. Dobbiamo aspettare che un cliente si presenti e ci spieghi di che cosa ha bisogno”.
Che cos’è Argos Surface Technologies

Argos è nata nel 2020 su iniziativa della società di private equity Gradiente. È partita dall’unione di due aziende guidate da Grimaldi e dal presidente, Andrea Siano, ed è cresciuta con le acquisizioni di circa dieci realtà del settore. “Individuiamo sul mercato aziende che possono essere migliorate dal punto di vista organizzativo, ambientale, di sicurezza”, spiega Grimaldi. “Nella fase di integrazione, replichiamo in ogni azienda lo stesso modello di organizzazione, su scala più o meno grande a seconda del numero degli addetti”.
Spesso a creare le condizioni per un’acquisizione è un passaggio generazionale complesso. “Questo settore si è sviluppato a partire dagli anni ’70, perciò molti fondatori di aziende sono ormai anziani. La nostra è un’industria usurante. Negli anni è stata complicata da normative sempre più stringenti, che impongono strutture sempre più complesse. È preziosa per l’economia, ma al di là di questo non ha grandi attrattive. Non si realizzano prodotti di cui ci si può innamorare”. Per molti imprenditori è difficile, quindi, trovare “eredi che vogliano dedicarsi all’azienda”.
Piani europei
Argos ha oggi circa 500 dipendenti, divisi in 15 sedi tra Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna. In sei anni i ricavi sono saliti da 12 a più di 80 milioni di euro. “Il mercato è potenzialmente gigantesco”, dice Grimaldi. “Per rendersene conto basta guardarsi in giro: la quantità di oggetti che necessitano di trattamenti superficiali per resistere alla corrosione, per durare più a lungo o per migliorare l’estetica o le prestazioni è sterminata”. Le soluzioni del gruppo si applicano a settori che vanno dalle auto ai farmaci, dall’alimentare al lusso, dal design all’aerospazio.
Dal 2025 Argos è sotto il controllo del fondo londinese Emk Capital. “Il principale azionista ha un progetto paneuropeo”, dice Grimaldi. “Stiamo cominciando a mettere piede in Germania e in Francia”. Secondo l’ad, la crescita dimensionale delle aziende del settore e l’aggregazione in gruppi industriali è la conseguenza naturale dell’evoluzione del settore. La chimica, per Grimaldi, richiede non solo “sempre più competenze specifiche”, ma anche “sempre più investimenti”. Per esempio in tecnologie come l’intelligenza artificiale per la gestione dell’azienda e i robot umanoidi negli impianti industriali. Anche se “le variabili nel settore sono talmente tante e la flessibilità richiesta è così alta che automatizzare il lavoro è difficile. L’automazione richiede standard, programmi, prevedibilità. Sotto molti aspetti è più conveniente continuare a puntare sul fattore umano e sulla sua tempestività”.
L’articolo La storia dell’azienda italiana che riveste le biciclette del Tour de France è tratto da Forbes Italia.
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