Tuttofood 2026 cambia passo: l’agroalimentare italiano guarda sempre più all’estero

02 Luglio 2026 - 09:26
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Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Tuttofood 2026 segna un punto di svolta per il settore agroalimentare italiano. L’edizione appena conclusa ha registrato numeri record e confermato l’ambizione di trasformare la manifestazione in uno dei principali hub internazionali del food business. Dietro questa crescita c’è una strategia che unisce sistema fieristico, istituzioni, imprese e partnership europee in uno scenario globale sempre più competitivo e complesso. Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma, riflette sulle nuove dinamiche dell’export, sull’evoluzione del Made in Italy tra innovazione e sostenibilità e sulle sfide geopolitiche che stanno cambiando il mercato mondiale del cibo.

Tuttofood 2026 chiude con numeri record: che cosa racconta davvero questo salto di scala?

Racconta che in Italia e in Europa le operazioni di sistema e le alleanze strategiche si possono fare e sono l’unico modo per competere a livello globale. Questi risultati sono frutto della visione convergente dei nostri Azionisti e quelli di Fiera Milano, del ruolo del Governo che ci ha supportato sul piano tecnico ed economico tramite Maeci, Ice e Masaf, della partecipazione al progetto di tutta la Filiera Agroalimentare e delle imprese, della declinazione della partnership decennale che abbiamo con Koelnmesse e Anuga di Colonia, unita alla disponibilità di tutti di sposare una visione più contemporanea e sostenibile del settore. In più, mai come prima, l’aggiunta di numerosissime partnership con associazioni di categorie europee, ha conferito ulteriore spessore e contenuto internazionale a un’edizione destinata a esser ricordata come quella del definitivo “cambio di marcia.

In un contesto globale così complesso, qual è stata la leva decisiva per trasformare la fiera in un hub internazionale?

Un progetto incoming da 6 milioni di euro condiviso con i nostri espositori, italiani e stranieri, realizzato con il supporto di Ice Agenzia. Nessuna fiera al mondo investe cifre del genere per profilare visitatori top in tutto il mondo e facilitarne l’arrivo in Fiera. È il metodo Cibus che mettiamo in campo ormai da anni a Parma.

Quanto conta oggi una manifestazione come Tuttofood nel convertire il valore del Made in Italy in export e relazioni commerciali?

Moltissimo. Giocare in casa ogni anno invitando i buyers internazionali negli anni pari a Tuttofood e in quelli dispari a Cibus, consente di creare un’azione continua di fidelizzazione e sviluppo su tutte le geografie obiettivo del nostro export. Ad ogni modo, è evidente che il nostro Buyers Program non esaurisce la sua forza nella selezione e nell’invito in fiera dei principali decision makers del food, ma affonda le sue fondamenta in un programma dedicato ed estremamente strutturato, che – pur in chiavi diverse – rende la visita a Tuttofood e Cibus un’esperienza di business ad alto tasso di memorabilità, interattività e coinvolgimento.

Il food italiano è sempre più visto come innovazione oltre che tradizione: dove si gioca oggi questa evoluzione?

Filiera, processo e packaging. In tutte queste tre dimensioni l’Italia ha sviluppato competenze distintive e quindi un vantaggio competitivo che oggi si traduce sia nella nostra performance export sia nei bilanci delle società del settore.

Quali trend globali (premium, salutistico, sostenibilità, supply chain) stanno cambiando di più le regole del settore?

Sicuramente il value for money dove la riduzione del reddito disponibile, nonché la sensibilità ambientale delle nuove generazioni, hanno trasformato il concetto di “valore”. Il valore del cibo è il nucleo del nostro Food Manifesto che abbiamo scritto con il Future Food Institute insieme alle principali istituzioni del paese. Il cibo del futuro non è solo buono, sano e giusto ma anche sostenibile e inclusivo.

Tuttofood sta diventando una piattaforma permanente più che un evento: è questa la direzione del futuro delle fiere?

L’alternanza Cibus e TuttoFood con la cerniera di MyBusinessCibus, la nostra piattaforma di sourcing on line AI based, sono definitivamente un ecosistema permanente di business matching Btb per la filiera agroalimentare.

Guardando alla prossima edizione, cosa vi aspettate e cosa vorreste ulteriormente migliorare o consolidare?

Tuttofood è stato un autentico “moment of truth” per i membri della community dell’agroalimentare. Aver portato a casa risultati così importanti è per tutti noi un impulso a pensare globale, dimensionando i nostri sforzi su una nuova scala. Oggi Milano ha, infatti, un’enorme opportunità: diventare luogo di incontro tra culture, mercati e professionisti che animano la scena food a livello internazionale. Questa rinnovata vena globale che abbiamo instillato nella manifestazione sarà oggetto di tutta la nostra attenzione. Ci sarà sicuramente spazio per lavorare a ulteriori miglioramenti, ma da questa seconda edizione abbiamo già avuto molte conferme: ad esempio è stato molto apprezzato il layout espositivo – compatto, leggibile, progettato per migliorare l’esperienza di visita. L’integrazione di espositori italiani e internazionali nei padiglioni in base alla categoria merceologica ha favorito una visita fluida, trasformando la fiera da vetrina di prodotto a hub privilegiato di relazioni e mutuo scambio.

L’asse Cibus–Tuttofood può diventare un modello internazionale? Qual è l’ambizione a medio termine?

Pensiamo di aver già creato un modello unico nel panorama fieristico internazionale, una piattaforma strategica che collega Parma, un territorio ad altissima densità di Dop e Igp, con Milano e Colonia, due città europee con una forte tradizione fieristica e un comune spirito di innovazione. Puntiamo a consolidarlo e a farne il vero faro di riferimento per l’agrifood mondiale nel Sud Europa.

Tra geopolitica, dazi e nuove catene del valore, il food resta un settore resiliente: perché?

Perché finalmente abbiamo capito che il cibo non è solo “quel che si mangia”, ma tutto quello che rappresenta, certamente in termini di storia, cultura, tradizioni, ma anche rispetto, condivisione, apertura al nuovo, attenzione alle persone. Solo con un approccio etico il cibo può essere anche business e le aziende che hanno portato a Tuttofood il meglio della loro produzione lo hanno capito.

Cosa la sorprende ancora, dopo questa accelerazione internazionale così rapida?

Ci lasceremo ancora sorprendere dalla capacità di conquistare il mondo da parte del nostro “saper fare” agroalimentare, dalla sua capacità di innovare e di diventare soft power, ma veder confermati dai risultati un progetto che ha visto coinvolti tanti attori di primo piano con capofila Fiere di Parma sorprende solo fino a un certo punto. Era già negli obiettivi di questo approccio di sistema. Ora si tratta di studiare attentamente quanto fatto fin qui e continuare in questa direzione.

L’articolo Tuttofood 2026 cambia passo: l’agroalimentare italiano guarda sempre più all’estero è tratto da Forbes Italia.

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