La straordinaria vita di Gerda Taro raccontata ne La ragazza con la Leica

04 Settembre 2026 - 17:30
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La straordinaria vita di Gerda Taro raccontata ne La ragazza con la Leica
Una scena del film La ragazza con la LeicaUna scena del film La ragazza con la Leica

L’apertura dell’ottantatreesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti, è stata affidata a La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, tratto dall’omonimo libro Premio Strega di Helena Janeczek. La proposta allo spettatore è di riscoprire una vita straordinaria, quella della fotografa Gerda Taro, nata da una famiglia di ebrei polacchi e fuggita a Parigi durante le persecuzioni del Nazismo. Fu una delle prime donne a documentare la guerra attraverso le fotografie.

Come spesso capita, il suo lavoro è stato per decenni in ombra di quello del suo ben più noto compagno: Endre Friedman. Con lui Taro ha iniziato il progetto Robert Capa creando il personaggio di un fotografo statunitense giunto in Europa a portare speranza, in una bellissima scena. Alina Marazzi punta a una ricostruzione umana, lasciando fuori scena le imprese fotografiche sul campo di battaglia della donna. Cerca di costruire un ritratto complesso, finendo talvolta però nel toccare i limiti di questo adattamento.

La trama

L’opera è infatti composta sommando filmati d’archivio, fotografie vere e ricostruzioni di finzione. Un gioco sulla soglia del realismo già noto nella filmografia della regista (in Un’ora sola ti vorrei ricostruiva con i filmati del nonno la storia della madre morta suicida). Quello che manca è però un affondo sulle domande essenziali che la vicenda di Gerda Taro dovrebbe proporre agli spettatori.

Una scena del film

Una donna disposta a tutto, anche a mettere a repentaglio la propria vita per uno scatto che mostri la verità e il dramma della guerra, dovrebbe interrogarci nel nostro rapporto con le immagini. Le fotografie oggi permeano la nostra vita. Passando ore al cellulare si viene sottoposti a centinaia (se non migliaia) di stimoli visivo ogni giorno. Quanti di questi vengono ricordati, quanti ci fanno fermare per rivalutare le nostre convinzioni? Che valore diamo al lavoro dei fotografi di guerra?

Tante emozioni, ma poca fisicità dell’oggetto clou

Dentro La ragazza con la Leica c’è tanto della vita emotiva di Gerda Taro, ma poca fisicità della macchina fotografica che porta al collo (che oggetto bello e fragile), poco del delicato processo di sviluppo e di conservazione dei negativi come preziose fonti. Queste scelte fanno un film parecchio appassionato a ciò che riguarda la ragazza, dimenticandosi però di ciò che poteva essere una seconda protagonista: la Leica.

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