La tennista una gli abiti come boost di autostima. E ci insegna a credere di più in noi stessi
C’è un eterno dibattito tra chi crede nel potere dei vestiti e chi li giudica un vezzo superficiale. Poni troppa attenzione su come ti vesti? Rischi di essere etichettato come frivolo e vanesio. Ci è passata la tennista Naomi Osaka, ora sotto i riflettori per i due look in stile giapponese sfoggiati a Wimbledon in questi giorni.
Lo scorso maggio, vestita d’oro ai Roland Garros, era stata criticata dall’avversaria Laura Siegemund, che dopo il match aveva commentato: «Sono qui per il tennis, non per una sfilata di moda». Invece l’arte di vestirsi ha continuato ad vivacizzare i match della campionessa: il 29 giugno, primo giorno di Wimbledon 2026, Osaka è scesa in campo con un kimono bianco scenografico. Oggi, 1 luglio, ha stravinto il secondo turno contro Anastasia Gasanova con un bomber di Nike decorato da fiori effetto origami, un lungo mantello bianco e il maxi obi indossato il giorno prima.
Ma la cerimonia di styling di Naomi Osaka, che entra in scena con abiti teatrali e stratificati (pensati per essere smontati prima del match così da disfarsi dei volumi in eccesso per poi rivelarsi mise ultra sportive), si ricollega al fatto che la moda non è mai soltanto abbigliamento, ma un linguaggio complesso che influisce sulla percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo, oltre che sulla percezione che gli altri hanno di noi.

Bomber, origami, obi e strascico. Il look del secondo turno di Naomi Osaka, Wimbledon, 1 luglio 2026.
La moda è un sistema di segni che costruisce significati attraverso immagini, parole e riferimenti culturali, scriveva Roland Barthes. Per Osaka è un modo di apparire forti e combattive e mostrare una personalità coraggiosa a 360 gradi. Una dichiarazione di intenti. Un po’ come le antiche divise dei samurai, ultra decorate.

La tennista giapponese Naomi Osaka in campo contro la tedesca Laura Siegemund il terzo giorno del Roland Garros. Parigi, 26 maggio. (Photo by Tnani Badreddine/DeFodi Images/DeFodi via Getty Images)
Il kimono di Osaka Wimbledon
Per il suo debutto sui prati londinesi la tennista giapponese ha attraversato il campo con un kimono candido, ampio e ricamato, dichiaratamente ispirato a O-Ren Ishii, il personaggio interpretato da Lucy Liu in Kill Bill: Volume 1.
Nel film di Quentin Tarantino, O-Ren compare con un kimono bianco nella celebre sfida finale contro Uma Thurman: neve tutt’intorno, katane in mano, un giardino giapponese trasformato in arena. Un’immagine diventata cult per la sua forza visiva.
Maniche morbide, ricami di gru e fiori di ciliegio, cintura obi e un grande fiocco posteriore, il look di Osaka, firmato dalla designer tokyoita Hana Yagi, era una rilettura contemporanea del costume di scena. Un capo costruito con tessuti cerimoniali recuperati, tra kimono da sposa shiromuku e abiti nuziali vintage: tutte mise pensate per segnare momenti importanti, dal forte valore simbolico. Sotto, pronta per il match, una mise Nike bianca ispirata al kirigami, l’arte giapponese dell’intaglio della carta.

Il kimono del debutto di Naomi Osaka a Wimbledon. 29 giugno 2026.
Il perché del look
Osaka ha spiegato il riferimento a Kill Bill: ama l’idea di entrare in campo come un personaggio, quasi un’eroina da videogioco. Una versione di sé più audace, capace di lasciare fuori dalla linea di fondo esitazioni e pressione. E O-Ren Ishii, regina del crimine elegante e imperturbabile, è una musa perfetta per la giocatrice che ha trasformato le entrate nei tornei in piccoli rituali performativi.
Il bianco poi è carico di significati: a Wimbledon, il rimanda alla tradizione, alla disciplina, al codice del tennis. Nel kimono giapponese, richiama cerimonia, memoria, passaggio. In Kill Bill è l’opposto della fragilità: rappresenta la freddezza, il controllo e il potere del personaggio di O-Ren Ishii.

Lucy Liu nei panni di O-Ren in Kill Bill: Volume 1. Naomi Osaka si è ispirata al suo kimono per il suo debutto a Wimbledon.
Un look per dire chi siamo
Osaka usa la moda come una sorta di talismano dai poteri opposti: da una parte una corazza capace di infondere forza e sicurezza, dall’altra un modo per rivelare qualcosa di noi che ci rende più umani, e quindi più vulnerabili. Attraverso la passione per i vestiti la tennista si sottrae all’idea che una campionessa debba offrire una sola versione di sé, concentrata, sobria, funzionale e leggibile. Osaka sceglie invece di presentarsi come atleta, madre, donna giapponese e haitiana-americana, appassionata di moda, spettatrice di cinema, giocatrice e personaggio pubblico. E la sua forza sta proprio nel non ridurre tutte queste identità a una sola uniforme.
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