La Toscana aumenta l’ecotassa per smaltire rifiuti in discarica, ma servono impianti alternativi

30 Luglio 2026 - 17:20
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La Toscana aumenta l’ecotassa per smaltire rifiuti in discarica, ma servono impianti alternativi

Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una modifica alla legge regionale 60 del 1996, per aumentare i costi dello smaltimento in discarica e disincentivare l’importazione di rifiuti da altre regioni nel rispetto del principio di prossimità, scelta che entrerà effettivamente in vigore dal 1 gennaio 2027.

La legge in questione disciplina dell’applicazione del tributo speciale per il conferimento in discarica dei rifiuti solidi, la cosiddetta Ecotassa incassata dalla Regione; una disciplina normativa ormai trentennale, dove viene ora introdotta una differenziazione nell’applicazione della misura ridotta del tributo (pari al 20 per cento) tra i rifiuti prodotti nel territorio della Regione Toscana e quelli provenienti da altre Regioni d’Italia.

In Aula la modifica normativa è stata approvata a maggioranza: a favore Pd, Casa Riformista, Avs e Movimento 5 stelle, contrari Fratelli d’Italia e Forza Italia. In sede di illustrazione del testo è stato spiegato che la Toscana, insieme alla Puglia, registra la maggiore disponibilità residua di volumetrie di discarica a livello nazionale (nonostante la nostra regione veda già oggi gli smaltimenti di rifiuti di derivazione urbana in discarica al 30%, contro una media nazionale pari alla metà). Più volumi disponibili significano minori costi di smaltimento, che rischiano di attrarre massicci flussi di rifiuti speciali e urbani trattati da fuori regione.

Da qui la scelta di intervenire con un aumento dell’ecotassa da 15 a 21 euro a tonnellata (con eccezioni per alcune categorie specifiche come inerti, macerie edili e scarti da processi termici/minerari), sia per i rifiuti speciali non pericolosi sia per quelli pericolosi stabili e non reattivi, cui si affianca uno stop agli sconti per i rifiuti da fuori regione: l’ecotassa ridotta per ‘scarti e sovvalli’ spetta solo ai rifiuti generati in Toscana, mentre i produttori di altre regioni che conferiscono negli impianti regionali pagheranno il tributo intero. Il Consiglio regionale ha dunque mantenuto l’aliquota vigente di 3 euro a tonnellata per gli scarti e i sovvalli di impianti di selezione, riciclaggio e compostaggio, conferiti ai fini dello smaltimento in discarica e provenienti da impianti regionali di trattamento dei rifiuti urbani da raccolta differenziata, così da evitare ricadute sulle Tari dei cittadini toscani.

Il gettito presunto dalla Regione con la nuova ecotassa è pari a 5,8 milioni di euro l’anno; servirà a coprire i costi di bonifiche ambientali, erogare contributi all’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpat) per i controlli, garantire ristori del 10 per cento ai Comuni sede di impianto e limitrofi, nonché sostenere economia circolare e parchi.

Per allentare la dipendenza dalle oggi indispensabili discariche – pur considerando che una frazione dei rifiuti andrà comunque sempre smaltita, visto il degradarsi di materia ed energia ad ogni processo, come insegna la II legge della termodinamica – servono però impianti alternativi, oltre all’aumento dell’ecotassa. Impianti di chiusura del ciclo che oggi però scarseggiano: se nel 2000 in Toscana c’erano 8 i pianti di incenerimento attivi, per un totale di rifiuti urbani trattati di poco inferiore alle 200mila tonnellate, oggi ne sono rimasti solo tre (Montale, Poggibonsi e Arezzo, terzetto che nel 2024 ha trattato circa 152mila tonnellate di rifiuti urbani, 102mila trattati e 50mila tal quali).

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