“La vera destra sta con Meloni”, dice (a Vannacci) Fabrizio Tatarella
“La droite, c’est moi; la destra sono io”, dice il generale Roberto Vannacci in modalità Re Sole. “Non mi risulta che Vannacci fosse presente a Fiuggi o che abbia mai militato nell’unica vera destra italiana, quella che affonda le sue radici nella storia del Msi e che ha la fiamma tricolore nel suo simbolo. E oggi la fiamma tricolore si trova nel simbolo di Fratelli d’Italia”, dice Fabrizio Tatarella, vicepresidente della Fondazione omonima e nipote di Pinuccio, storico dirigente della destra italiana nell’Msi e poi in An nonché promotore, con Gianfranco Fini, tra il 1994 e il 1995, della svolta di Fiuggi medesima. Eppure Vannacci insiste: la destra sono io, e cita anche Giorgio Almirante come fosse cosa sua. “Può dire quello che vuole, Vannacci”, dice Tatarella, “ma la destra autentica è quella che, lungo il percorso Msi-An-FdI, ha prima portato, con An, alla costruzione di un partito conservatore di massa, e poi, con FdI, all’evoluzione ulteriore in partito atlantista conservatore di massa con ambizioni di governo”. Intanto il generale, però, accoglie nel suo Futuro Nazionale Gianni Alemanno appena uscito dal carcere. “Sono felice che Gianni Alemanno sia libero e gli auguro tutto il meglio, ma faccio notare che lo stesso Alemanno faceva parte, nell’ex Msi, e poi in An, della sinistra interna, anche detta destra sociale, la destra che a un certo punto aveva preso in considerazione anche l’idea di sedersi sul lato sinistro dell’emiciclo parlamentare. E non soltanto non credo che Vannacci avrebbe aderito alla svolta di Fiuggi, ma mi pare paradossale immaginare che sia vera destra quella che potrebbe far perdere le elezioni a colei che è stata la prima premier di destra”.
La destra autentica, dice Tatarella, si trova “esattamente dove si trova oggi Giorgia Meloni, erede di una lunga storia tra Msi, An e FdI: Meloni ha militato nel Fronte della Gioventù; Meloni è stata presidente di Azione Giovani; Meloni è stata ministro della Gioventù nel governo Berlusconi IV; Meloni ha fondato FdI e oggi è presidente del Consiglio. E oggi dunque non esiste destra a destra di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni, come dimostra la presenza della fiamma tricolore, una fiamma che compie ottant’anni e che ha metaforicamente vegliato sulla traversata del deserto compiuta da Almirante, Tatarella e Fini. Ecco, possiamo dire che il ruolo della destra è ora il ruolo a cui Meloni l’ha portata”. Vannacci quindi per così dire “non c’azzecca” nulla? “Vannacci è un prodotto di una scissione tutta interna alla Lega”. E Alemanno? “Lo schema che vedeva contrapporsi, nell’allora Msi, la destra sociale di Rauti, in cui militava Alemanno, alla destra di Tatarella, Arturo Michelini e Almirante è stato superato, e proprio a opera di Giorgia Meloni: oggi chi allora militava nella destra sociale è convintamente al fianco di Giorgia Meloni. E il fatto che oggi Alemanno si avvicini a Vannacci, mi pare dimostri che abbia subito la svolta di Fiuggi più che sposarla, pur essendo stato, da esponente di An, ministro e sindaco di Roma”. Fatto sta che oggi Alemanno e Vannacci rappresentano una minaccia, in termini elettorali, per la destra meloniana. C’è chi, a destra, pensa l’antidoto sia inglobare Futuro Nazionale nella coalizione e chi crede sia meglio lasciarlo andare per la sua strada. Tatarella crede “nella forza del bipolarismo, conquista degli ultimi trent’anni, ottenuta anche grazie all’azione di An. Alle prossime elezioni vedremo contrapporsi sulla scena nettamente la coalizione di centrosinistra e la coalizione di centrodestra. E prevarrà, secondo me, il ragionamento: qualsiasi voto dato al di fuori di questi schieramenti è un voto inutile”.
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