L’abbronzatura sana è un ossimoro: verità e falsi miti su creme solari e abbronzatura
La domanda torna puntualmente ogni estate, alimentata da video virali, consigli improvvisati sui social e timori legati agli ingredienti contenuti nei filtri UV: la crema solare tutti i giorni fa male? C’è chi teme effetti sulla salute, chi pensa che impedisca la sintesi della vitamina D e chi è convinto che, una volta abbronzati, non sia più necessaria. C’è poi un altro fenomeno che contribuisce ad alimentare la confusione: il bias di conferma, ovvero la tendenza a cercare, interpretare e ricordare solo le informazioni che confermano le proprie convinzioni, ignorando quelle che le contraddicono. Così, basta un video sui social che sostiene che le creme solari siano tossiche perché molti lo considerino più credibile di decenni di ricerca scientifica.
La fotoprotezione è un atto di prevenzione medica
La fotoprotezione è un vero e proprio strumento di prevenzione medica. «L’uso delle creme solari serve fondamentalmente a una cosa sola: evitare che la pelle possa sviluppare lesioni che, anche molti anni dopo, possono trasformarsi in tumori cutanei», spiega il Dr. Massimo Milani, Medical Director di Cantabria Labs Difa Cooper.

La crema solare tutti i giorni fa male? No, perché la si usa per proteggere la pelle dai danni dei raggi UV, come fa Jennifer Lopez – IPA
Il motivo è semplice: il danno provocato dal sole è cumulativo. Una scottatura presa da bambini o durante una vacanza da adolescenti non scompare con l’arrossamento, ma lascia una memoria biologica nelle cellule della pelle. «Quando ci si scotta perché non si è usata la crema solare, oppure la si è applicata male, quel danno può presentare il conto anche dopo venti, trenta o quarant’anni. In dermatologia si parla di danno attinico, ed è proprio questa esposizione cumulativa ad aumentare il rischio di tumori della pelle».
Ma non c’è solo la salute. «Una buona fotoprotezione rallenta anche il photoaging, cioè il foto-invecchiamento. Chi prende molto sole senza proteggersi sviluppa prima rughe, perdita di elasticità e macchie cutanee».
La crema solare tutti i giorni fa male. FALSO
È probabilmente il dubbio più diffuso degli ultimi anni. Sui social si parla spesso di filtri UV accusati di alterare gli ormoni, aumentare il rischio di malattie o accumularsi nell’organismo.
Secondo il Dr. Milani, però, oggi non esistono prove scientifiche che supportino queste affermazioni. «I filtri contenuti nelle creme solari autorizzate in Europa, negli Stati Uniti e in Australia sono continuamente monitorati dalle autorità regolatorie. Soprattutto i prodotti sviluppati dalle aziende farmaceutiche utilizzano ingredienti registrati e sottoposti a controlli costanti».
Il direttore medico sottolinea anche un altro aspetto spesso dimenticato. «Le creme solari non vengono utilizzate tutti i giorni su tutto il corpo per dodici mesi l’anno. La loro funzione è prevenire un danno certo e documentato, cioè quello provocato dai raggi UV».
Quel danno, invece, è ben conosciuto dalla medicina. «Se mi scotto oggi, aumento il rischio che le cellule della mia pelle sviluppino, nel tempo, tumori cutanei oppure un invecchiamento precoce. Al momento non esistono evidenze cliniche solide che dimostrino che l’uso corretto delle creme solari comporti rischi per la salute.»
Per chi continua ad avere dubbi sui filtri chimici, il medico ricorda che esistono anche i filtri minerali. «I prodotti a base di ossido di zinco e biossido di titanio rappresentano un’alternativa molto sicura ed efficace.»
Le creme solari portano a carenza di vitamina D. FALSO
Questo è probabilmente uno dei falsi miti più diffusi e difficili da sradicare. In molti evitano la protezione solare pensando di preservare la produzione di vitamina D. La realtà però, è ben diversa.
«Per sintetizzare la vitamina D bastano circa dieci minuti di esposizione di viso e braccia. Non serve trascorrere ore al sole. Gli studi clinici oggi disponibili dimostrano che una corretta fotoprotezione non aumenta il rischio di carenza di vitamina D. Se una persona presenta valori bassi di vitamina D, nella maggior parte dei casi le cause sono altre e devono essere valutate dal medico».
Il Dr. Milani ricorda anche che l’eventuale integrazione va personalizzata. «La supplementazione orale è utile quando gli esami del sangue dimostrano un deficit, ma deve essere il medico a stabilire se è necessaria».
Un dettaglio interessante riguarda proprio il comportamento del sole sulla pelle. «Il sole aumenta la sintesi della vitamina D, ma contemporaneamente danneggia i recettori della vitamina D presenti nella cute. Per questo motivo non ha senso esporsi eccessivamente pensando di ottenere soltanto benefici».
Se sono abbronzato posso non usare la crema. FALSO
Secondo il principio della cosiddetta “base”, un’abbronzatura graduale rende la pelle autosufficiente nella protezione dai raggi UV.
«L’abbronzatura è la risposta della pelle a un’aggressione. Quando ci esponiamo al sole, la pelle produce melanina perché cerca di difendersi dai raggi ultravioletti». La melanina svolge effettivamente una funzione protettiva, ma è limitata. «È una sorta di filtro naturale, ma non è sufficiente a impedire il danno cellulare. Anche se la pelle è già scura, il danno provocato dai raggi UV continua ad accumularsi».
Questo significa che una pelle abbronzata continua ad avere bisogno della crema solare esattamente come una pelle chiara.
«Pensare di poter rinunciare alla fotoprotezione perché si è già abbronzati è uno degli errori più comuni».
Con la crema solare non ci si abbronza. FALSO
Anche questo è un mito duro a morire. «La crema solare non impedisce di abbronzarsi», chiarisce il Dr. Milani. «Permette semplicemente di farlo più lentamente, evitando l’eritema e le scottature».
Il colore dorato arriverà comunque, ma con un’esposizione più graduale e con un rischio decisamente inferiore per la salute della pelle. «L’obiettivo della fotoprotezione non è evitare l’abbronzatura, ma evitare il danno». «Il concetto che dovrebbe entrare nella testa di tutti è uno solo: bisogna evitare di scottarsi. È la scottatura il vero nemico».
Anche l’idea di una abbronzatura sana non trova conferme scientifiche. «L’abbronzatura sana non esiste. È comunque una risposta infiammatoria della pelle ai raggi ultravioletti. Certo, esteticamente può piacere, ma dal punto di vista biologico rappresenta sempre una reazione di difesa dell’organismo».
Non serve mettere la crema solare in viso tutto l’anno. FALSO
La protezione del viso andrebbe mantenuta durante tutto l’anno, soprattutto per contrastare gli effetti dei raggi UVA, presenti anche nelle giornate nuvolose e responsabili di una parte importante del foto-invecchiamento. Il sole infatti, accelera l’invecchiamento cutaneo e l’uso quotidiano di una crema con SPF 50+ può contribuire a prevenire la comparsa di macchie cutanee, discromie e segni precoci dell’età.
La pelle esposta frequentemente al sole senza adeguata protezione tende infatti a sviluppare più rapidamente rughe, perdita di elasticità, macchie e colorito irregolare. Anche se l’abbronzatura viene spesso associata a un aspetto sano e luminoso, nel lungo periodo può accelerare i processi di invecchiamento cutaneo. Una corretta fotoprotezione aiuta quindi non solo a prevenire le patologie della pelle, ma anche a preservarne la qualità estetica.
Non tutte le persone hanno lo stesso rischio. VERO
Le creme solari sono utili per tutti, ma esistono categorie particolarmente vulnerabili ai danni del sole.
«Tra queste rientrano le persone con pelle molto chiara, chi presenta numerosi nei, chi ha una familiarità per melanoma o altri tumori cutanei e i pazienti immunodepressi, come coloro che hanno subito un trapianto d’organo. Anche alcuni farmaci oncologici possono aumentare la sensibilità della pelle alle radiazioni UV», spiega il Dr. Milani che consiglia di approfittare delle visite dermatologiche per chiedere indicazioni personalizzate sulla fotoprotezione.
Il dermatologo può valutare il profilo di rischio individuale e suggerire i prodotti più adatti alle esigenze della singola persona.
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