L’acqua (per ora) c’è, la qualità meno. La Toscana consuma 1,3 miliardi di metri cubi l’anno di oro blu

08 Maggio 2026 - 12:39
0
L’acqua (per ora) c’è, la qualità meno. La Toscana consuma 1,3 miliardi di metri cubi l’anno di oro blu

La Toscana dispone ancora, almeno per ora, di una quantità d’acqua dolce sufficiente rispetto ai propri fabbisogni complessivi. Ma la crisi climatica, la pressione dei consumi e la migliorabile qualità della risorsa impongono un cambio di passo nella gestione dell’oro blu. È il quadro emerso oggi alla Borsa Merci di Arezzo, dove si è svolta la V edizione del Forum Acqua di Legambiente Toscana, con la media partnership di greenreport.

Il tema scelto per quest’anno è l’impronta idrica, ovvero l’indicatore che misura il volume totale di acqua dolce utilizzata, in modo diretto e indiretto, per produrre beni e servizi. Un dato spesso invisibile nella vita quotidiana, ma decisivo per comprendere quanto le scelte di cittadini e imprese incidano sulla risorsa: ad esempio per produrre un foglio di carta possono servire 10 litri d’acqua, per una tazza di caffè 140 litri, per un chilo di pasta 1.849 litri, per un hamburger 2.400 litri e per un paio di scarpe in pelle 8mila litri.

La water footprint o impronta idrica tiene insieme tre componenti: l’acqua verde, tipicamente quella piovana evaporata durante i processi produttivi, soprattutto agricoli; l’acqua blu, proveniente da superfici o falde e impiegata direttamente nella produzione; e l’acqua grigia, ovvero il volume necessario ad assimilare il carico inquinante sulla base delle norme esistenti. Per le imprese, questo indicatore può affiancare strumenti come la carbon footprint, aiutando a risparmiare acqua, energia e (dunque) costi economici; al contempo, può aiutare i cittadini a orientare comportamenti più consapevoli e (dunque) sostenibili.

Secondo i dati discussi al Forum, la domanda di acqua dell’economia toscana può essere stimata in circa 1,3 miliardi di metri cubi all’anno, includendo non solo quella prelevata e distribuita per i consumi civili, ma anche quella utilizzata dalle attività produttive e la quota necessaria a diluire gli inquinanti restituiti ai corpi idrici. L’offerta naturale regionale, tra piogge, fiumi e altre disponibilità, è molto più alta – ma non possiamo pensare di assorbirla tutta per usi antropici – in quanto pari a circa 10,2 miliardi di metri cubi all’anno.

Il Water Exploitation Index Plus (Wei+) della Toscana si attesta dunque intorno al 16%, un valore considerato buono perché inferiore alla soglia convenzionale di scarsità fissata al 20%. Ma il dato medio regionale non cancella le criticità locali e stagionali, soprattutto nei periodi estivi e nelle aree più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici.

«I dati dell'impronta idrica in Toscana evidenziano una situazione generale non particolarmente preoccupante, tuttavia persistono aree a rischio e periodi critici anche in relazione agli effetti locali dei cambiamenti climatici», dichiarano Federico Gasperini e Fausto Ferruzza, rispettivamente direttore e presidente di Legambiente Toscana.

Il contesto climatico rende la questione ancora più urgente. L’Europa è il continente che si surriscalda più rapidamente al mondo, a una velocità doppia rispetto alla media globale, con circa +2,5°C rispetto all’era preindustriale. L’Italia registra nell’ultimo decennio un aumento del 526% degli eventi meteo estremi e la Toscana mostra un incremento di temperatura pari a +2,05°C rispetto al periodo 1961-1990. Sul territorio regionale si alternano anni particolarmente siccitosi, come il 2022, e fasi più piovose, come il 2025, quando le precipitazioni sono state superiori del 20% alla media.

Per questo, secondo Legambiente, occorre rafforzare gli investimenti nelle infrastrutture idriche e nella progettualità delle “città spugna”, capaci di trattenere, rallentare e riutilizzare l’acqua piovana, riducendo al tempo stesso il rischio alluvioni. «Ribadiamo l’importanza di mantenere indirizzi chiari improntati al risparmio da parte dell’Autorità di distretto e della Regione», aggiungono Gasperini e Ferruzza. «Inoltre, ci appelliamo alle aziende toscane perché lavorino per la ricerca dell’efficienza degli usi nei cicli produttivi, l’incremento del riuso e per il miglioramento della qualità della risorsa».

La quantità, infatti, non basta. Oggi il nodo della qualità delle acque resta da sciogliere, in Toscana come nel resto d’Italia. Secondo il nuovo rapporto Ispra Lo stato delle acque in Italia – verso il 4° ciclo di gestione, meno della metà delle acque superficiali italiane raggiunge uno stato ecologico buono o superiore: su oltre 7.700 corpi idrici superficiali, tra fiumi, laghi, acque marino-costiere e di transizione, solo il 43,6% si trova in stato o potenziale ecologico buono o superiore, mentre poco più del 75% raggiunge uno stato chimico buono. La situazione migliora per le acque sotterranee, con quasi l’80% in stato quantitativo buono e il 70% in stato chimico buono.

Non a caso, anche in Toscana la qualità della risorsa è al centro di nuove attenzioni istituzionali. Nelle scorse settimane l’assessorato all’Ambiente ha annunciato un’indagine conoscitiva sulla presenza degli “inquinanti eterni” Pfas in scarichi idrici, emissioni in atmosfera e rifiuti, con un focus sui comparti produttivi più rilevanti. Le prime attività riguarderanno prioritariamente le aziende soggette ad Autorizzazione integrata ambientale, con attenzione a depurazione civile e industriale, gestione dei rifiuti, lavorazione del cuoio, carta e cartone, tessile e altre filiere in cui è noto l’impiego di queste sostanze.

V forum acqua legambiente toscana programma

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User