L'afa della sinistra. Prepara l’evento di Napoli e pensa a cambiare nome

02 Luglio 2026 - 06:51
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“La facciamo a Piazza del Gesù”. “Sì, ma con questo caldo?”. Si fanno riunioni, si compulsa il meteo. “Ci sarebbe anche Santa Chiara”. Ma è troppo piccola. E la stazione Marittima? C’è una data e una città, l’8 luglio a Napoli, ma almeno fino a quando questo giornale va in stampa, a una settimana dalla prima iniziativa per il programma, il blocco Pd-M5s-Avs doveva ancora decidere dove allestire il palco dal quale i leader della coalizione si lanceranno alla conquista di Palazzo Chigi. Sono le fatiche del campo largo (a quaranta gradi), o di come si chiamerà, visto che da qualche giorno è partita anche una mezza discussione su quale possa essere il nome più efficace per presentarsi agli elettori.

La nota ufficiale sull’evento napoletano, comunque, è in arrivo. Dovrebbe tenersi intorno alle 19-20 e sarà una sorta di “comizio”, spiega al Foglio un deputato dem, nel quale verrà presentata l’ossatura del programma, frutto del lavoro comune degli scorsi mesi, a partire dagli emendamenti alla scorsa legge di bilancio. Era il 16 giugno quando Nicola Fratoianni ha postato il selfie programmattico – quello senza Matteo Renzi – a tavola con Angelo Bonelli, Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Qualche giorno dopo era stato Bonelli a svelare che gli incontri si sarebbero tenuti nel capoluogo campano e poi a Padova, una settimana dopo. Nel frattempo sono andate avanti le discussioni sui centristi esclusi, ma che saranno ripescati al tavolo di settembre. Se come unica federazione o come singole forze lo si capirà più avanti: proseguono infatti i contatti tra Riccardo Magi di + Europa, il Progetto civico di Alessandro Onorato ed Enzo Maraio del Psi. Mentre Renzi, con la sua Casa riformista, per il momento si tiene alla larga e continua a dire che alle primarie del centrosinistra ci sarà un suo candidato. Pronto a far confluire successivamente i consensi sulla segretaria del Pd, come ha lasciato intendere Raffaella Paita: “In caso di ballottaggio voterò Schlein”.

Si vedrà, la strada del resto è ancora lunga. E mentre oggi i leader dell’opposizione (a eccezione di Renzi) dovrebbero disertare Villa Taverna, a tenere banco è ancora la riforma elettorale, insieme alle proteste della sinistra. Sullo slancio dell’allarme democratico, dell’evento al Teatro de’ Servi – organizzato dalla Fondazione Demo di Gianni Cuperlo, insieme ad altre associazioni di giornalisti e costituzionalisti – potrebbero presto costituirsi i comitati contro la legge promossa dalla destra. Si studiano già le contromisure. “Aspettiamo che venga approvata, poi come costituzionalisti e avvocati solleveremo il ricorso alla Corte costituzionale”, ha detto ieri il professor Roberto Zaccaria – tra gli animatori dell’iniziativa di due giorni fa a Roma. Nascerà dunque “una rete contro la legge elettorale”, che riunirà varie realtà tra cui Articolo 21, Gruppo Costituzione e democrazia, Giustizia Insieme. Molte altre, sono convinti, se ne aggiungeranno per mettere in campo una battaglia sullo stile di quella per il referendum e che darà una mano anche in vista delle politiche. L’obiettivo è allargare, andare oltre il perimetro dei partiti. E magari trovare anche un nome nuovo alla coalizione: anche di questo discutono i leader del centrosinistra dopo la mossa di Giuseppe Conte che ha proposto il rebranding del Campo largo: “Chiamiamola ‘alleanza per la Costituzione e per la democrazia”. Una definizione che tuttavia, per Bonelli, “è un po’ troppo lunga”, come ha spiegato ai cronisti in Traslatlantico. E poi avrebbe un altro problema: “Un acronimo impronunciabile: Acd. Io propongo alleanza per la pace e per il lavoro. O anzi, alleanza per la pace e l’ambiente: Apa”. In realtà già qualche giorno fa il leader verde aveva avanzato un’idea simile. Ma sul nome da dare al campo largo si era interrogato anche il dem Andrea Orlando. E pure Rifondazione comunista ha parlato della necessità di un “fronte costituzionale” da opporre al governo Meloni, in vista del 2027. Di questo passo si faranno le primarie anche per questo, per decidere come chiamarsi.

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