L'America di Trump sempre più distante dall'Unione europea

29 Luglio 2026 - 17:20
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L'America di Trump sempre più distante dall'Unione europea

Era già nell’aria, annunciata con largo anticipo dal tycoon, ed ecco arrivare adesso l’annuncio formale: gli Stati Uniti hanno avviato una revisione della propria presenza militare in Europa col dichiarato intendimento di accelerare il trasferimento agli Alleati della NATO la piena (e forse esclusiva) responsabilità militare per la difesa convenzionale del Vecchio Continente, dimostrando che la richiesta di spingere il PIL degli Stati membri –  voluta dallo stesso Trump – ed estendere il contributo economico fino a toccare il 5% non è valso a niente, se non a strozzare le politiche del welfare di molti Stati ad un tempo membri della NATO dell’UE.

A onore del vero, la notizia non giunge ex abrutpo. In anni che risalgono al suo primo mandato, il Presidente Trump ha criticato gli Alleati europei per “non aver investito abbastanza” nelle loro Forze Armate, fino a giungere nelle settimane scorse alla promessa di ritirare migliaia di soldati americani dalla Germania salvo poi, dopo qualche giorno, fare una vistosa piroetta all’indietro e annunciare che gli stessi militari americani sarebbero stati ridispiegati in Polonia.

Il Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, aveva inoltre già anticipato ai 32 Stati membri della NATO – a giugno – l’adozione di questa decisione di riduzione del contingente americano sul territorio europeo. In apparenza, la giustificazione per questa scelta di revisione dell’impegno militare americano in Europa – secondo Washington – è determinata dalla volontà di far diventare l’Alleanza Atlantica “più forte, equa e sostenibile” mentre in realtà, secondo autorevoli analisti geopolitici, questa manovra rientrerebbe nella cornice strategica rivolta a spostare sempre di più l’attenzione dell’amministrazione trumpiana verso l’area Indocinese. 

È il caso di richiamare il fatto che The Donald ha spesso criticato gli Alleati europei, arrivando ad accusarli anche per il “mancato sostegno durante la guerra con l’Iran”, sostegno, peraltro, mai richiesto formalmente, al punto da non essere conosciuta neanche la data dell’inizio delle ostilità contro l’Iran; ricordiamo bene che il capo del nostro dicastero della Difesa venne colto dall’inizio delle ostilità mentre era - asseritamente - in vacanza con la famiglia a Dubai.

Questa mancata partecipazione alla guerra ancora in corso nell’area del Golfo Persico, ha avuto, tra l’altro, la conseguenza di accelerare il processo di riduzione delle risorse militari statunitensi, messe a disposizione per le operazioni militari nella più ampia cornice operativa della NATO.

Per dovere di cronaca, riportiamo quanto emerge sui media americani sul malcontento diffuso tra i Senatori repubblicani nei confronti di Hegseth: gli contestano che il conflitto con l’Iran continua a protrarsi senza che s’intraveda una “possibile prospettiva di rapida conclusione”. Diversi esponenti del Partito Repubblicano ritengono che la fiducia nella leadership del Segretario alla Guerra si stia deteriorando e avvertono la necessità di cogliere il successo di un’eventuale offensiva militare su larga scala contro Teheran. Solo in questo caso si potrebbe consolidare il sostegno politico ad un conflitto che sta diventando sempre più impopolare.

Le principali critiche rivolte a Hegseth riguardano, principalmente, la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, che contribuisce in maniera determinante all’impennata dei prezzi del petrolio e del gas (anche i cittadini americani vanno a rifornirsi ai distributori di carburante). Gli Usa hanno sottovalutato la capacità militare dell’Iran di poter raggiungere e colpire Paesi alleati nella regione del Golfo, tra i quali rientrano la Giordania, il Kuwait e l’Arabia Saudita, per non dire della nuova allarmata ondata di preoccupazione suscitata dall’estensione delle ostilità al Mar Rosso, dove i ribelli Houthi – sostenuti da Teheran – stanno operando un blocco di fatto verso le navi battente bandiera saudita. I proclami di vittoria sull’Iran e di riapertura di Hormuz a cui ci ha abituato Trump, oramai, non fanno più presa su nessuno.

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