L’Anm finanzia l’assalto delle toghe rosse contro la Scuola dei magistrati
E’ guerra ormai tra le correnti attorno alla Scuola superiore della magistratura, la cui presidenza lo scorso marzo è passata nelle mani del “conservatore” Mauro Paladini, dopo anni di dominio da parte delle correnti di sinistra. Le “toghe rosse” non ci stanno e ora hanno addirittura presentato ricorso al Tar contro la Scuola denunciando un’assenza di trasparenza. L’Anm, con una decisione senza precedenti, ha deciso di contribuire economicamente al ricorso.
La Scuola superiore della magistratura (Ssm) è il luogo di formazione dei magistrati, soprattutto dei giovani che hanno appena superato il concorso. Un organo, come il Csm, da sempre terra di conquista delle correnti togate, tanto che per diversi magistrati svolgerebbe di fatto più un ruolo di “indottrinamento” dei nuovi magistrati.
Dopo aver dominato per anni la Scuola, lo scorso marzo le correnti di sinistra hanno perso la guida del direttivo dell’istituzione. Silvana Sciarra, ex presidente della Corte costituzionale (eletta in quota Pd), non è stata riconfermata alla guida della Ssm a metà del suo mandato, e si è così dimessa dal direttivo. Al suo posto è stato eletto Mauro Paladini, docente di Diritto privato all’Università di Milano-Bicocca, dalle posizioni conservatrici e considerato vicino al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. In seguito a questo smacco, le correnti di sinistra hanno perso la testa. Così, improvvisamente, hanno cominciato a denunciare l’assenza di trasparenza nelle attività della Ssm.
Alcuni magistrati appartenenti alle correnti di sinistra (Area e Magistratura democratica) hanno lanciato una raccolta firme tra i colleghi per avanzare una richiesta di accesso ai verbali della Ssm, chiedendo “il rilascio di tutti i verbali che hanno riguardato la procedura di rinnovo della carica del presidente della Ssm”, richiamando il rispetto di una delibera interna che durante tutti gli anni a “guida rossa” della Scuola non è mai stata rispettata. Insomma, altro che amore per la trasparenza: la denuncia dei magistrati di sinistra è solo un modo disperato per contestare la perdita dell’egemonia nella Scuola, adombrando presunte manovre opache dietro la nomina di Paladini.
La Scuola ha risposto alla richiesta pubblicando i verbali della seduta dell’elezione del presidente, ma con una serie di omissis, dovuti alla necessità di rispettare la normativa sulla privacy dei soggetti coinvolti. Il risultato non ha soddisfatto le toghe di sinistra, che così hanno innalzato il livello dello scontro, presentando ricorso al Tar per ottenere la totale ostensibilità dei verbali del comitato direttivo della Scuola. Nei giorni scorsi è arrivato l’ennesimo colpo di scena: la giunta dell’Associazione nazionale magistrati ha deliberato, in gran segreto, di aderire all’iniziativa di questo gruppo di toghe ribelli, garantendo la copertura parziale delle spese del procedimento giudiziario. La scelta è stata assunta all’unanimità, quindi con il via libera a sorpresa anche del presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, esponente della corrente conservatrice di Magistratura indipendente (Mi).
Quando la notizia si è diffusa tra i magistrati è scoppiato il caos. Oltre 200 magistrati hanno firmato una petizione “a sostegno del pluralismo e della libertà di insegnamento nella Scuola superiore della magistratura”, in cui si sottolinea “un ingiustificato accanimento e un clima di sostanziale delegittimazione nei confronti del presidente Mauro Paladini”, e si definisce “inappropriata e inopportuna” la scelta della giunta di sostenere economicamente il ricorso al Tar. A firmare la petizione sono state soprattutto toghe appartenenti a Magistratura indipendente, furiose per la decisione di Tango di coinvolgere direttamente l’Anm nel ricorso al Tar.
Ma anche tanti magistrati non appartenenti a Mi non hanno gradito la decisione della giunta, arrivata senza consultare il comitato direttivo centrale. “Una palese violazione delle regole statutarie e deontologiche”, hanno affermato Cristina Carunchio e Andrea Reale, componenti del direttivo dell’Anm, sottolineando anche che l’iniziativa di finanziare il ricorso al Tar è “foriera di gravi tensioni con un’istituzione fondamentale per la magistratura italiana”. La guerra continua, fra paradossi e ipocrisie.
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