L'armocromia ha conquistato i social e poi acceso il dibattito. Ecco cosa resta davvero dell'analisi del colore secondo gli esperti del settore
Per qualche anno è sembrato impossibile sfuggire all’armocromia. Le palette stagionali hanno invaso i nostri feed, le consulenze si sono moltiplicate e scoprire se si fosse Inverno, Estate, Primavera o Autunno è diventato essenziale per capire cosa indossare e come truccarsi. Celebrità, creator e utenti hanno iniziato a condividere trasformazioni sorprendenti, alimentando l’idea che bastasse individuare i colori giusti per cambiare completamente il proprio aspetto. Ma all’entusiasmo si sono affiancati dubbi, critiche e scetticismo nei confronti dell’argomento. Sorge spontaneo chiedersi: l’armocromia è davvero una disciplina utile o è stata soprattutto una brillante operazione di marketing? Se la risposta vi sembra scontata, aspettate di leggere questo articolo. Vi sorprenderà sapere che l’analisi del colore affonda le radici in un passato molto più lontano dell’era digitale.
Abbiamo voluto chiedere un’opinione sull’argomento a Francesca Irranca, consulente d’immagine che utilizza l’armocromia come linguaggio identitario che attraversa il tempo e le mode.
Le radici dell’analisi del colore (spoiler: esisteva molto prima dei social)
Pensare che l’armocromia sia nata su Instagram o TikTok significa ignorare una lunga tradizione di studi sul colore, sulla percezione e sull’immagine. Le basi teoriche dell’analisi del colore trovano spazio nelle antiche ricerche di Isaac Newton sulla luce, e si sviluppano ulteriormente con le riflessioni di Johann Wolfgang von Goethe sul rapporto tra colore ed esperienza percettiva.

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Nel tempo, questi principi hanno trovato applicazione in ambiti diversi, dalla pittura al costume, fino al cinema e alla consulenza d’immagine. «È un linguaggio estetico che è stato semplificato dai social, ma non nasce da lì. È una disciplina che nasce da una scienza grazie a Newton e si evolve grazie alla teoria del colore», ha raccontato Francesca Irranca ad Amica.it.
Guardare alla storia dell’analisi del colore permette di comprendere come il suo utilizzo sia sempre stato molto più articolato di quanto venga spesso raccontato online. «Le grandi costumiste del passato lavoravano già con il colore. Non con le palette, ma guardando l’intensità, il valore e tanti altri aspetti fondamentali. Penso a Edith Head, che grazie al colore, alle forme e ai tessuti è riuscita a costruire l’identità visiva di dive come Audrey Hepburn, Grace Kelly o Rita Hayworth».

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Quindi più che valorizzare un volto, l’obiettivo era raccontare un personaggio. E forse è proprio questa dimensione narrativa che si è persa durante il boom social…
Come l’armocromia è diventata un fenomeno virale
Le sue origini sono lontane, ma il successo dell’armocromia è strettamente legato ai social network. Le trasformazioni prima e dopo, le palette personalizzate e le analisi immediate hanno reso una disciplina complessa facilmente comprensibile. «I social hanno amplificato e semplificato un tema complesso, trasformandolo in qualcosa di immediato e replicabile. Ma la realtà non è questa, o meglio, non lo è per tutti», ci spiega Francesca.
Ed è proprio qui che è entrato in gioco il marketing – e il successivo scetticismo. «L’armocromia non è qualcosa in cui credere, è una disciplina. È diventata virale perché dà una risposta rapida, ma il vero lavoro sull’immagine è molto più profondo».
Lo scetticismo nei confronti dell’armocromia: perché è stata vittima del suo stesso successo
Con l’aumentare della popolarità sono aumentate anche le critiche. Molte persone hanno iniziato a percepire l’armocromia come una sorta di gabbia estetica fatta di divieti e regole rigide. Una reazione che, secondo Francesca Irranca, nasce soprattutto dal modo in cui il tema è stato divulgato. «È uno strumento nato per liberare ed è stato trasformato in un sistema di regole rigide».
Nella sua forma più estrema, infatti, l’armocromia è stata spesso raccontata come una serie di istruzioni assolute: questo colore sì, questo colore no. Una semplificazione che ha finito per allontanare molte persone.

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L’idea che basti scoprire la propria stagione per trasformarsi completamente appartiene più allo storytelling che alla realtà: «È vero che il colore ha un impatto immediato sul volto. I colori più lusinghieri possono illuminarci, uniformare il nostro incarnato e farci sentire bene. Ma il cambiamento reale avviene quando il colore è coerente con la persona nel suo insieme. Il resto è storytelling».
Come make-up artist e stylist usano davvero l’armocromia
Nel lavoro dei professionisti dell’immagine, l’armocromia continua a essere utilizzata, ma raramente come unico criterio decisionale. «Alcuni professionisti la usano come base, non come limite», spiega Irranca.
Ad esempio, per make-up artist, stylist e consulenti d’immagine il colore rappresenta uno strumento tra molti altri. Entrano in gioco le linee, le proporzioni, i volumi, i materiali, lo styling e, soprattutto, la personalità della persona che si ha davanti. «Sono importanti i volumi, le linee, i materiali, lo styling. Un dettaglio solo non basta. Quando tutto funziona, crea armonia».
In quest’ottica, l’armocromia è utilizzata per costruire una narrazione coerente e credibile dell’immagine personale.
Quel è il suo valore reale oggi?
Come accade per molti fenomeni virali, anche l’armocromia sembra aver superato la fase di massima esposizione mediatica. Ma questo non significa che sia destinata a scomparire. Quindi, forse, la domanda più giusta non è se l’armocromia sia morta o meno, ma cosa rimanga una volta terminato l’effetto wow per i social. «Il suo vero valore è aiutare le persone a capire come dialogare con il colore, non a limitarle».
Nessuna imposizione: quando viene inserita all’interno di un percorso più ampio che tiene conto di identità, stile personale e obiettivi, l’analisi del colore continua a essere uno strumento utile. «Diversamente, rischia di ridursi a ciò che molti hanno conosciuto negli ultimi anni: una semplice palette da condividere sui social».
The post L’armocromia è morta? Cosa resta davvero dell’analisi del colore tra antichità, social e marketing appeared first on Amica.
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