Troppo poca, applicata solo al mattino o scelta in una texture che unge e si vede sul viso: anche chi usa sempre la protezione solare può commettere diversi errori. Ecco come evitarli, soprattutto in città e sotto il trucco

31 Luglio 2026 - 13:30
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Troppo poca, applicata solo al mattino o scelta in una texture che unge e si vede sul viso: anche chi usa sempre la protezione solare può commettere diversi errori. Ecco come evitarli, soprattutto in città e sotto il trucco

La protezione solare la mettiamo. Magari anche tutte le mattine, con grande soddisfazione e la sensazione di aver fatto il nostro dovere. Poi, però, ne usiamo una quantità microscopica, dimentichiamo orecchie e attaccatura dei capelli, ci trucchiamo subito sopra e non la tocchiamo più fino a sera. Il risultato? Sulla carta indossiamo un SPF 50, nella realtà la protezione può essere molto più bassa. Perché con il solare non conta soltanto scegliere il prodotto giusto: bisogna anche usarlo bene. E gli errori più comuni non sono quelli delle irriducibili dell’abbronzatura selvaggia, ma proprio quelli di chi è convinta di fare tutto correttamente. Anche tra le più diligenti c’è un problema: il solare spesso unge, fa lucidare la pelle e sotto il trucco non è sempre piacevole. Così finiamo per usarne meno del necessario, spalmarla in fretta o scegliere formule che non ci convincono. Peccato, perché basta correggere qualche errore per proteggere davvero la pelle senza rinunciare al comfort.

Come preparare la pelle al primo sole per un’abbronzatura perfetta

Usarne troppo poca, l’errore numero uno

È probabilmente l’errore più diffuso: mettere sul viso la stessa quantità di crema che useremmo per un normale idratante. Un puntino sulla fronte, uno sulle guance, una passata veloce e via. Il problema è che il valore SPF riportato sulla confezione viene misurato utilizzando una quantità precisa di prodotto. Quando ne applichiamo molto meno, cosa che facciamo quasi tutte, non otteniamo automaticamente la protezione promessa.

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Come regolarsi senza tirare fuori bilance e misurini? Per viso e collo si può usare come riferimento una quantità distribuita lungo la lunghezza di indice e medio, la famosaregola delle due dita. Le indicazioni possono variare leggermente in base alla consistenza del prodotto e alla superficie da coprire, ma il punto è semplice: ne serve decisamente più di una goccia. Per tutto il corpo di un adulto, invece, si parla indicativamente di circa 30 millilitri, più o meno un bicchierino da liquore. Sembra tantissimo? Esatto. Ed è anche il motivo per cui un tubetto da mare non dovrebbe durare tre estati.

Pensare che SPF 50 significhi protezione totale

Il numero alto tranquillizza. Metto la 50, quindi sono a posto per tutta la giornata, posso stare al sole più a lungo e magari evitare di riapplicarla. Purtroppo non funziona così. Nessun solare scherma il 100 per cento dei raggi UV e un SPF elevato non autorizza a moltiplicare le ore trascorse al sole. Inoltre il prodotto, durante la giornata, si sposta, viene rimosso dal sudore, dall’acqua, dagli abiti, dalle mani e dall’asciugamano. Anche una protezione 50, quindi, va riapplicata. L’SPF indica soprattutto la protezione dai raggi UVB, responsabili delle scottature. È importante controllare che il prodotto protegga anche dagli UVA, coinvolti nel fotoinvecchiamento, nelle macchie e nei danni cutanei a lungo termine. Sulle confezioni europee questa protezione è generalmente segnalata dalla scritta UVA inserita in un cerchio.

«Ne metto poca perché altrimenti sembro lucida»

Diciamolo: una delle ragioni per cui tante persone applicano troppo poco solare è semplicemente estetica. Soprattutto in città. Se dopo la skincare aggiungiamo una protezione SPF 50 ricca e poi il trucco, il rischio di ritrovarsi con il viso lucido dopo mezz’ora è concreto. La buona notizia è che oggi non tutti i solari sono così. Esistono fluidi ultra leggeri, gel, texture dry touch, finish mat e formule pensate proprio per chi vive in città, si trucca ogni mattina o ha la pelle mista e grassa. Se la crema che hai scelto ti fa sembrare unta, probabilmente non è quella giusta per la tua pelle. E il rischio è doppio: ne userai troppo poca oppure smetterai del tutto di metterla. Un piccolo trucco? Aspetta qualche minuto dopo aver applicato il solare prima di truccarti e, se serve, tampona delicatamente il viso con una velina oppure applica una cipria trasparente nelle zone che tendono a lucidarsi. La protezione rimane, ma l’effetto “specchio” si riduce parecchio.

Metterla quando siamo già sulla spiaggia

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La scena è sempre la stessa: si arriva, si stende l’asciugamano, si sistema la borsa, si controlla il telefono e solo dopo dieci minuti ci si ricorda del solare. Nel frattempo la pelle è già esposta. La protezione andrebbe applicata prima di uscire, con calma e possibilmente davanti a uno specchio, così è molto più difficile lasciare zone scoperte. Le indicazioni dermatologiche consigliano in genere di stenderla circa 15 minuti prima dell’esposizione. Applicarla a casa ha anche un altro vantaggio: possiamo farlo prima di indossare costume, vestiti o sandali, arrivando bene sui bordi che altrimenti restano inevitabilmente dimenticati.

Saltare sempre gli stessi punti

Viso, spalle, gambe. Fatto. E tutto il resto? Le zone che dimentichiamo più spesso sono orecchie, collo, nuca, attaccatura dei capelli, dorso delle mani, piedi, caviglie, ascelle, décolleté e zona intorno al costume. Anche il cuoio capelluto va protetto quando i capelli sono radi, molto sottili o separati da una riga netta. E poi ci sono le labbra, che non si proteggono da sole: serve un balsamo con SPF, da riapplicare durante la giornata, soprattutto dopo aver mangiato, bevuto o fatto il bagno. L’American Academy of Dermatology suggerisce un prodotto labbra con SPF 30 o superiore.

Fidarsi troppo della scritta “water resistant”

Resistente all’acqua non significa impermeabile, eterna o indistruttibile. Un solare water resistant mantiene la protezione in acqua per un periodo limitato, indicato sulla confezione e determinato da test specifici. Dopo il bagno bisogna comunque riapplicarlo, soprattutto se ci si asciuga con l’asciugamano. Lo sfregamento, infatti, rimuove parte del prodotto anche quando la formula è molto resistente. La regola pratica è semplicissima: bagno, asciugamano, solare. Senza aspettare di sentire la pelle tirare o scaldarsi.

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Credere che il fondotinta con SPF sia sufficiente

Fondotinta, BB cream e cipria con protezione solare sono utili, ma difficilmente ne applichiamo una quantità sufficiente per ottenere davvero l’SPF dichiarato. Per raggiungerla dovremmo probabilmente usare molto più trucco di quanto siamo disposte a portare sul viso. Il make-up con SPF va quindi considerato un aiuto in più, non il sostituto del solare. L’ordine più sensato è skincare, protezione solare e infine trucco. Il vero dilemma è come riapplicare il prodotto senza distruggere la base. Si può tamponare una crema solare leggera con una spugnetta pulita oppure usare, per i ritocchi, stick, cushion o spray pensati per il viso. Attenzione però: il formato pratico non deve trasformarsi in un’applicazione simbolica. Due spruzzate da lontano o una passata rapidissima di stick potrebbero non depositare abbastanza prodotto.

Non metterla perché il cielo è coperto

Quando il sole non si vede, la protezione sembra improvvisamente superflua. Eppure una parte consistente delle radiazioni UV attraversa le nuvole. Ci si può scottare anche in una giornata coperta, soprattutto al mare, in montagna o quando si trascorrono molte ore all’aperto. Le nuvole, inoltre, abbassano la percezione del calore e ci fanno rimanere fuori più a lungo senza renderci conto dell’esposizione. Quindi sì: se la giornata prevede parecchio tempo all’aperto, il solare serve anche quando il cielo non è da cartolina.

Dimenticare il sole preso in auto o accanto a una finestra

Non è necessario essere stese su un lettino per esporsi agli UVA. I vetri bloccano buona parte degli UVB, ma possono lasciar passare una quota di raggi UVA. È il motivo per cui chi guida molto può notare macchie e fotoinvecchiamento più evidenti sul lato maggiormente esposto al finestrino.  Non serve vivere con le tapparelle abbassate. Ma chi passa ore in auto, lavora accanto a una grande vetrata o ha una pelle particolarmente soggetta a macchie dovrebbe tenerne conto nella propria routine.

Usare il solare aperto tre anni fa

Ritrovare in fondo all’armadio il flacone acquistato durante una vacanza lontanissima può sembrare un piccolo colpo di fortuna. Prima di usarlo, però, bisogna controllare la data di scadenza e il simbolo PAO, il barattolino aperto con un numero seguito dalla lettera M, che indica per quanti mesi il prodotto rimane utilizzabile dopo l’apertura. Va osservata anche la formula: se ha cambiato odore, colore o consistenza, si è separata oppure presenta grumi, è meglio non fidarsi. E attenzione a dove viene conservata. Lasciare il solare per settimane nel bagagliaio bollente, sul cruscotto o sotto il sole diretto può comprometterne la stabilità.

Usare il solare per restare al sole più a lungo

Forse è l’errore più importante. La crema solare non è un lasciapassare per trascorrere l’intera giornata sotto il sole. È una parte della protezione, insieme a ombra, cappello, occhiali, indumenti e buon senso. Nessun prodotto garantisce una protezione completa e nessun SPF rende innocue le ore centrali della giornata. Quando il sole è molto forte, cercare l’ombra e coprirsi rimane molto più efficace che continuare ad aggiungere strati di crema mentre la pelle si surriscalda.

 

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