L'attacco stecca e il Brasile si indigna per Endrick: i primi guai di Ancelotti dopo 1-1 contro il Marocco
Igor Thiago ha deluso, Matheus Cunha non ha fatto molto meglio dopo averlo sostituito. Ma il mancino è rimasto in panchina per 90 minuti, provocando le critiche dei brasiliani. Il ct: "Non parlo dei singoli".
No, non è stato l'esordio che Carlo Ancelotti avrebbe sognato. Per nulla. Pur con tutte le attenuanti del caso: la prima tra tutte, la pericolosità di un Marocco che quattro anni fa è pur sempre arrivato in semifinale.
Però il Brasile è il Brasile. Non sarà la favorita in generale, ma contro Hakimi e compagni lo era, chiaro. E dunque è altrettanto palese come l'1-1 scaturito dal vantaggio di Saibari e dal pari di Vinicius Junior, sempre nel primo tempo, non possa soddisfare il ct italiano.
Fosse solo questo, però. I problemi sono ben altri: da un primo tempo in cui i brasiliani sono sembrati a volte in balia degli avversari, tanto da andare sotto nel punteggio, a una pericolosità offensiva troppo debole per una (presunta) Nazionale top.
Ecco: l'attacco. La vera nota dolente per Ancelotti. E un problema che l'ex tecnico rossonero dovrà risolvere, anche perché il Brasile sta già cominciando ad avere un certo mal di pancia con le sue scelte.
IGOR THIAGO E MATHEUS CUNHA: ZERO IN DUE
Igor Thiago, di fatto, è stato un corpo estraneo alla manovra del Brasile. Il centravanti del Brentford, reduce da una stagione di Premier League in cui solo Haaland ha segnato più di lui, non è riuscito a ripetersi.
Zero assoluto o quasi per l'ex Ludogorets e Bruges, incapace di creare pericoli alla difesa marocchina. Con inevitabile sostituzione al quarto d'ora della ripresa, dopo un'ora di nulla.
Chi è entrato al suo posto? Matheus Cunha, del Manchester United. Colui che alla vigilia sembrava in vantaggio sul collega per fungere da riferimento offensivo dal primo minuto. Ma si è visto poco anche da parte sua.
Il ballottaggio Igor Thiago-Matheus Cunha, così, non ha dato alcun frutto. E il Brasile è rimasto al palo. Tanto che solo una prodezza individuale di Vinicius Junior, la stella della squadra ma non il centravanti, ha permesso ad Ancelotti di portarsi a casa se non altro il primo punto a un Mondiale.
IL BRASILE CHIEDE ENDRICK
Di fronte alla prestazione sottotono se non completamente negativa dei due che si sono alternati in attacco, ecco che fa ancor più specie quel che Ancelotti ha fatto durante i 90 minuti col Marocco: lasciare in panchina Endrick.
Perché il talento di proprietà del Real Madrid, che ha giocato la seconda parte della stagione in prestito al Lione, non ha giocato neppure un minuto? La domanda ha preso sempre più consistenza non soltanto sui social, ma anche nelle trasmissioni sportive brasiliane al termine della partita.
"Mi piacerebbe sapere perché Ancelotti non gli stia dando un'opportunità", ha detto ad esempio l'ex Fiorentina, Juventus e Inter Felipe Melo, che oggi fa l'opinionista su SporTv.
"NON PARLO DEI SINGOLI"
Al termine della partita, Ancelotti si è recato in sala stampa per rispondere alle domande dei giornalisti presenti. E una di queste, ovvio, verteva proprio sull'assenza di Endrick.
L'ex allenatore del Milan, però, non ha risposto. O meglio: l'ha fatto, ma sviando completamente il discorso ed evitando di parlare di un determinato calciatore.
"Non sono qui per parlare di un singolo, ma della squadra. La squadra non ha giocato bene nel primo tempo, ma è migliorata nel secondo. Abbiamo avuto delle occasioni. Dobbiamo migliorare ancora".
IL RAPPORTO ANCELOTTI-ENDRICK
Il rapporto tra Ancelotti ed Endrick, del resto, era già stato oggetto di discussione sin da quando i due condividevano lo spogliatoio del Real Madrid. Ovvero nella stagione 2024/2025, l'unica trascorsa insieme in Spagna.
Si trattava della prima annata di Endrick in Europa dopo l'esplosione in patria col Brasile. E nella rosa del Real c'erano già Mbappé, Vinicius Junior, Rodrygo, oltre a Bellingham. Troppo per sperare di scalare rapidamente le gerarchie nel club più prestigioso del mondo.
La realtà è stata durissima per Endrick, che spesso e volentieri ha scaldato la panchina e quando è entrato in campo lo ha fatto per qualche misero spezzone finale di partita. 20 le presenze in Liga in quella stagione, ma appena tre da titolare. Meglio in Coppa del Re, con 5 goal in 6 partite.
Ancelotti ha sempre chiesto calma nei confronti delle proprie scelte e del ragazzo. Che in effetti ha giocato ancora meno nell'annata successiva, con Xabi Alonso in panchina, scendendo in campo appena una volta in Liga e andando al Lione per rilanciarsi.
SOLUZIONE AI PROBLEMI?
Endrick viene considerato dai brasiliani una sorta di soluzione ai problemi, anche se non totale. Ma sarà davvero così?
A 20 anni da compiere a breve (spegnerà le candeline a luglio), il mancino è reduce dalla sua prima vera fetta di carriera ad alti livelli in Europa: a Lione ha fatto bene, collezionando 5 goal e 7 assist in 16 presenze in Ligue 1. Ma in precedenza, come visto, non era minimamente riuscito a farsi valere al Real Madrid.
Ancelotti lo ha convocato come sparigliatore di carte offensivo: Endrick può fare sia l'esterno a destra che la punta centrale, ma con caratteristiche diverse da Matheus Cunha e soprattutto da Igor Thiago.
La sensazione, però, è che il ct del Brasile non abbia cambiato idea rispetto a quando allenava Endrick a Madrid. E che anche contro Haiti, nella notte tra venerdì e sabato prossimi, si affiderà a uno degli altri due attaccanti convocati.
Endrick, diversamente dal malinconico pomeriggio americano col Marocco, spera se non altro di racimolare i suoi primi minuti in un Mondiale: sarebbe già un successo. Nonché il primo step per provare a far cambiare idea al proprio allenatore.
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