Laveno, 50 anni di volo libero dal Sasso del Ferro

Era il 1976 quando nei cieli sopra Laveno apparve per la prima volta uno strano triangolo di stoffa sospeso nell’aria. «Sembra ieri», ricorda il giornalista Claudio Perozzo in un post sulla pagina Facebook di Laveno Mombello e dintorni , che assistette ai primi lanci di Antonio e Vito Lioi, due fratelli lavenesi che avevano scoperto il deltaplano in Svizzera e decisero di portarlo sul Lago Maggiore.
Dal Sasso del Ferro i due pionieri planavano fino al Pradaccio, dando inizio alla storia del volo libero a Laveno. I fratelli Lioi compresero subito le potenzialità della montagna: la funivia permetteva di raggiungere facilmente la vetta e le correnti ascensionali garantivano condizioni ideali per il volo.
In pochi anni Laveno attirò appassionati da Svizzera, Germania e Francia, diventando sede di gare internazionali e meta di migliaia di sportivi. Gli inizi però non furono semplici.
I primi piloti atterravano spesso nei campi coltivati, provocando le proteste dei contadini della zona. Poi arrivarono anche i problemi normativi, il volo libero non era ancora riconosciuto e furono introdotti divieti e limitazioni. Solo grazie all’intervento del pretore Giuseppe Savoca e alla nascita del Delta Club Laveno si arrivò a una regolamentazione dell’attività. Negli anni Novanta il parapendio affiancò e poi superò il deltaplano, trasformando il Sasso del Ferro in uno dei punti di riferimento europei della disciplina. Campioni come Christian Ciech hanno scelto Laveno per allenarsi e gareggiare, mentre il turismo legato al volo libero ha portato sul territorio migliaia di presenze ogni stagione. Cinquant’anni dopo quei primi voli raccontati da Perozzo, il cielo sopra Laveno continua a riempirsi di vele colorate: un’immagine diventata simbolo del territorio e della sua vocazione al volo.
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