Le alleanze trasformative come nuovo vantaggio competitivo: il modello Bolton tra sostenibilità, governance e impatto misurabile
Le alleanze trasformative rappresentano uno dei pilastri centrali dei modelli di business in cui la sostenibilità è posta al centro. L’idea di fondo è che nessuna impresa possa affrontare da sola la complessità delle sfide ambientali e sociali contemporanee. Per generare cambiamenti reali e duraturi, servono partnership strutturate con soggetti esterni dotati di competenze specifiche, autorevolezza, capacità di controllo e visione sistemica. Le alleanze, quindi, non rappresentano strumenti accessori di reputazione o strategie di marketing, ma leve strategiche che permettono di accelerare innovazione, rafforzare la credibilità e il posizionamento dell’impresa e produrre impatti misurabili nelle realtà in cui l’azienda opera.
Dai green claim alla verifica dei fatti: la nuova frontiera della sostenibilità aziendale in Europa
In questo scenario si inserisce l’evoluzione normativa europea sui ‘green claims’, destinata a cambiare profondamente il modo in cui le imprese comunicano la sostenibilità. Le dichiarazioni ambientali dovranno essere sempre più circostanziate, verificabili e supportate da evidenze scientifiche, riducendo lo spazio per messaggi vaghi o autoreferenziali. Per molte aziende ciò significherà passare dalla stagione delle promesse a quella delle prove, segnando un passaggio decisivo nella lotta al greenwashing. E proprio per questo le partnership con soggetti terzi indipendenti – associazioni, enti, Ong – diventeranno un asset competitivo sempre più rilevante. Quando i claim e le narrazioni tenderanno ad assomigliarsi, a distinguere un’impresa saranno la qualità dei processi e la credibilità dei partner coinvolti.
C’è chi ha già intrapreso con forza e determinazione questa strada, investendo nelle partnership trasformative: Bolton Food, la business unit di Bolton specializzata nel settore dei prodotti ittici, con una gestione completa e integrata della filiera del tonno. Il settore della pesca rappresenta uno degli ambiti più complessi e critici della transizione sostenibile. Gli oceani, fondamentali per l’equilibrio climatico globale, stanno subendo un rapido deterioramento. Basti pensare che le popolazioni marine monitorate sono diminuite del 56% tra il 1970 e il 2020. Consapevole di poter giocare un ruolo fondamentale nel suo settore, Bolton ha scelto di integrare la sostenibilità nei processi industriali attraverso collaborazioni di lungo periodo con Wwf e Oxfam, con il supporto di Collectibus, società di consulenza di direzione aziendale con un forte focus sulla sostenibilità.
‘Partnership is our leadership’: il modello Bolton tra alleanze strategiche e sostenibilità misurabile
“La nostra visione del settore si traduce in un motto: ‘Partnership is our leadership’, commenta Luciano Pirovano, chief sustainability officer Bolton Food. “Per noi la sostenibilità è caratterizzata da una fitta rete di collaborazioni e partnership, unite a un approccio costantemente orientato alla responsabilità sociale e ambientale. Aprirci al confronto con organizzazioni come Wwf e Oxfam ha significato metterci in discussione e alzare l’asticella dei nostri standard. Le partnership più utili non sono quelle più comode, ma quelle capaci di portare competenze, punti di vista indipendenti e stimoli continui al miglioramento. Questo percorso ci ha resi più solidi come azienda e più credibili verso il mercato. La collaborazione con Wwf e Oxfam è stata rinnovata con obiettivi ancora più ambiziosi, con un perimetro d’azione più ampio grazie all’integrazione con Tri Marine, inclusa nel rinnovo degli accordi”.
La logica delle alleanze attivate con Wwf e Oxfam non è stata quella della sponsorship simbolica, ma della co-progettazione di soluzioni capaci di incidere sulla filiera globale del tonno. La partnership con Wwf, avviata nel 2017, ha prodotto risultati tangibili, con la quasi totalità degli approvvigionamenti di tonno (il 99,7% raggiunto nel 2024) provenienti da fonti responsabili, ovvero da attività di pesca certificata o da progetti di miglioramento della pesca credibili e robusti. Oggi il 100% dei prodotti a marchio Rio Mare e Saupiquet è completamente tracciabile “dal mare alla tavola”. Parallelamente, l’alleanza ha aperto un fronte di advocacy internazionale per la governance degli oceani, con l’obiettivo di migliorare la sostenibilità di circa il 12% del tonno pescato a livello mondiale. Non sono mancate, poi, iniziative di informazione e sensibilizzazione, che in Italia hanno coinvolto il 70% delle scuole elementari, grazie al progetto “Insieme per gli Oceani”, sviluppato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Diritti umani e supply chain: dalla gestione del rischio alla governance preventiva
Sul versante sociale, la collaborazione con Oxfam ha introdotto un approccio avanzato rispetto al tema del rispetto dei diritti umani nella supply chain. È stata utilizzata, a tal proposito, la metodologia Hria – Human rights impact assessment nelle catene di approvvigionamento in Ecuador, Marocco e Colombia, sono stati sviluppati piani di azione triennali che hanno inciso su salari più dignitosi, parità di genere e libertà di associazione, oltre a una progressiva estensione della due diligence lungo tutta la catena del valore. Anche qui emerge il tratto distintivo delle alleanze trasformative: spostare l’azienda da una gestione reattiva dei rischi a una governance preventiva e sistemica.
“La nuova frontiera della sostenibilità non è raccontare impegni, ma dimostrarli”, osserva Danilo Devigili, partner di Collectibus e autore del libro La formula della sostenibilità. “Le imprese che scelgono partnership trasformative accettano di confrontarsi con interlocutori esigenti, anche critici, e proprio per questo costruiscono modelli più robusti, credibili e capaci di generare valore nel lungo periodo. Il caso Bolton mostra dunque che la sostenibilità più evoluta nasce quando l’impresa apre i propri confini organizzativi e costruisce relazioni solide con partner indipendenti. In un mercato in cui la regolazione renderà molte comunicazioni ambientali più omogenee, saranno proprio queste architetture collaborative a fare la differenza competitiva: non semplici dichiarazioni d’intento, ma processi verificabili e risultati concreti”.
L’articolo Le alleanze trasformative come nuovo vantaggio competitivo: il modello Bolton tra sostenibilità, governance e impatto misurabile è tratto da Forbes Italia.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)