Le etichette raccontano un’Italia più attenta a salute e identità

20 Luglio 2026 - 06:05
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Le etichette raccontano un’Italia più attenta a salute e identità

La spesa è uno degli specchi più fedeli dei cambiamenti culturali. Molto prima che le trasformazioni emergano nelle statistiche economiche o nelle indagini sociologiche, iniziano a comparire nei carrelli dei supermercati. L’edizione 2025 dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che analizza oltre 151.000 prodotti per un valore di 57,3 miliardi di euro di vendite, mostra come gli italiani stiano ridefinendo il rapporto con il cibo attraverso ciò che leggono sulle confezioni.

L’elemento più evidente riguarda il crescente peso della salute. Continuano a crescere i prodotti free from, cioè privi di glutine, lattosio, zuccheri, ogm o pesticidi, che superano i 12,5 miliardi di euro di sell out con un incremento del 3,2 per cento a valore. Parallelamente avanzano anche i prodotti rich-in, quelli che evidenziano la presenza di fibre, fermenti lattici o proteine, segno che il consumatore non cerca più soltanto ciò che manca, ma anche ciò che ritiene utile aggiungere alla propria alimentazione.

Accanto al salutismo si consolida un altro fenomeno: la richiesta di maggiori garanzie. Crescono infatti i prodotti che comunicano assenza di residui, nitriti o organismi geneticamente modificati e quelli accompagnati da certificazioni riconoscibili. Non si tratta solo di una ricerca della qualità, ma della volontà di ridurre l’incertezza in una fase storica in cui il consumatore è chiamato a orientarsi tra una quantità crescente di informazioni.

L’italianità continua a rappresentare uno dei principali fattori di scelta, pur mostrando segnali di maturità. I richiami al made in Italy, alle indicazioni geografiche e alle produzioni regionali mantengono un giro d’affari superiore ai 13 miliardi di euro, ma senza una crescita significativa nei volumi. Le eccezioni arrivano soprattutto dalle denominazioni di origine, che continuano a esercitare una forte capacità attrattiva. Allo stesso tempo resistono i riferimenti all’artigianalità, ai prodotti lavorati a mano e alle filiere locali, confermando che autenticità e origine rimangono elementi centrali nella costruzione del valore percepito.

La fotografia restituisce però anche un consumatore curioso. Matcha, mango, anacardi, acqua di cocco, semi di chia, germe di grano, wasabi e riso basmati alimentano il paniere dei cosiddetti “super ingredienti”, il segmento più dinamico dell’Osservatorio con una crescita del 5,3 per cento a valore. Più che mode passeggere, sembrano rappresentare una normalizzazione di sapori e ingredienti un tempo considerati esotici, oggi entrati stabilmente nell’offerta della grande distribuzione.

Tra i segnali più interessanti emerge anche l’evoluzione dei prodotti identitari. Le referenze vegetali, plant based, vegetariane e vegane continuano ad aumentare, confermando come le scelte alimentari diventino sempre più spesso un’espressione di valori personali oltre che di preferenze nutrizionali. Una dinamica che si riflette anche nel pet food, dove cresce l’attenzione verso formulazioni salutistiche e claim legati alla qualità degli ingredienti.

L’Osservatorio Immagino nasce dall’analisi delle informazioni riportate sulle confezioni, ma il suo interesse va oltre la semplice rilevazione dei claim. Le etichette raccontano infatti come cambiano le aspettative dei consumatori e quali linguaggi l’industria utilizza per rispondervi. Un aspetto destinato ad assumere un ruolo ancora più centrale con la diffusione dell’intelligenza artificiale e dell’agentic shopping, dove saranno sempre più gli assistenti digitali, oltre alle persone, a leggere, confrontare e interpretare le informazioni presenti sui prodotti.

Più che una fotografia del mercato, l’Osservatorio restituisce quindi un ritratto dell’Italia contemporanea: un Paese che continua a riconoscersi nelle proprie origini, ma che chiede alimenti percepiti come più sicuri, più funzionali e coerenti con il proprio stile di vita.

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