Le nuove sfide del family office secondo Banor: passaggio generazionale di ricchezza e IA
Contenuto tratto dal numero di maggio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Passaggio generazionale della ricchezza e avvento dell’intelligenza artificiale. Ecco le nuove sfide del family office secondo Nicolò Di Giacomo di Banor.
Non è solo una questione di mercati o di rendimenti. Oggi il mondo dei family office si trova ad affrontare una doppia trasformazione che può ridisegnarne i confini: da un lato il più grande passaggio generazionale di ricchezza degli ultimi decenni, dall’altro l’irruzione dell’intelligenza artificiale nei processi operativi. Due trend diversi, ma destinati a intrecciarsi perché, mentre cambiano gli strumenti, cambiano anche le persone che ereditano i patrimoni e li gestiscono.
Il primo fenomeno è già in atto. Nei prossimi anni, anche in Italia, miliardi di euro passeranno di mano dalle generazioni che hanno costruito la ricchezza a quelle che dovranno amministrarla, cresciute nell’era digitale. “I loro bisogni sono legati a questioni di metodo, orientamento e fiducia”, spiega Nicolò Di Giacomo, responsabile family office di Banor, realtà indipendente attiva da oltre 20 anni nel wealth management.
Chi eredita grandi patrimoni spesso si trova davanti a strutture complesse, stratificate nel tempo. Ci sono portafogli costruiti per accumulo, relazioni bancarie multiple, investimenti eterogenei. Il primo bisogno non è far rendere di più il capitale, ma capire cosa si ha in mano. “La nuova generazione ci chiede innanzitutto ordine, visibilità e mappatura del patrimonio, ancora prima del rendimento”, sottolinea Di Giacomo. È qui che il family office assume un ruolo sempre più centrale: quello di cabina di regia capace di mettere ordine, dare una visione d’insieme e accompagnare le famiglie in scelte più consapevoli. Anche perché, come osserva il manager, “ereditare un patrimonio non significa ereditare anche la cultura finanziaria”.
Accanto a questa trasformazione c’è quella tecnologica. L’IA non è più una promessa, ma uno strumento già pienamente operativo. “Non stiamo parlando di un futuro remoto, ma di processi che già applichiamo nel lavoro quotidiano”, dice Di Giacomo. L’impatto è evidente soprattutto nelle attività operative. Analisi, due diligence, raccolta e organizzazione dei dati: sono mansioni che fino a poco fa richiedevano giorni di lavoro e che ora vengono svolte in poche ore.
Eppure, proprio mentre accelera la tecnologia, emerge con ancora più forza il valore del fattore umano. L’IA aumenta la velocità, ma libera anche tempo per ciò che conta davvero: la relazione con il cliente. In altre parole, meno tempo speso a costruire report significa più tempo dedicato a comprendere bisogni, obiettivi e timori delle famiglie: un’attività che nessuna tecnologia, anche la più dirompente, potrà replicare. “Nessun algoritmo sarà mai capace dare un risposta adeguata a un cliente che ti chiede cosa faresti tu al suo posto”, aggiunge Di Giacomo. Per questo, nel lungo periodo, la tecnologia non cancellerà il ruolo del gestore e del consulente, ma ne alzerà l’asticella. Il rischio, semmai, è un altro: “L’intelligenza artificiale non sostituirà i professionisti, ma chi non impara a usarla bene rischia di rimanere indietro”.
L’articolo Le nuove sfide del family office secondo Banor: passaggio generazionale di ricchezza e IA è tratto da Forbes Italia.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)