Le telefonate dal carcere alla fidanzatina e la spedizione punitiva: ricostruiti gli accoltellamenti baby a Napoli

11 Luglio 2026 - 20:10
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Le telefonate dal carcere alla fidanzatina e la spedizione punitiva: ricostruiti gli accoltellamenti baby a Napoli

Napoli

Lo scorso 29 marzo, a Marano di Napoli, poco dopo le 23 nei pressi di alcune giostre, accoltellò due coetanei di 16 e 17 anni. Per il duplice tentato omicidio, è stata data esecuzione a un’ordinanza di Applicazione della Misura Cautelare Personale del Collocamento in Comunità nei confronti di un sedicenne. Una violenza, quella messa in atto, dietro la quale c’era un mandante. Il 16enne, infatti, avrebbe agito su disposizione di una maggiorenne che era in carcere, a Poggioreale, per rapina. Al centro della storia l’ex fidanzata del detenuto e una banale frase che ha fatto scattare la molla della vendetta.

La storia

Il  mandante aveva telefonato dal carcere alla sua ex fidanzatina, di soli 14 anni.  Durante quella conversazione, però, sentì delle voci maschili. Una, in particolare, che diceva: “chi è questo scemo?”. E così è  partita la spedizione punitiva. Dalla cella di Poggioreale il detenuto rintraccia il suo migliore amico di soli 16 anni. Gli dice che deve andare ad uccidere chi ha detto quella frase, che deve essere punito. E il 16enne lo fa. Prima affronta un suo coetaneo. Gli chiede chi ha detto la frase  incriminata. Lo prende a schiaffi, lo fa cadere. Interviene a difesa della vittima il cugino di 17 anni. Ed è allora che l’aggressore tira fuori il coltello e li colpisce entrambi,  poi va dai carabinieri e racconta quanto fatto. Spunta fuori anche una lettera di scuse e mille euro per rimediare ai danni. Ma la storia non era ancora affatto completa perché dietro quell’aggressione c’era un mandante.

Le indagini dei carabinieri

I carabinieri sono risaliti al mandante della spedizione punitiva grazie all’analisi del cellulare del suo amico, alla testimonianza delle vittime e alle dichiarazioni dell’ex ragazza. La  vittima ha raccontato ai militari la frase che ha scatenato la ritorsione.  L’aggressore era stato riconosciuto dalle vittime anche grazie a dei video su TikTok. 

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