L’eco di Bramante nella basilica di Santa Maria Nuova

05 Giugno 2026 - 12:50
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L’eco di Bramante nella basilica di Santa Maria Nuova
La Basilica di Santa Maria Nuova ad Abbiategrasso (foto Luca Frigerio)

Ad Abbiategrasso la basilica di Santa Maria Nuova pare un’oasi di pace e silenzio. Il colpo d’occhio dal portico è notevole. Un complesso che ha una bellezza e un’armonia che parla di Rinascimento, che nelle terre padane si esprime non solo nell’equilibrio dei volumi, ma anche nell’alternarsi del bianco della pietra e del rosso del mattone, in un elegante gioco cromatico.

Per la basilica di Abbiategrasso, del resto, si è sempre fatto il nome di Bramante, il maestro dell’architettura rinascimentale, che, durante il suo lungo soggiorno alla corte sforzesca ha lasciato un segno indelebile nelle terre del ducato di Milano.

La data «1497» che si legge sulla facciata ha fatto pensare a un estremo contributo dell’architetto marchigiano, prima della sua partenza per Roma, al servizio del papa. Il protiro monumentale, l’arco imponente che pare rielaborare quelli trionfali degli imperatori romani, rimanda infatti a soluzioni tipicamente bramantesche. Anche se qui a Santa Maria Nuova c’è pure una citazione del Sant’Andrea di Mantova, opera di Leon Battista Alberti.

Prove però della presenza di Bramante ad Abbiategrasso non ce ne sono e oggi gli studiosi sono piuttosto cauti ad assegnare a lui la veste rinascimentale della basilica. Documenti scoperti di recente, anzi, testimonierebbero l’attività di un architetto romano, Tolomeo Rinaldi, che avrebbe completato i lavori in facciata addirittura un secolo più tardi, sul finire del Cinquecento. Portando a compimento, comunque, il disegno bramantesco.

Il quadriportico è impreziosito da cornici e oculi dai quali s’affacciano i busti di santi e sante. La maggior parte di essi non sono antichi, ma realizzati in «stile», probabilmente sul finire dell’Ottocento, in una vasta campagna di restauro che interessò l’intero complesso abbiatense. Si dice, infatti, che l’inclemenza del tempo e il vandalismo delle truppe napoleoniche fecero strage delle belle figure in cotto, così che poche ne rimangono di originali.

La basilica di Santa Maria Nuova ad Abbiategrasso nacque per desiderio della Confraternita della Misericordia. Con la nascita, nel locale castello, di Gian Maria Visconti, il 7 settembre 1388, vigilia della festa della nascita di Maria, anche la chiesa abbiatense ebbe questo titolo: lo stesso che prenderà il nuovo Duomo che a Milano si era appena avviato.

L’interno del tempio risente dei rifacimenti che nel XVIII secolo ne hanno alterato l’aspetto. E tuttavia, a ben cercare, a ben guardare, si trovano ancora le antiche tracce, perfino quello dell’originario cantiere gotico. Ma anche ulteriori meraviglie: come la superba pala del Cerano con la gloria dei santi francescani, che un tempo si trovava in un’altra chiesa di Abbiategrasso, quella dell’Annunziata, ma che oggi ha trovato nella basilica Nuova il suo degno scrigno.

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