Rocco Festa: «Farsi Prossimo, la sfida di recuperare centralità»

17 Giugno 2026 - 17:26
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Rocco Festa: «Farsi Prossimo, la sfida di recuperare centralità»
Rocco Festa (secondo da sinistra) con i componenti del nuovo CdaRocco Festa (secondo da sinistra) con i componenti del nuovo Cda

Cambio della guardia ai vertici del Consorzio Farsi Prossimo, emanazione di Caritas Ambrosiana. Il 29 maggio scorso è stato eletto presidente Rocco Festa (54 anni): succede a Giovanni Lucchini, rimanendo anche vicepresidente della Cooperativa Farsi Prossimo. Una vita, la sua, spesa nel sociale. Cresciuto a Pieve Emanuele, ai tempi di don Luigi Manganini, fin dall’adolescenza ha partecipato attivamente alla nascita di associazioni interne all’oratorio che hanno segnato per sempre il suo percorso formativo.

E poi?
Mi sono formato come educatore e ho iniziato a collaborare con alcuni ospedali milanesi, svolgendo attività di riabilitazione nei centri diurni psichiatrici del San Carlo e del Sacco, ma anche al Niguarda. Sempre a Milano ho avviato il primo gruppo di autoaiuto in ambito psichiatrico. Nello stesso periodo ho iniziato a lavorare come coordinatore della Comunità La Locomotiva, che faceva capo all’Istituto San Vincenzo di via Copernico e ospitava giovani pazienti psichiatrici tra i 17 e i 25 anni; poi nel 2000 don Virginio Colmegna, allora direttore di Caritas ambrosiana, ha trasferito tutti i servizi psichiatrici delle cooperative alla nascente Filo di Arianna. Quindi sono diventato il primo coordinatore di quella comunità.

Lei ha trascorso anche un periodo nella capitale…
Sì, per amore sono andato a Roma, e lì ho continuato a lavorare nell’ambito sociale. Erano gli anni del passaggio dagli orfanotrofi alle case famiglie: con i padri Rogazionisti mi sono occupato di questa fase, andando a coordinare tre comunità in fase di avviamento. Ci sono rimasto 7-8 anni, finché nel 2008 sono rientrato a Milano con la mia famiglia. Sono entrato nella Cooperativa Farsi Prossimo coordinando il Centro di accoglienza per donne e bambini rifugiati (circa 70) di via Sammartini, che oggi non esiste più perché è diventato il Welcome Center del Comune di Milano. Nel 2011 sono diventato responsabile dell’Area minori e famiglia residenziale e nel 2018 direttore delle Aree operative. Dal 2012 sono consigliere nella Cooperativa Farsi prossimo.

Veniamo a oggi. È un bel salto passare dalla gestione di cooperative alla guida di un grande consorzio…
È una scommessa molto importante anche perché questo è un tempo di grande fatica per le cooperative, che hanno sempre meno risorse. I Consorzi rischiano di diventare sovrastrutture senza più sostenibilità e di perdere la loro funzione. Il nostro Consorzio era nato per dare supporto e sostegno allo sviluppo delle cooperative, che nel frattempo si sono sviluppate diventando molto grandi, come la Cooperativa Farsi Prossimo. Elemento caratteristico del Consorzio è anche quello di agevolare le iniziative congiunte e organizzate tra le socie per svilupparne i fini e i progetti, creando sinergie tra le cooperative. In un periodo di grande fatica le cooperative sono tentate di correre da sole e diventare autoreferenziali, ma secondo me questa è una scelta miope: in questi momenti bisogna tornare a fare massa critica, perché solo stando uniti si riescono ad affrontare le crisi.

Si trova di fronte a una bella sfida…
Assumere questo impegno è stato un grande senso di responsabilità da parte mia e della mia Cooperativa, che mi dà supporto e non mi lascia solo: per questo mi sono sentito di fare il passo. Non sono un uomo solo al comando, perché un altro elemento in cui non credo è proprio questo, anche se le storie delle cooperative e dei Consorzi nascono da una leadership molto forte, una sola persona carismatica; ma oggi tutta questa impostazione sta vacillando e le nuove generazioni hanno bisogno di sentirsi parte di un progetto, più che guidate da qualcuno. Vorrei ridare al Consorzio quel ruolo di centralità e far partecipare più attivamente tutte le cooperative, perché non siano solo soggetti che ascoltano e aspettano direttive dall’alto.

Ora nel Consiglio di amministrazione del Consorzio, oltre ad Alice Mosca, Achille Lex e Oliviero Motta, a rappresentare Caritas Ambrosiana ci sarà anche la direttrice Erica Tossani. Cosa rappresenta la sua presenza?
Quella di Erica è una presenza che io ho richiesto e sostenuto da subito ed è molto importante, perché Caritas e Consorzio non sono due soggetti distinti, ma un sistema: dobbiamo quindi dimostrarlo e dichiararlo apertamente, anche attraverso l’inserimento di una figura di spicco della direzione. La strada si fa insieme, quindi è bene dirselo e riconoscersi in quei valori fondativi.

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