Tegola di maggio: la libertà di stampa nel mondo ha raggiunto il suo livello più basso da 25 anni. E l’Italia è sprofondata dal 49esimo posto occupato nel 2025 al 56esimo. Dati freschi di stampa e riportati da “Reporters sans frontieres” (RSF), la Ong con sede a Parigi, nel suo annuale report “World Press Freedom Index 2026”; uno studio approfondito che monitora lo stato di salute dei media a livello globale.
I cinque indicatori sulla libertà di stampa
La classifica viene stilata in base a cinque indicatori: economico, legale, sicuritario, politico, sociale. Anne Bocandè, la direttrice editoriale di Rsf, ha sottolineato che il calo maggiore lo ha registrato la cornice legale. Preoccupante anche la situazione in Italia superata tra le altre dalla Costa d’Avorio, dal Ghana e dal Gambia. Per l’Italia in particolare tra i principali problemi lo studio francese ha indicato la “minaccia di organizzazioni mafiose verso i giornalisti, così come i gruppi estremisti”. Il resoconto parigino parla però anche del “tentativo della classe politica di ostacolare la libera informazione in materia giudiziaria con la cosiddetta legge bavaglio”.
Dunque la libertà di stampa in Italia continua ad essere preoccupante “in particolare nel sud del Paese”, ha sottolineato il report. Per questo l’Ong ha ricordato che una ventina di giornalisti vivono sotto protezione permanente della polizia a seguito di intimidazioni o aggressioni.
Foto Ansa – Blitz Quotidiano
Ma a preoccupare, si diceva, è anche la situazione politica. Il report osserva: “I professionisti dei media italiani ricorrono talvolta all’auto censura sia per via della linea editoriale della propria testata, sia per timore di potenziali azioni legali come le cause di diffamazione”. Ha commentato Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi: “Lo sprofondamento dell’Italia è lo specchio di una situazione di grande sofferenza della libertà di stampa nel nostro Paese. La libertà di informazione viene rispettata solo a parole, nei fatti continua ad essere penalizzata sia dal punto di vista legislativo, sia da quello economico. Di qui l’urgenza di interventi concreti”. Cioè, leggi che tutelino la libertà di informazione e finanziamenti in grado di promuoverla.
La classifica mondiale sulla libertà di stampa
Al primo posto dei virtuosi c’è la Norvegia cui fanno seguito Paesi Bassi ed Estonia. Al contrario invece nella classifica all’ultimo posto compare l’Eritrea alla 180esima posizione per il terzo anno consecutivo. Sopra lo Stato africano si trovano Corea del Nord (179) e Cina (178). La rimonta più importante è della Siria post-Assad (il presidente-dittatore rimasto in sella dal 2000 al dicembre 2024; ora in asilo politico a Mosca); Siria che nel 2026 ha scalato ben 36 posizioni sull’anno precedente. Mentre invece il calo più marcato (37 posizioni) si registra per il Niger (120 esima posizione). Tra le democrazie più colpite ci sono gli Stati Uniti che hanno perso ben 7 posizioni sul 2025, ritrovandosi in classifica tra Botswana e Panama. È l’effetto Trump che ha persino tentato di smantellare le reti pubbliche Usa. Ora gli Stati Uniti sono retrocessi al 64esimo posto. Brutto segno.
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