Libia: sistema Italia compatto a Bengasi per Libya Build, oltre 50 imprese in campo
Il sistema Italia si presenta in forma compatta alla fiera “Libya Build” di Bengasi, con oltre 50 imprese italiane e tutte le principali articolazioni istituzionali ed economiche impegnate nella promozione del partenariato con la Libia. Alla partecipazione imprenditoriale si affiancano infatti l’ambasciata d’Italia a Tripoli, il consolato generale a Bengasi, l’Ice Agenzia, la Camera di commercio italo-libica, Confindustria Assafrica & Mediterraneo e Assorestauro. La manifestazione, in programma dal 20 al 23 aprile, rappresenta la principale piattaforma fieristica del settore costruzioni in Nord Africa.
La missione assume un significato particolare anche per la tempistica. La partecipazione italiana arriva a pochi giorni dall’approvazione del primo bilancio pubblico unificato tra est e ovest della Libia, pari a circa 199,26 miliardi di dinari (31,3 miliardi di dollari), che include per la prima volta un capitolo strutturato dedicato allo sviluppo e agli investimenti, con uno stanziamento di circa 40 miliardi di dinari (6,3 miliardi di dollari). Si tratta del nodo principale della contesa tra le due amministrazioni rivali e della premessa per sbloccare programmi infrastrutturali su larga scala. “Si sono messi d’accordo grazie anche alla mediazione americana e hanno finalmente un bilancio unificato”, ha spiegato ad “Agenzia Nova” l’ambasciatore italiano a Tripoli, Gianluca Alberini. “Soprattutto si sono accordati sul capitolo dello sviluppo e degli investimenti: questo apre spazi concreti”.
In questo quadro emerge una domanda crescente di partenariato con l’Italia, sia a Bengasi che a Tripoli, in una fase di riattivazione dei progetti pubblici e di disponibilità di risorse. Il comparto costruzioni è tra i principali ambiti di interesse. Tripoli, Bengasi e altre città registrano interventi che spaziano dalla realizzazione di nuove infrastrutture alla riqualificazione del patrimonio esistente. “Quello dell’attività di costruzioni in Libia sposa due elementi: lo sviluppo del Paese e il restauro del patrimonio immobiliare”, ha aggiunto Alberini. “Ci sono edifici di epoca italiana, anche a Bengasi, che non sono stati distrutti e che le autorità libiche vogliono restaurare. Noi vogliamo aiutarli, lavorando anche su pianificazione urbana e rigenerazione delle città”.
Un ulteriore elemento di interesse riguarda il progetto di recupero della cosiddetta “città italiana” di Bengasi. Le autorità locali puntano a una ricostruzione il più possibile fedele dell’impianto originario, recuperando edifici simbolici e tessuto urbano storico. Tra gli interventi già avviati figura il palazzo del governatore, edificio di epoca coloniale dove nel 2008 venne firmato il Trattato di amicizia tra Italia e Libia, che è stato ricostruito. Parallelamente, le autorità libiche hanno acquisito e riorganizzato i piani regolatori storici per guidare la riqualificazione dell’area. Il quartiere, che rappresenta una porzione significativa della Bengasi novecentesca, è stato in parte distrutto durante il conflitto, ma alcune direttrici urbane restano riconoscibili, tra cui una delle principali arterie porticate, ancora in piedi e bisognosa di interventi di restauro.
La fiera Libya Build, giunta alla sedicesima edizione, copre i principali segmenti della filiera: edilizia, materiali da costruzione, architettura, ingegneria, restauro, impiantistica e design. L’edizione di Bengasi segna un passaggio rilevante rispetto al passato, quando la manifestazione si svolgeva prevalentemente a Tripoli. “Libya Build si è storicamente tenuta a Tripoli e quest’anno, con forza, si va a Bengasi”, ha osservato a “Nova” Nicola Colicchi, presidente della Camera di commercio italo-libica, che ha visto decuplicare le imprese presenti nella Libia orientale nel giro di pochi mesi. “C’è un grande programma di riprogettazione urbanistica della città, con un masterplan di alto livello per la rigenerazione del centro”.
Le imprese italiane presenti sono circa 50 e coprono l’intera filiera delle costruzioni: progettazione, materiali, logistica e impiantistica. Secondo la direttrice del desk Ice in Libia, Simona Autuori, “la collettiva vede la presenza di 16 imprese rappresentative dei vari subsettori, mentre il totale supera le 50 unità”. Autuori ha evidenziato come “il sistema Italia – ambasciata, Ice, Sace, Confindustria Assafrica e Assorestauro – lavori in modo coordinato”. “Ice non è soltanto un ente promozionale, ma una piattaforma operativa che mette in relazione domanda e offerta tra imprese italiane e libiche”, ha aggiunto.
Uno dei momenti centrali sarà la giornata “Italy meets Benghazi”, in programma il 21 aprile. L’evento riunirà rappresentanti istituzionali e operatori economici dei due Paesi, tra cui l’ambasciatore Alberini, il nuovo console generale d’Italia a Bengasi Filippo Colombo e la rappresentante residente del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) in Libia Sophie Kemkhadze. In agenda figurano la firma di memorandum d’intesa e la presentazione di nuove iniziative di cooperazione. Tra queste, l’accordo tra Assorestauro e Undp per la ricostruzione del patrimonio storico libico. “È un passaggio operativo importante”, ha dichiarato a “Nova” Andrea Griletto, direttore di Assorestauro. “L’intesa ci consente di lavorare in modo strutturato sulla ricostruzione, intervenendo su siti danneggiati dal conflitto o dall’abbandono, da Tripoli a Bengasi”. Il progetto coprirà “tutta la filiera, dalla valutazione dei danni alla progettazione fino alla supervisione dei cantieri”, con un focus sulla formazione di tecnici locali.
Anche il sistema imprenditoriale guarda con interesse al mercato libico. “In questo contesto di rinnovato dinamismo, siamo pronti a stare al fianco delle aziende italiane che vogliono operare in Libia e delle imprese libiche che intendono espandersi in Italia e in Europa”, ha dichiarato a “Nova” la direttrice di Confindustria Assafrica e Mediterraneo, Patrizia Mauro. “Molte delle nostre aziende hanno già avviato cooperazioni bilaterali con realtà di Bengasi in settori come logistica, formazione tecnica, sanità, arredamento e infrastrutture”. Il quadro si estende anche a Tripoli, dove il 27 aprile è previsto un seminario dedicato allo stato delle relazioni economiche bilaterali e alle prospettive di cooperazione. Il dato che emerge, dunque, è una domanda crescente di partenariato con l’Italia, in una fase in cui la riattivazione della spesa pubblica e dei programmi di sviluppo sta riaprendo spazi operativi concreti per le imprese.
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