Libri liberi? Meloni contro la censura di sinistra: “Per la Fiera di Roma serve il patentino antifascista”

Ci risiamo. Dopo il “bavaglio” dello scorso anno imposto alla casa editrice di destra, “Passaggio al bosco”, accusata di pubblicare libri sgraditi alla sinistra, quest’anno i “signor censori” di sinistra si rimettono in azione, con largo anticipo, chiedendo un’abiura preventiva agli editori. E meno male che la Fiera “Più libri più liberi”, dedicata alla piccola e media editori dal 6 all’8 dicembre 2026, già dal titolo doveva annunciare uno spazio di democrazia per tutti. Niente da fare. Ed è la premier Giorgia Meloni la prima a indignarsi.
Fiera “più libri più liberi”, la denuncia della Meloni: “Censura”
“Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria ‘Più libri più liberi’, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il ‘patentino antifascista’, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono”, scrive su X la presidente del consiglio Giorgia Meloni. Che va alle conclusioni. “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno – conclude – Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”.
Nel claim dell’evento del 6 dicembre, a Roma, viene detto che “è una fiera di Roma dedicata esclusivamente all’editoria indipendente: cinque giornate dove scoprire le novità e i cataloghi di oltre 600 editori, incontrare autori, assistere a performance musicali, reading e dibattiti. Un’occasione da non perdere per lettori e addetti ai lavori”. Ma il tema del pregiudizio politico era già sorto in passato. Nel dicembre 2025, la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco aveva scatenato un duro scontro. In quell’occasione, figure come Zerocalcare e Alessandro Barbero firmarono un appello contro la presenza di editori vicini a ideologie di estrema destra, mentre l’Associazione Italiana Editori (AIE) respinse le richieste di esclusione parlando di “no alla censura. Non mancarono le pagliacciate neglio stand “antifascisti”, alcuni dei quali ospitavano e vendevano libri “fascisti”…
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