L’Iran piange Ali Khamenei: secondo giorno di esequie tra lacrime e slogan anti America. Attesi a Teheran 20 milioni di fedeli

05 Luglio 2026 - 09:44
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L’Iran piange Ali Khamenei: secondo giorno di esequie tra lacrime e slogan anti America. Attesi a Teheran 20 milioni di fedeli

Funerali Ali Khamenei, secondo giorno di esequie tra disperazione e slogan anti americani. Assente il successore Mojtaba, domani il feretro in Iraq

Teheran si ferma per dire addio ad Ali Khamenei. Centinaia di migliaia di persone si sono radunate nel complesso della Grande Moschea per la preghiera pubblica dedicata alla Guida Suprema e ai quattro membri della sua famiglia morti nel primo giorno dei raid americani e israeliani sull’Iran, il 28 febbraio. A guidare la funzione un uomo che di storia ne ha vista parecchia: l’ayatollah Jafar Sobhani, 97 anni, voce religiosa che porta con sé decenni di autorità sciita. Dagli altoparlanti, intanto, continuano a rimbalzare gli stessi slogan di sempre – “Morte all’America”, “Morte a Israele” – come se il tempo, in quel punto della piazza, si fosse fermato a qualche decennio fa.

In prima fila, tre dei figli di Khamenei: Massoud, Meysam e Mostafa. Accanto a loro il presidente Masoud Pezeshkian, lo speaker del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, e il comandante dei Guardiani della Rivoluzione, il generale Ahmad Vahidi. Un allineamento di potere completo, quasi da manuale. Manca invece Mojtaba, il figlio designato come successore, l’uomo che dovrebbe ereditare il ruolo più alto della Repubblica Islamica. Non è una sorpresa: non si mostra in pubblico da quando è stato nominato. Il successore si nasconde, per motivi legati alla sua sicurezza e alla sua incolumità personale.

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Il feretro resterà esposto fino a stasera, poi domani partirà la processione funebre per le strade della capitale. Il governo ha dichiarato festivi oggi e lunedì per permettere la partecipazione di massa: le autorità si aspettano tra i 15 e i 20 milioni di persone nella sola Teheran, un numero che trasforma il funerale in un evento di scala quasi impossibile da immaginare altrove. La cerimonia arriva mentre sono in corso i negoziati con Washington, dopo la firma, il mese scorso, di un memorandum d’intesa per chiudere il conflitto. Piazze piene e un apparato di potere compatto sembrano il modo migliore per arrivare al tavolo negoziale con un’immagine di forza. Dopo la processione di domani, la bara toccherà diverse città iraniane e anche l’Iraq, dove vive una consistente comunità sciita, prima della sepoltura di giovedì a Mashhad, città natale di Khamenei. Un lungo viaggio, pensato per far vedere il lutto a quanto più Paese possibile.

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