Addio compagno Adolfo (Lazzaroni), che in sella alla tua bicicletta hai regalato ad Abbiategrasso il ‘diritto al piacere’
“Caro Adolfo non era contemplato che tu ci lasciassi dopo appena esserci rivisti.
Non hai tardato molto a raggiungere il tuo più grande amico ma potevi tardare non penso che fosse il tempo. Perdo con te un buon amico e l’unica persona con cui avevo lunghi colloqui su Abbiategrasso. Lasci un grande dispiacere per i tuoi amici e un grande dolore per i tuoi cari,ma lasci un ricordo indelebile alla tua città:
L’ Abbiategusto una grande manifestazione che tu hai voluto con enorme impegno e caparbietà”
Caro Adolfo, ho pensato che per prime avresti apprezzato le parole che ti ha dedicato con affetto il Maestro e tuo grande amico Ezio Santin. Ieri sera, poche ore dopo aver ricevuto la terribile notizia dal nostro comune amico Gallo, sono passato dalla fiera, poi in Annunciata, ergo al bar Castello, dove in perfetta solitudine ho brindato con un calice di champagne alla tua parabola umana (e politica), stroncata d’improvviso un sabato mattina d’estate.
Che cos’abbia significato Adolfo Lazzaroni per Abbiategrasso, ed Abbiategraso per Adolfo Lazzaroni, crediamo d’averlo condensato solo pochi mesi fa, in morte del suo eterno sodale Arcangelo Ceretti. Parole che oggi, amaramente e tristemente, risuonano ancor più vere.
“Due i colpi di genio della stagione Ceretti, il cui vero uomo d’azione, collegamento tra pensiero e azione, sodale e pretoriano, fu Adolfo Lazzaroni: la Fondazione Abbiatense ed Abbiategusto. Con la prima, autentico coup de theatre frutto anche della cerettiana capacità di farsi apprezzare a destra e altrove (Ombretta Colli in Gaber che da presidente della Provincia di Milano viene in piazza Castello ed elogia Abbiategrasso, ‘città più bella della Provincia’; il rapporto con Milena Bertani, già assessore regionale e presidente del Parco Ticino), realizza un autentico braccio armato del Comune, poi seppellito dai gangli mostruosi della burocrazia e dalla incapacità, forse, di farla prosperare. Eppure Ceretti fu capace di feconda interlocuzione con la Lombardia di Formigoni, che fa affluire decine di milioni di euro per Annunciata e Palazzo Stampa. Si infrange il sogno dell’università ma nasce Abbiategusto, geniale trasposizione del diritto al piacere e al godimento individuale di marxiana memoria, che i già compagni Ceretti e Lazzaroni portano ad Abbiategrasso nei primi anni 2000, mettendo in pratica quello che Marcello Dell’Utri spiega a Leonardo Notte nella splendida serie 1992 (‘Notte, le vostre idee le abbiamo realizzate noi, io e Berlusconi, con le televisioni’).
Con Abbiategusto (quello vero, non quello di oggi: altri tempi, altri uomini, anche altri budget ma soprattutto altro pensiero), Ceretti,e poi Fossati Albetti Arrara e Nai, senza mai spezzarne la continuità (prova di saggezza), tramutano Abbiategrasso in una sorta di comune hippie del gusto, con gente da ogni dove, d’Italia e del mondo, e i grandi Ezio e Renata Santin che portano ad Abbiategrasso il gotha della cucina italiana. Nel 2008 arriva un quasi sconosciuto Enrico Bartolini, oggi assiso sul trono di 14 stelle Michelin”.
Me li ricordo quegli occhi gioiosi fin quasi alle lacrime, mentre quella domenica pomeriggio del 2006 (o 2007, non ricordo) percorremmo, tu su una mountain bike tipo 69 euro e 90 al discount, io a piedi, via Ticino dalla fiera verso il centro, su cui s’era riversata una folla di migliaia di persone (almeno 10-15, quel pomeriggio fatato) per realizzare il tuo sogno di ‘democratizzare’ l’alta cucina, di portare la gente più semplice a contatto con l’alta cucina, a prezzi enormemente inferiori rispetto a quelli praticati nei ristoranti dei dioscuri della cucina (i grandi chef) che convinti da te con la determinante complicità di Renata ed Ezio Santin venivano a cucinare in quei formidabili (e irripetuti) anni: i Cerea, Davide Oldani, Luigi Taglienti, Enrico Bartolini e tanti altri.
Come ogni essere umano hai commesso qualche errore, persino in quella stagione gloriosa, chiudendo gli occhi su qualche coperto di troppo servito (poi comunque ‘rammentato’ grazie alla generosità dei cuochi), ma l’elenco dei meriti sopravanza abbondantemente quello dei difetti.
Abbiategrasso ha visto all’opera due Lazzaroni: il pretoriano dei Lavori Pubblici di Ceretti, 100 miliardi di opere pubbliche a cavallo tra i Novanta e i primi 2000 (anni), poi il gaudente che aveva introiettato la lezione di Stefano Bonilli (il Gambero Rosso nasce come supplemento del Manifesto) e soprattutto di Carlin Petrini, di cui presentammo il livre de chevet, Slow Food Revolution, una domenica mattina con Silvio Barbero, co protagonista di quegli anni.
Da quell’Abbiategusto, intellettuale ma ovviamente anche materico, siamo passati ai correnti anni bui, dove non esiste più alcun comitato dei saggi che avevi chiamato a collaborare (Maurizio Santin, Marco Tacchella, Stefano Guaita, Pier Strazzeri, il maestro Andrea Besuschio), ma in compenso si misura il successo sulla base della vendita di tortellini. Che tristezza. Sarebbe forse maggiormente più rispettoso toglierlo, quel nome, ad una kermesse che ha pressoché del tutto smarrito lo spirito (e l’ampio spettro di idealità) delle ruggenti, pionieristiche, eroiche origini. Di primordi ormai sepolti, dal tempo e dalla mediocrità. Intellettuale e di pensiero, in primis.
In entrambre quelle stagioni, con Alberto Fossati che pur da non gaudente ti lasciò spazio, così come fece intelligentemente Roberto Albetti nel 2007 dopo la prima sconfitta della sinistra abbiatense in tanti anni, assurse a protagonista (seppure nascosta) Roberta Nencini, la prima ad introdurre una comunicazione professionale nella gestione delle dinamiche amministrative ed in seno ad Abbiategusto, che Roberta curò nei primi e decisivi anni (appunto sul versante comunicativo).
Era questa la grande dote del compagno Adolf, come lo chiamava scherzosamente Maurizio Santin: sapersi circondare di persone capaci, autorevoli, senza alcuna paura di cedere pezzi di visibilità o di merito, che lui rifiutò quasi sistematicamente, pur avendo la sua testa, spesso dura e coriacea sino al limite.
Sugli ultimi anni, sulle spalle alzate, le risate di sussiego, sui veri e propri tradimenti, stendiamo un pietosissimo velo. Leggendo la mole di zuccherose ed ipocrite banalità di queste ore verrebbe voglia di mandare tutti a scoa’ el mar, come direbbe il grande Gianni Brera fu Carlo (mentre io che valgo mezz’unghia di Brera li avrei mandati direttamente a fare in culo). Parlo anche, e forse soprattutto, di chi è stato (o avrebbe dovuto) esserti vicino, ed invece non ha perso l’occasione di stare zitto, dopo quanto detto e fatto (o non fatto) negli ultimi anni, in cui questi stessi cantori dell’ultimo istante ti avevano bellamente riposto su un’altarino polveroso e nascosto. Ma tant’è, la riconoscenza e la gratitudine appartengono a una sparuta minoranza di esseri umani.
Ci sarà tempo di gioire, tutti insieme, anche con te, quando pochi mesi fa ci siamo visti con Ezio , Renata Santin e l’onorevole Umberto Maerna, già federale del Msi-Dn, che in anni lontani sarebbe stato impossibile incrociare amichevolmente neppure per un caffè, ma che oggi ci sta portando ad ottenere, speriamo presto, quel che tu sai.
Superfluo dilungarci. La tristezza di questo addio senza possibilità di un commiato prende il sopravvento. Ma stai certo che non dimenticheremo Adolfo Lazzaroni da Biegrass, asso dell’Audace, uomo delle Poste, compagno, assessore, 100 miliardi di opere pubbliche e manco l’ombra di un sospetto sulla probità morale (avresti potuto fare robuste creste su tutto, non ne facesti manco una, coi miei occhi ti vidi regolare un conto da 108 euro, di tasca tua, perché qualcuno si era dimenticato di saldarlo…).
Adolfo Lazzaroni che portò l’haute cuisine all’Annunciata, con Renata Santin a ballare scatenata; Adolfo Lazzaroni che portò a tavola i piatti di Gualtiero Marchesi ed Ezio Santin, mentre fuori dall’Annunciata qualche imbecille se dicente barricadere contestava senza capire (del resto, non c’hanno mai capito un’acca, e tu li hai conosciuti da vicino). Adolfo Lazzaroni che convinse Massimo Spigaroli, il produttore di salumi e culatello amico di Re Carlo e di Alain Ducasse.
Ci dovremmo trovare a cena tutti insieme, per ricordarti, in uno dei luoghi simbolo dove hai portato la felicità che deriva dal buono che si lega al bello. Lo faremo.
A buon rivederci, compagno Adolf(o), che hai lasciato un segno indelebile.
Con sincero affetto, tuo (camerata) Fabrizio Provera
Il caro Adolfo riposa presso la Casa Funeraria di Abbiategrasso, V.le Papa Giovanni XXIII n°38
L’ultimo saluto al caro Adolfo verrà dato Martedì 7 Luglio alle ore 16,00 presso la Casa Funeraria di Abbiategrasso, indi alla cremazione.
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