Lo stile di Adolfo Coppedè in mostra a Firenze
Disegni, progetti e documenti d’archivio hanno raccontato a Firenze la figura di Adolfo Coppedè, protagonista dell’architettura italiana del primo Novecento, tra tradizione artigianale, eclettismo e nuove sperimentazioni.
L’Archivio di Stato di Firenze ha dedicato all’architetto fiorentino Adolfo Coppedè (1871-1951) la mostra Adolfo Coppedè. Tradizione locale e respiro internazionale, inaugurata il 23 settembre 2023 in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. L’esposizione, successivamente prorogata fino al 2 febbraio 2024, ha permesso di riscoprire una delle personalità più interessanti dell’architettura civile italiana della prima metà del Novecento.
La mostra ha rappresentato anche l’occasione per valorizzare un consistente nucleo documentario dell’archivio Coppedè, depositato presso l’Archivio di Stato di Firenze nel 1999 e acquistato dal Ministero nel 2020.
Adolfo Coppedè, dalle botteghe fiorentine all’architettura
Il percorso espositivo ripercorreva le diverse fasi della carriera di Adolfo Coppedè, a partire dalla formazione all’interno della bottega di intaglio del padre, La Casa Artistica, fino ai primi lavori architettonici realizzati all’inizio del Novecento.
Quell’esperienza nel mondo dell’artigianato e delle arti decorative ebbe un ruolo fondamentale nella formazione del suo linguaggio, caratterizzato dalla capacità di combinare architettura, decorazione e progettazione degli interni.
Nel corso della sua attività Coppedè sviluppò infatti uno stile personale capace di dialogare con differenti correnti artistiche, passando dall’eclettismo alle suggestioni Liberty fino alle influenze razionaliste degli anni Trenta.
Il successo della Nuova Borsa di Genova
Uno dei momenti centrali della carriera dell’architetto fu il progetto per la decorazione degli interni del palazzo della Nuova Borsa di Genova, realizzato tra il 1909 e il 1912.
Proprio a questa importante commissione era dedicata una delle sezioni della mostra fiorentina. Tra i materiali esposti figuravano anche i cartoni preparatori delle vetrate e del lucernario del salone, presentati al pubblico per la prima volta nell’ambito dell’esposizione.
Disegni e progetti permettevano così di osservare il metodo progettuale di Coppedè e la particolare attenzione riservata al rapporto tra struttura architettonica e apparato decorativo.
Le opere di Adolfo Coppedè a Firenze
Un’ampia parte dell’esposizione era dedicata al legame tra l’architetto e la sua città natale.
Tra le opere fiorentine documentate figuravano Villa Pagani Nefetti a Bellosguardo, il Teatro-giardino Alhambra e il Teatro Savoia.
Accanto ai progetti effettivamente realizzati trovavano spazio anche quelli rimasti sulla carta, tra cui una monumentale galleria pensata per il centro storico di Firenze, tra il Duomo e San Lorenzo. Il progetto suscitò all’epoca anche una dura critica da parte di Gabriele D’Annunzio.
La mostra consentiva quindi di osservare non soltanto gli edifici entrati a far parte del patrimonio architettonico cittadino, ma anche le idee attraverso le quali Coppedè immaginava una trasformazione più ampia del tessuto urbano fiorentino.
Dall’eclettismo al razionalismo
Le sette sezioni tematiche dell’esposizione documentavano anche l’evoluzione stilistica dell’architetto.
Ai primi lavori, fortemente legati all’ambiente artigianale e decorativo fiorentino, seguivano progetti nei quali emergeva quell’eclettismo che caratterizzò più in generale la produzione della famiglia Coppedè.
Negli anni Trenta il linguaggio di Adolfo si avvicinò invece anche alle nuove tendenze razionaliste. Tra gli esempi presentati figurava il progetto, mai realizzato, per il Palazzo del Littorio a Roma.
Questa varietà testimonia la capacità dell’architetto di confrontarsi con il mutare del gusto e della cultura progettuale senza rinunciare alla propria formazione.
Il rapporto con gli artisti e le imprese fiorentine
La produzione di Adolfo Coppedè fu profondamente legata anche al tessuto artistico e produttivo della Toscana.
Il percorso metteva in evidenza le collaborazioni con personalità e realtà importanti del territorio, tra cui Galileo Chini, la fonderia del Pignone e la Regia Scuola d’arte applicata all’industria “Richard-Ginori” di Sesto Fiorentino.
Questi rapporti mostrano come l’attività dello Studio Coppedè non fosse limitata alla progettazione degli edifici, ma coinvolgesse arti decorative, lavorazioni artigianali e produzione industriale.
Uno spazio dedicato a Gino Coppedè
La mostra comprendeva inoltre uno spazio multimediale dedicato a Gino Coppedè, fratello di Adolfo e anch’egli protagonista della storia dell’architettura italiana.
Attraverso contenuti video venivano mostrati alcuni disegni provenienti dal suo archivio, conservato anch’esso presso l’Archivio di Stato di Firenze. Il confronto permetteva di riconoscere elementi comuni e differenze all’interno della produzione dei due fratelli e di comprendere meglio il particolare linguaggio sviluppato dalla famiglia Coppedè.
La valorizzazione dell’archivio Coppedè
L’esposizione non aveva soltanto un valore storico e artistico, ma poneva l’attenzione anche sulla conservazione del patrimonio documentario.
Una sezione era dedicata al progetto Art Bonus, attraverso il quale era possibile contribuire al restauro di alcuni materiali appartenenti all’archivio Coppedè.
Il percorso comprendeva inoltre un approfondimento sul Laboratorio di restauro dell’Archivio di Stato di Firenze, mettendo in evidenza il lavoro necessario per conservare documenti, disegni e testimonianze destinati alle generazioni future.
Alla mostra è stato dedicato anche un catalogo, Adolfo Coppedè. Tradizione locale e respiro internazionale, curato da Chiara Cappuccini e pubblicato da Sillabe nel 2023.
Un viaggio nell’architettura italiana del Novecento
Attraverso disegni, documenti, progetti e materiali provenienti dagli archivi, la mostra fiorentina ha offerto una lettura articolata della personalità di Adolfo Coppedè, mostrando il suo rapporto con Firenze ma anche la dimensione nazionale e internazionale della sua attività.
Un percorso che ha permesso di comprendere come tradizione artigianale, decorazione, architettura e sperimentazione abbiano convissuto nella produzione di un progettista capace di attraversare diverse stagioni dell’architettura italiana del Novecento.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
2
Antipatico
0
Lo amo
1
Comico
0
Wow
1
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)