Luigi Di Maio, dal sogno di diventare premier alla “missione” come inviato nel Golfo: la storia (tra luci e ombre) dell’ex 5 Stelle
La storia di Luigi Di Maio, l’ex pentastellato: ecco che cosa fa oggi
Torna a parlare Luigi Di Maio, ex esponente di spicco del Movimento 5 Stelle e oggi inviato speciale dell’UE nel Golfo Persico, dopo un lungo periodo lontano dai riflettori italiani. In un’intervista a Sette del Corriere della Sera, l’ex pentastellato ha ripercorso alcuni dei passaggi più delicati della sua carriera politica: dal governo gialloverde al rapporto logorato con Giuseppe Conte, fino al patto con Matteo Salvini che alla fine non si concretizzò mai. Insomma, un recap a tutto tondo dei suoi passi in politica, cominciati un po’ di anni fa.
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Gli esordi tra Pomigliano e i Meetup di Grillo
Luigi Di Maio nasce il 6 luglio 1986 ad Avellino e cresce a Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, primogenito di un imprenditore edile con un passato politico nella destra missina e poi in Alleanza Nazionale. Dopo il liceo classico si iscrive a Ingegneria informatica alla Federico II, per poi passare a Giurisprudenza – corso che non porterà mai a termine. Nel frattempo si dedica a lavori diversi, dal webmaster al cameriere, dall’assistente allo stadio San Paolo al manovale nell’azienda di famiglia. La svolta arriva nel 2007, quando apre la piattaforma Meetup di Pomigliano d’Arco aderendo all’iniziativa di Beppe Grillo, da cui nascerà due anni dopo il Movimento 5 Stelle. Il primo tentativo elettorale, alle comunali del 2010, si chiude con appena 59 preferenze e nessuna elezione.
Il salto arriva nel 2013: eletto alla Camera, diventa a marzo lo stesso anno il più giovane vicepresidente di Montecitorio nella storia repubblicana. Negli anni successivi scala rapidamente la gerarchia interna del Movimento, entrando nel “direttorio” dei cinque parlamentari scelti da Grillo e venendo indicato da Forbes tra i trenta politici under 30 più influenti d’Europa. Nel 2017 vince le primarie online del M5S con circa l’82% dei consensi, diventando capo politico del Movimento e candidato premier.
Governo, potere, e la spaccatura interna
Alle politiche del 2018 viene rieletto con oltre il 63% dei voti nel suo collegio campano, diventando vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo Economico nel governo Conte I. Durante il suo mandato promuove il Decreto Dignità contro il precariato e frena le trivellazioni offshore, scelte che raccolgono giudizi contrastanti tra chi le considera un argine alle tutele dei lavoratori e chi le boccia come un danno all’autonomia energetica del Paese. Sul fronte estero, la sua apertura alla Via della Seta cinese e gli incontri con i gilet gialli francesi provocano tensioni diplomatiche non da poco.
Nel 2019, dopo il crollo elettorale alle Europee, passa al ministero degli Esteri nel Conte II, il più giovane della storia repubblicana a ricoprire quel ruolo. Ma nel gennaio 2020 arrivano le dimissioni improvvise da capo politico, con un discorso al Tempio di Adriano in cui denuncia attacchi interni “alle spalle”. Resta comunque ministro degli Esteri anche nel governo Draghi, di cui è tra i primi sostenitori nel Movimento.
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La rottura con Conte
Le tensioni con Giuseppe Conte, nel frattempo diventato presidente del M5S, esplodono nel 2022 sulla posizione da tenere verso l’invasione russa dell’Ucraina: Di Maio accusa Conte di ambiguità sull’Ucraina e di leadership “immatura”. Il 21 giugno 2022 lascia il Movimento portando con sé oltre 60 parlamentari – la più ampia scissione della storia repubblicana – e fonda prima “Insieme per il futuro”, poi, insieme a Bruno Tabacci, il partito Impegno Civico. Il progetto naufraga alle elezioni del 2022: la lista non supera l’1% dei consensi a livello nazionale, e lo stesso Di Maio viene sconfitto nel suo collegio da Sergio Costa, ex ministro pentastellato, restando fuori dal Parlamento per la prima volta dal 2013. Il giorno dopo il voto ammette pubblicamente la sconfitta e si complimenta con Giorgia Meloni e Giuseppe Conte, i “due vincitori” di quelle elezioni.
La nuova vita da inviato UE nel Golfo
Uscito di scena dalla politica italiana, Di Maio si ricostruisce un ruolo sul piano internazionale: a novembre 2022 si candida a rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Golfo Persico, un incarico legato anche alla gestione delle forniture energetiche verso Bruxelles, sostenuto – secondo diverse ricostruzioni – dall’endorsement di Mario Draghi. Nell’aprile 2023 l’Alto rappresentante UE Josep Borrell lo indica ufficialmente come il candidato più adatto, ed entra in carica il 1° giugno 2023. A inizio 2025 viene riconfermato nell’incarico fino al febbraio 2027, mentre nel maggio 2026 entra a far parte dell’European Council on Foreign Relations.
Una traiettoria, quella di Di Maio, che passa dal sogno di guidare il governo italiano a un ruolo defilato ma di rilievo nella diplomazia europea, con più di un’ombra lungo il percorso, dalle accuse di voltafaccia ideologico alla débâcle elettorale del 2022, ma anche innegabili luci, a partire dalla rapidità con cui, appena trentenne, è arrivato ai vertici delle istituzioni italiane.
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