Madre e figlia uccise dalla ricina, la procuratrice: “Pista dell’avvelenamento accidentale improbabile”
Parla a LaPresse e ritiene improbabile un avvelenamento da ricina accidentale, la procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, titolare dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvenuta alla fine di dicembre 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso. La precisazione si inserisce nel dibattito scatenato dalle dichiarazioni di esperti circa l’ipotesi che l’intossicazione possa essere stata accidentale. Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, e la medico legale Benedetta Pia De Luca, che ha eseguito le autopsie, hanno chiarito che gli accertamenti medico-scientifici hanno consentito di stabilire l’intossicazione da ricina, ma non di determinare se l’assunzione sia stata accidentale oppure provocata da terzi. Anche l’ex magistrato Antonio Di Pietro, in un’intervista al Corriere della Sera, ha sostenuto che non sia ancora possibile considerare dimostrata l’ipotesi dell’omicidio volontario. La procuratrice Antonelli non esclude dunque formalmente la pista accidentale, precisando che vengono raccolti elementi “su tutte le piste possibili”, ma la definisce “francamente, la più improbabile”. La valutazione della Procura tiene conto del complesso degli elementi acquisiti nell’attività investigativa, più ampio rispetto ai soli dati medico-scientifici. Il fascicolo aperto all’inizio di aprile dalla Procura di Larino resta per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, a carico di ignoti. Al momento non risultano persone indagate come possibili responsabili delle due morti.
Legale Di Vita: “Possibile anche più di una esposizione alla ricina”
Non una sola assunzione di ricina, ma anche due o più esposizioni alla sostanza. È uno degli scenari che, secondo Vittorino Facciolla, legale di Gianni e Alice Di Vita, parti offese nel procedimento, non può essere escluso nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita a Pietracatella.”Non si riesce a capire neppure qual è il tempo di manifestazione della ricina rispetto all’assunzione”, ha affermato Facciolla sulla emittente locale Telemolise, sottolineando la scarsità di studi scientifici in grado di definire con certezza l’intervallo tra l’ingestione della tossina e la comparsa dei primi sintomi. Il legale richiama in particolare l’attenzione sulla cena del 23 dicembre, a lungo esaminata dagli investigatori come possibile momento dell’esposizione. Quella sera nell’abitazione di Pietracatella erano presenti Gianni Di Vita, la moglie Antonella e la figlia Sara, mentre la figlia maggiore Alice era fuori casa.Secondo la ricostruzione richiamata da Facciolla, i primi sintomi si manifestarono la mattina di Natale: intorno alle 9 per Sara e verso mezzogiorno per Antonella. “A distanza di 36 e 40 ore, quindi incompatibili anche con questa iniziale ricostruzione”, sostiene il legale, osservando tuttavia che un’altra parte della letteratura scientifica indica la possibilità che le prime manifestazioni compaiano anche dopo circa 36 ore.Proprio l’incertezza sui tempi porta la difesa a sollevare un ulteriore interrogativo. “Siamo di fronte ad un’assenza assoluta di studi significativi sulla ricina che consentano una ricostruzione che possa essere quantomeno plausibile”, afferma Facciolla. Alla domanda se sia possibile ipotizzare due, tre o anche più esposizioni alla sostanza, il legale risponde: “Assolutamente sì”. L’ipotesi delle esposizioni multiple non risulta al momento accertata e rappresenta una delle possibilità indicate dalla difesa. Gli accertamenti medico-scientifici hanno stabilito che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morirono per intossicazione acuta da ricina, mentre resta da individuare il veicolo attraverso il quale la sostanza entrò nei loro organismi.
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