Malattie del fegato, allarme in Europa: «Ogni giorno 780 morti evitabili»
Dalla Commissione EASL-Lancet l’appello a inserire le patologie epatiche nelle strategie globali contro le malattie non trasmissibili. SIGE: «Prevenzione e diagnosi precoce delle malattie del fegato siano priorità sanitarie»
La cirrosi e il tumore del fegato continuano a provocare centinaia di morti ogni giorno in Europa, nonostante siano in larga parte prevenibili attraverso il contrasto ai principali fattori di rischio: consumo di alcol, obesità e sedentarietà.
A lanciare l’allarme è l’editoriale pubblicato il 9 maggio sulla rivista scientifica The Lancet, che richiama le conclusioni della seconda Commissione EASL-Lancet dell’Associazione Europea per lo Studio del Fegato. La Commissione ha evidenziato l’urgenza di integrare le malattie epatiche nelle strategie globali dedicate alle patologie non trasmissibili.
Secondo quanto riportato dalla Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE), la salute del fegato continua infatti a essere trascurata nelle agende sanitarie internazionali.
I numeri: 780 decessi al giorno in Europa
I dati raccolti dalla Commissione mostrano un quadro particolarmente critico. In Europa circa 780 persone muoiono ogni giorno a causa di cirrosi o tumore del fegato. Le patologie epatiche rappresentano inoltre la seconda causa di perdita di anni di vita lavorativa, precedute soltanto dalla cardiopatia ischemica.
Già nel 2021 la prima Commissione EASL-Lancet aveva denunciato l’impatto crescente delle malattie del fegato sul sistema sanitario e socioeconomico europeo, evidenziando una gestione ancora insufficiente del problema.
Alcol, obesità e sedentarietà tra i principali fattori di rischio
«Alcune delle principali condizioni alla base delle patologie epatiche, come consumo di alcol, sovrappeso e inattività fisica, sono comuni anche ad altre malattie non trasmissibili ed è quindi fondamentale modificare questi comportamenti», ha dichiarato Edoardo G. Giannini, presidente della SIGE e direttore della Clinica Gastroenterologica dell’Università di Genova e dell’IRCCS Policlinico San Martino.
Secondo Giannini, intervenire sugli stili di vita avrebbe effetti positivi non solo sulla salute del fegato, ma sul benessere generale della popolazione, in linea con il principio di “one health”, che integra salute umana, ambientale e sociale.
Italia, cresce il rischio legato a sovrappeso e obesità
La situazione italiana desta particolare preoccupazione. Le proiezioni demografiche e sanitarie indicano che entro il 2050 tra il 60 e il 70% della popolazione adulta potrebbe trovarsi in condizioni di sovrappeso o obesità.
L’eccesso ponderale rappresenta il principale fattore di sviluppo della MASLD, la malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica, una patologia spesso silenziosa che rischia di trasformarsi in una vera emergenza sanitaria, sociale ed economica.
«Non possiamo permettere che il fegato resti la sentinella muta dei fallimenti delle politiche alimentari e sociali», ha sottolineato Giannini, ribadendo la necessità di puntare su prevenzione e diagnosi precoce della fibrosi epatica piuttosto che limitarsi al trattamento delle forme avanzate di malattia.
L’appello della SIGE alle istituzioni
La SIGE sostiene l’approvazione di una risoluzione dell’Assemblea Mondiale della Sanità che inserisca ufficialmente le malattie epatiche tra le priorità delle strategie globali contro le patologie non trasmissibili. Sul piano nazionale, la società scientifica chiede inoltre campagne di sensibilizzazione sui rischi legati al consumo di alimenti ultra-processati e una promozione più incisiva di stili di vita sani. «Solo attraverso una concreta applicazione delle evidenze scientifiche in politiche sociosanitarie efficaci potremo proteggere la salute delle future generazioni», conclude Giannini.
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