Malattie neurodegenerative, nuovo tracciante PET individua l’infiammazione cerebrale prima dei sintomi

13 Luglio 2026 - 14:30
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Malattie neurodegenerative, nuovo tracciante PET individua l’infiammazione cerebrale prima dei sintomi

Un nuovo studio, nato dalla collaborazione tra l’Università Statale di Milano e l’Università di Stanford e pubblicato sulla rivista PNAS, identifica un nuovo tracciante per la PET, tecnica di imaging in grado di rilevare l’infiammazione sistemica e cerebrale, visualizzando con anticipo e precisione patologie croniche e neurodegenerative

Milano, 13 luglio 2026 – Uno studio condotto dal gruppo di ricerca di Valentina Straniero dell’Università Statale di Milano e da quello di Michelle L. James, dell’Università di Stanford (USA), ha identificato un nuovo tracciante per la PET, l’esame diagnostico di imaging che utilizza un tracciante radioattivo per visualizzare funzioni metaboliche di organi e tessuti.

La particolarità del nuovo tracciante MGX-110S, radiomarcato con l’isotopo fluoro-18, è la capacità di legarsi al recettore GPR84, una proteina presente sulle cellule mieloidi, coinvolte nelle risposte infiammatorie: grazie a questo legame, il radiofarmaco rivela in modo altamente selettivo l’attivazione delle cellule mieloidi pro-infiammatorie, un processo chiave in numerose patologie croniche e neurodegenerative.

Gruppo di ricerca Università di Milano

I risultati degli studi condotti mostrano come questo tracciante consenta di visualizzare con elevata sensibilità sia l’infiammazione cerebrale che quella sistemica in diversi modelli animali, superando gli attuali standard di imaging e permettendo di evidenziare con anticipo e precisione i processi patologici associati a diverse patologie neurodegenerative, tra cui la malattia di Alzheimer e la sclerosi multipla.

“Questo approccio di imaging di nuova generazione apre nuove prospettive per la diagnosi precoce e la stadiazione di molte patologie neurodegenerative, il monitoraggio della risposta a terapie anti-infiammatorie e lo sviluppo di strategie terapeutiche più mirate” commenta Valentina Straniero, autrice dello studio e professoressa di chimica farmaceutica presso il dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Ateneo.

Gruppo di ricerca Università di Stanford

Grazie alla capacità di “fotografare” in modo non invasivo e altamente selettivo l’attività infiammatoria nell’organismo e nel cervello, questo tracciante potrebbe diventare in futuro uno strumento prezioso per comprendere l’evoluzione di malattie neurodegenerative e valutare l’efficacia dei trattamenti, contribuendo allo sviluppo di una medicina sempre più personalizzata.

La ricerca prosegue ora verso la possibile applicazione clinica del nuovo tracciante. Alessia Lanzini, dottoranda dell’Università Statale di Milano e coautrice dello studio, sta infatti proseguendo l’attività di laboratorio presso il James Lab dell’Università di Stanford per approfondire il potenziale impiego del tracciante nella diagnosi e nel monitoraggio di diverse patologie caratterizzate da processi infiammatori.

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