Mancini da traditore a salvatore della Patria: aspettando il commissario, l'Italia ha il Commissario Tecnico ed è tornata dove le compete

06 Ottobre 2026 - 00:50
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Il commento dopo la vittoria degli Azzurri per 3-1 contro la Turchia in Nations League

Da traditore a salvatore. Della patria. Della Nazionale. Del nostro calcio. In quattro partite, compresa quella deludente in avvio con il Belgio, Roberto Mancini ha riportato l’Italia dove nessuno avrebbe immaginato. Cioè nel posto in classifica che ci compete: dietro la Francia, ma davanti a Belgio e Turchia, che avevano dignitosamente partecipato ai Mondiali. Ma anche nel posto dove fioriscono le speranze dei giovani: da Kayode ai fratelli Esposito, da Doumbia a Vergara e tutti gli altri tornati grandi (Bastoni, Fagioli…) dopo essere stati rimpiccioliti.

Aspettando il commissario (sarà Malagò), intanto c’è già la certezza di un ottimo Commissario Tecnico, da esaltare insieme alle prove degli azzurri che hanno battuto 3-1 la Turchia.

I GIUDIZI

Galvanizzato dalla ritrovata aura azzurra, Donnarumma ha portato a casa un’altra bella prestazione, anche se non sottolineata dal clean sheet, che non si è mai goduto in questa Nations League.

In difesa Di Lorenzo, riposato dal recente paio di panchine, ha confermato di essere ancora signorile nell’interpretazione del ruolo, con allegato assist per il goal del vantaggio firmato da Scamacca. Quando è uscito, ha lasciato il posto a Kayode, che però si è colpevolmente distratto sul momentaneo pari turco. Puntigliosi al centro sia Mancini che Bastoni, entrambi ben disposti a staccarsi di dosso l’etichetta di difensori specializzati unicamente nella disposizione “a 3”. A sinistra si è piazzato Ruggeri, che rispetto agli altri colleghi di fascia ha meno classe (Dimarco) e/o prestanza (Calafiori), ma riesce a compensare con generosa umiltà. Peccato (per Ruggeri) ma per fortuna (dell’Italia) dopo un’ora è subentrato Calafiori, che ha segnato.

A centrocampo Barella in versione risparmio energetico e Romano intimidito dalla seconda occasione da titolare, quella da non fallire. Preciso tanto da sembrare perfino noioso, proprio come uno svizzero: il ragazzo se l’è cavata. Più vivo e vivace comunque Doumbia, poco coinvolto nella proposta di gioco, però utile nelle rincorse di contenimento. Poi è entrato Tonali, per dare sostanza alla gestione della vittoria.

In avanti quasi appariscente Vergara e quasi trasparente Maldini, che giocavano esterni. Molto meglio il napoletano Vergara, battezzato dal CT come ala destra del futuro: bella profezia, ma ne deve fare ancora di strada, su quella fascia… Al centro Scamacca ha giustificato con un gran goal qualche imprecisione tattica, facendosi però rimpiangere quando è stato rimpiazzato da Pio Esposito, spento fino a quando ha trovato il goal, da terminale di una combinazione Doumbia-Romano. Peccato infine per Vergara, il cui infortunio al polpaccio non farà bene al Napoli, già punito in questa sosta dagli stop di Favasuli e Olivera.

DA TRADITORE A SALVATORE

Le notizie sugli infortuni passano in secondo piano al cospetto di questa Italia che va avanti con la qualificazione in tasca, quelle tasche riempite dai sassi dei rimorsi per la rovina azzurra. Lì dove c’erano stati Spalletti e Gattuso, adesso c’è Roberto Mancini, passato in poco tempo da traditore a salvatore della patria.

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