Marco Erba commenta Mattarella: «Giovani, sbagliate senza sentirvi sbagliati»

Maggio 12, 2026 - 18:26
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Marco Erba commenta Mattarella: «Giovani, sbagliate senza sentirvi sbagliati»

Errare è umano. Di più, è necessario. Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai giovani sul «coraggio di sbagliare», pronunciate durante il dialogo con l’architetto Renzo Piano al Politecnico di Milano, hanno toccato un nervo scoperto che deve interrogare genitori ed educatori: a difficoltà, per tanti adolescenti, di convivere con il limite, il fallimento, la possibilità di non essere perfetti. Un tema che attraversa tanti ambiti, in generale una società sempre più segnata dalla prestazione. Abbiamo chiesto un commento allo scrittore e insegnante Marco Erba, che da anni lavora a stretto contatto con gli adolescenti nelle scuole superiori della provincia di Milano.

Sergio Mattarella

«Io vedo due atteggiamenti opposti dei ragazzi nei confronti dell’errore – premette Erba -, che sono due rischi. Da una parte c’è il disinteresse totale di chi sbaglia e non dà peso al suo errore, perché vive schiavo delle sue voglie. Dall’altra c’è un’ansia pazzesca. Tanti ragazzi e ragazze vivono l’errore come qualcosa di intollerabile, con una forte ansia da prestazione».

Secondo lo scrittore, le parole di Mattarella colgono nel segno proprio perché indicano una strada alternativa: «L’approccio giusto, invece, è considerare l’errore come un appiglio per scalare una montagna. Quando parti non sei mai in cima, ma ogni errore può diventare un punto da cui ripartire per crescere». Del resto, osserva lo scrittore, «la storia di qualsiasi persona di successo è costellata di errori: da Van Gogh, incompreso dai suoi contemporanei, ai grandi campioni sportivi che dopo le cadute si sono rialzati».

Ma perché oggi tanti adolescenti sembrano schiacciati dall’ansia di sbagliare? Per Erba una parte importante della risposta riguarda il mondo adulto. «Penso che in questa doppia deriva molto dipenda dall’ansia delle famiglie e da genitori troppo presenti nella vita dei figli. Con questo non voglio dire che mamma e papà debbano disinteressarsi ai propri figli. So bene che l’ansia nasce spesso anche da un desiderio autentico di bene da parte dei genitori. La difficoltà è capire che voler bene non significa impedire ai ragazzi di affrontare la loro vita, soprattutto nel momento in cui passano dall’infanzia all’adolescenza, quando bisognerebbe lasciare più spazio alla libertà, anche alla libertà di sbagliare».

L’insegnante e scrittore Marco Erba

I genitori stessi, invece, sembrano subire le pressioni di una società sempre più dominata dalla logica della prestazione e del risultato. «Quello che vedo è che il paradigma della prestazione pura e il mito del vincere stanno pervadendo troppo la nostra società e anche la scuola. Tendiamo sempre a misurare tutto, pensiamo alle classifiche di Eduscopio e a quanto sono diventate importanti nella scelta delle scuole superiori. Invece il ruolo della scuola dovrebbe essere aiutare i ragazzi a trovare ciò che desiderano davvero». Il punto, insiste, è proprio spostare lo sguardo dalla performance al desiderio. « Il desiderio è una bussola che accoglie anche il limite e l’errore. Se invece il paradigma è solo la prestazione, allora o uno corre e gareggia continuamente oppure, se si sente fuori, rischia di distruggere o di distruggersi».

Lo scrittore fa riferimento a fenomeni sempre più diffusi tra gli adolescenti: «Non è un caso che siano in aumento i reati dei giovanissimi, ma anche le forme di autolesionismo e di ritiro sociale». Impossibile non pensare alla lettera del giovane accoltellato a Milano ai suoi aggressori, pubblicata in questi giorni anche su questo portale. Un testo in cui il ragazzo invita chi ha sbagliato a rialzarsi e a non identificarsi con il male compiuto. «Una lettera bellissima – commenta Erba -. Il messaggio di Davide è proprio questo, tu non sei l’errore che fai. È una prospettiva che io trovo vicina alla giustizia riparativa: non fermarsi al passato, ma guardare alla possibilità di futuro. E anche al messaggio di don Bosco, che io ritengo uno dei più grandi educatori di tutti i tempi».

«Don Bosco sosteneva – prosegue Erba – che “in ogni ragazzo c’è un punto accessibile al bene”. Tradotto oggi: in ogni persona c’è una scintilla di bellezza». Un approccio che passa innanzitutto dalla relazione e dalla fiducia. «Uno cresce e si mette in gioco quando si sente amato da un adulto che gli apre un credito di fiducia. Don Bosco diceva che bisogna amare i ragazzi e fare in modo che si sentano amati. Questo oggi manca tantissimo».

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