Mbappé, Dembélé, Barcola, Olise: quello della Francia è l'attacco migliore di sempre? I precedenti ai Mondiali
Analizziamo tutti i grandi quartetti offensivi che hanno illuminato la storia quasi centenaria della manifestazione iridata
Le meraviglie che stanno mettendo in mostra i fortissimi attaccanti della Francia ai Mondiali 2026 sono accecanti: 3 reti al Senegal, 5 all'Iraq, 4 alla Norvegia nella fase a gironi, altre 3 alla Svezia ai sedicesimi e, sulla carta, se ne potrebbero pronosticare delle altre in maniera abbastanza semplice al Paraguay negli ottavi. E' innegabile: siamo davanti alla grande favorita per la vittoria finale, o quantomeno per l'accesso alla terza finale nelle ultime tre edizioni. Ma il dubbio è un altro: è quello del ct Didier Deschamps il miglior attacco nella storia dei Mondiali?
I FAB FOUR DI OGGI
Kylian Mbappé, 18 reti in 18 partite ai Mondiali, è il frontman, ma i suoi compagni sono tutti di livello assoluto: basti pensare che al suo servizio gioca il Pallone d'Oro in carica, Ousmane Dembélé, che ha preso il suo posto al PSG vincendo due Champions League di fila dal passaggio di Mbappé al Real Madrid. Con Dembélé giocano Bradley Barcola e Desiré Doué, che nella Francia si danno il cambio perché anche Michael Olise, il re degli assist a solo meno uno da Pelè, 5 contro 6, è inamovibile.
Solo due squadre, come fa notare Opta, contano 3 giocatori con almeno 5 contributi decisivi (goal + passaggi) durante la stessa Coppa del Mondo nel XXI secolo: il Brasile 2002 (Ronaldo, Rivaldo, Ronaldinho) e la Francia di oggi (Mbappé, Dembélé, Olise)
I FAB FOUR DI ALLORA
Non è la prima volta che la Francia si presenta ai Mondiali con un attacco atomico: la Nazionale del 1958 non è passata alla storia solo perché si arrese al primo Brasile di Pelè in semifinale, ma schierava il poderoso Just Fontaine (13 reti totali, record che per il momento resiste), Raymond Kopa (oggi c'è un premio al Pallone d'Oro che porta il suo nome e viene assegnato al miglior Under 21), Roger Piantoni e Maryan Wisnieski, capaci di portare i Galletti al bottino di 23 goal in 6 partite, una media di quasi 4 per gara che vale quella di oggi.
1958, ANNO DI GRANDI ATTACCHI
Ma se quella Francia non ha vinto in Svezia, è "colpa" del Brasile allora allenato da Vicente Feola, che dopo poche gare tolse dal campo Altafini (allora soprannominato "Mazzola" per la sua somiglianza con l'italiano) e Dino Sani per mettere Pelè e Garrincha con Vavà e Zagallo, ottenendo un quartetto esplosivo che produsse 5 reti in semifinale contro la Francia e altre 5 in finale contro la Svezia.
I CINQUE 10 DEL 1970
Forse l'attacco migliore di sempre è stato però un altro guidato da Pelè, 12 anni dopo il primo, anche questo campione del Mondo: quello del 1970. Qui i fenomeni non erano quattro, ma ben cinque, anche se Gerson (il 10 del San Paolo) giocava più a ridosso di Clodoaldo nel mezzo lasciando il fronte offensivo agli altri quattro 10: Rivelino (Corinthians), Tostao (Cruzeiro), Jairzinho (Botafogo) e appunto Pelè (Santos). Jairzinho segnò in tutte le partite giocate in quel Mondiale, Pelè lo dominò e scrisse per sempre il proprio nome nella storia di questo sport vincendo la sua terza coppa, record tutt'oggi imbattuto.
MENZIONI SPECIALI
Altri grandi attacchi, che però non arrivano a contare quattro stelle così lucenti come quelle citate, sono appunto quello del Brasile 2002 con Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho, 2006 con Kaka', Ronaldo, Adriano e Ronaldinho che però ha deluso, quello del 1994 con Bebeto e Romario, quello del 1950 con Chico, Ademir e Friaça.
L'Italia, incredibile a dirsi, ha avuto un attacco potentissimo nel 1938, quando vinse il suo secondo titolo di fila in Francia: Biavati, Meazza, Piola e Colaussi fecero il bello e il cattivo tempo contro l'Ungheria in finale.
Proprio l'Ungheria rimase imbattuta dal 1951 alla finale del 1954 persa clamorosamente contro la Germania Ovest in Svizzera: Puskas, Kocsis, Hidegkuti e Czibor formavano il fronte offensivo più forte in circolazione. E lo sapete che Puskas, otto anni dopo, nel 1962, giocò per la Spagna? Tutto vero, faceva parte di un attacco esagerato con Gento e Di Stefano, ma quest'ultimo non disputò nemmeno un minuto perché infortunato.
Tanti di quei concetti vennero ripresi e perfezionati dall'Olanda 1974, con Crujiff a guidare Rep e Resenbrink nelle scorribande e Neeskens nelle percussioni offensive, in un meccanismo che portava spesso a segnare anche il terzino sinistro Krol.
Non può mancare la Germania, che nel 1970 mandò Gerd Muller in rete 10 volte con l'ausilio di Lohr, Seeler e Grabowski e nel 2014 fece impazzire il Brasile con Klose, Muller, Ozil e il subentrante Schurrle. E non può mancare l'Argentina, che nel 1978 vinse con Kempes, Bertoni e Luque e nel 2022 ha lanciato nella leggenda Leo Messi insieme a Di Maria e Julian Alvarez.
Chiudiamo con una scelta abbastanza insolita, ma come per la Francia del 1958, anche la Polonia del 1974 con Lato, Szarmach e Gadocha avrebbe davvero meritato migliore fortuna. E nel 1982, con il fiorire di Boniek, solo la nostra difesa li fermò in semifinale.
CONCLUDENDO...
Probabilmente nessuno, tranne forse il Brasile del 1970 e del 2002, è mai riuscito a coniugare tanta potenza sulla carta a tanta resa sul campo come sta facendo la Francia oggi. Solo che la formazione di Deschamps ha una rosa ancora più profonda e una difesa molto migliore, cosa che gioca a favore della squadra, ma toglie un minimo di risalto ad un pur stellare attacco. Quindi, venendo al dunque, Mbappé, Dembélé, Olise e Barcola hanno tutto per essere ricordati come l'attacco più forte di sempre ai Mondiali, o per lo meno per essere annoverati nelle primissime posizioni della lista. Ma devono prima vincerli, e non è un dettaglio di poco conto.
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