Medici di famiglia, Piano casa e oltre. Tutte le tensioni tra i presidenti di regione di destra e il governo

17 Giugno 2026 - 06:19
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Sono esattamente la stessa maggioranza di quella nazionale, ma a livello locale iniziano a essere sempre più in rotta, su svariate questioni, con Giorgia Meloni e il suo governo. Sono i presidenti di regione di centrodestra, soprattutto quelli del nord, che con sempre più insofferenza guardano ai pasticci romani e si fanno prendere dal disfattismo: “Così non può andare avanti”. La pietra dello scandalo più recente è stata la nota gestione della riforma dei medici di famiglia. Concordata dal ministro della Salute Orazio Schillaci con i “governatori”, dopo svariate interlocuzioni in seno alla commissione Salute della Conferenza delle regioni. E poi però, per volontà del centrodestra nazionale, fatta decadere cedendo alle pressioni della categoria. A dire quanto le varie giunte regionali non l’abbiano presa bene basti la reazione di Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, che si è detto “avvilito” dalla decisione innescata dai partiti del centrodestra (tra i più critici c’era stata la Lega, che aveva parlato di una “riforma ideologica”). E che si è dimesso dal suo incarico di vicecoordinatore della suddetta commissione. Ma l’incontro della scorsa settimana in cui dal ministero della Salute hanno annunciato alle regioni che la riforma non si sarebbe più fatta ha prodotto un tale malcontento che c’è chi ha deciso di fare da sé. Tra questi il presidente del Veneto Alberto Stefani, leghista, che nelle scorse ore ha sottoscritto un accordo con le sigle dei medici di famiglia della sua regione in modo da garantire la “piena operatività” delle case di comunità, che secondo gli obiettivi del Pnrr devono entrare a regime entro il 30 giugno. Un modello veneto (anche nella sanità) che potrebbe essere seguito anche da altre regioni del nord e che un qualche imbarazzo l’ha prodotto, di riflesso, nella capitale. Tanto che adesso anche uno dei più contrari alla riforma Schillaci come il sottosegretario Marcello Gemmato (vicino alla premier Meloni) ha iniziato a paventare di ricorrere di nuovo alla via del decreto. “Non è la strada che auspichiamo ma resta uno strumento a disposizione qualora non si raggiungesse un’intesa idonea a conseguire nei tempi previsti gli obiettivi di interesse pubblico previsti dal Pnrr”, ha detto l’esponente di FdI nelle scorse ore. Un’altra opzione è quella di usare i medici ospedalieri per sopperire alla mancanza di personale nelle case di comunità. Sempre su questo dossier, il commissariamento di alcune Asl in Molise aveva portato a un duro scontro tra il presidente della regione Franco Roberti (di Forza Italia) e il ministero. Così come “visioni diverse” s’erano evidenziate sulle liste d’attesa, anche se poi un accordo è stato trovato.

Come detto, però, non c’è solo la questione sanitaria a rinfocolare le turbolenze tra governo e territori. La scorsa settimana la Conferenza delle regioni ha di fatto bocciato (o quantomeno congelato) il Piano casa tanto voluto da Matteo Salvini, su spinta certo delle regioni governate dal centrosinistra ma con un avallo della Lombardia e dell’Abruzzo (che si sono astenute) e degli altri presidenti di destra che hanno preferito, per ora, non partecipare al voto. Chiedendo – lo ha fatto il presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga (presidente del Friuli-Venezia Giulia) –, un incontro alla presidente del Consiglio Meloni per appianare le divergenze sulle “poche risorse e poca autonomia”. Sempre a proposito di finanziamenti, poi, qualche settimana fa c’era stato il confronto “franco” sull’uso dei fondi di coesione, promesso alle regioni dal vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto e che però era stato criticato in quanto strumento, secondo le regioni, usato come “bancomat”. A tal proposito il presidente del Veneto Alberto Stefani proprio al Foglio aveva detto di essere a favore dei fondi di coesione ma “con una gestione regionale, non nazionale”. Leggermente in contrasto con i piani del governo che miravano a centralizzarne la spesa. E se in passato alcuni presidenti come quello della Lombardia Attilio Fontana avevano criticato l’approccio ad esempio sulla questione energetica, varando alcuni decreti come quello sulle bollette che penalizzavano il florido settore regionale idroelettrico, di queste ore è il ricorso della Regione Calabria che ha impugnato davanti alla Corte costituzionale il decreto Commissari nella parte in cui disciplina le concessioni balneari. Non una novità per Occhiuto che sugli Ncc aveva sfidato Salvini e l’esecutivo. Vincendo.

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