Medici in servizio fino a 72 anni, Zaia: “Norma giusta ma la si renda raggiungibile”

Aprile 22, 2026 - 13:30
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Medici in servizio fino a 72 anni, Zaia: “Norma giusta ma la si renda raggiungibile”

La proroga dell’attività lavorativa dei medici fino a 72 anni va nella direzione giusta, “ma se poi una norma viene scritta in modo tale da rendere questo obiettivo di fatto irraggiungibile, allora siamo di fronte a una possibile beffa che va corretta immediatamente”. Lo dichiara in una nota il presidente del consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, che aggiunge: “Serve un intervento rapido e chiaro. La legge 26/2025 derivante dalla conversione del Dl 200/2025, art.5 allo stato attuale, pur reintroducendo il trattenimento in servizio oltre i 70 anni, fissa il termine del 31 dicembre 2026 come limite finale effettivo, con il risultato di impedire in concreto la permanenza fino a 72 anni e di ridurre il massimo teorico a circa 70 anni e 10 mesi, da quando il testo è entrato in vigore”. “Non si tratta di togliere spazio ai giovani, come qualcuno potrebbe superficialmente sostenere – mette in chiaro Zaia -. Si tratta, invece, di affrontare con ogni strumento che possiamo mettere in campo una fase in cui mancano medici, specialisti e alte professionalità, e nella quale dobbiamo incentivare al massimo chi è ancora in forma, ha motivazione, esperienza e molto da dare, a continuare a lavorare. Lo abbiamo visto già durante il Covid e continuiamo a vederlo oggi: ci sono professionisti vicini alla pensione che possono ancora rappresentare un presidio fondamentale per il funzionamento dei reparti e per la qualità delle cure.”

Il presidente richiama quindi il “paradosso prodotto dalla formulazione della legge, entrata in vigore dal 1° marzo 2026: possono beneficiare della proroga solo i medici che compiono 70 anni dopo quella data, ma tutti, comunque, devono cessare il servizio entro il 31 dicembre 2026. Una costruzione che, nei casi estremi, può tradursi in trattenimenti di poche settimane, o perfino di un solo mese. È evidente l’assurdità di una norma pensata per fronteggiare la grave carenza di personale sanitario che poi, nella pratica di applicazione del provvedimento, non consente quasi a nessuno di restare davvero in servizio – evidenzia il presidente del consiglio regionale – Così, non si dà una risposta né alle aziende sanitarie né ai cittadini. E si compie un errore ancora più grave se si pensa al valore di questi professionisti: penso ai chirurghi, agli specialisti, a chi opera in ambiti ad altissima complessità, come i trapianti. Dietro ciascuno di loro ci sono anni di investimenti enormi da parte del pubblico: formazione, lavoro in équipe, attrezzature, aggiornamento, congressi, viaggi di studio. È un patrimonio costruito nel tempo, che non possiamo disperdere con leggerezza”.

Zaia sottolinea anche un secondo effetto distorsivo della norma: l’uscita anticipata dal sistema pubblico di professionisti che, se ancora in piena efficienza, non smettono affatto di lavorare ma spesso proseguono la loro attività altrove, in particolare nel privato: “Il settantenne che esce dal circuito pubblico non è uno che va a casa a guardare la televisione. Se sta bene, se è in forma, se è conosciuto e apprezzato, molto spesso continua a lavorare nel privato. E allora il danno è doppio: da una parte, perdiamo forze lavoro preziose proprio quando non ne abbiamo abbastanza; dall’altra, regaliamo al privato professionalità sulle quali il pubblico ha investito per decenni”. “Non ho nulla contro la sanità privata, che è una componente importante dell’offerta sanitaria, ma in una logica di sistema è un non senso formare e far crescere un professionista nel pubblico per poi perderlo proprio nella fase finale della sua vita professionale, quando può ancora produrre valore, guidare i team e trasmettere competenze”, conclude Zaia.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia