Meloni e Volenterosi: in bilico il viaggio da Macron. La paura di Trump
Le parate o i voti? Meloni è indecisa se andare il 13 luglio, a Parigi, da Macron, con i Volenterosi e Zelensky. In agenda l’appuntamento non è ancora fissato e c’è una ragione: Meloni non vuole che il suo governo venga raccontato da Conte e Schlein come il governo delle armi. Non lo accetta. Non vuole perché significa dare fiato, a destra, alla propaganda di Vannacci e non vuole perché il rapporto con Macron è necessario ma il mandato di Macron, ricordano al governo, è un mandato a tempo.
C’è una data sicura, cerchiata, ed è il 13 luglio (inizialmente era il 14). Quel giorno Meloni sarà a Palermo e parteciperà allo svelamento della Fiat Croma, l’auto su cui viaggiava Falcone e la compagna Morvillo insieme alla scorta. Significa, e c’è chi ormai lo pensa, che Meloni non parteciperà alla parata dei Volenterosi. E il significato va al di là: c’è di mezzo la Nato, Trump, Vannacci e la campagna elettorale. Trump ad Ankara, al vertice Nato, ha dichiarato che “Meloni è una brava persona ma il nostro rapporto è peggiorato perché ha rifiutato di aiutarci. Non ha voluto essere coinvolta nello Stretto di Hormuz e credo che abbia commesso un errore”. E’ una lingua che spaventa a Palazzo Chigi e che scatena i cattivi pensieri di chi ancora pensa che ci sia la mano americana sull’ultima storia italiana, da Enrico Mattei a Craxi. Passata la sbornia, l’offesa (Meloni è entrata alla cena Nato evitando Trump) è il governo a precisare: “Non confondiamo. Nessuna intenzione di fare gli antiamericani. Non è mai stata la nostra volontà di mettere in discussione i rapporti”. Si vuole evitare anche la confusione sul Safe, i prestiti europei per la Difesa. E’ come se la destra di Meloni volesse fare la sinistra e isolare Vannacci. Questo continuo richiamarsi a Giorgetti, che ricorda ai ministri: “Qualsiasi acquisto militare è sempre debito. Ricordatevi che tutti gli strumenti, compreso il Pnrr, non sono altro che debito”, ha la solita spiegazione: non farsi scavalcare da Vannacci, il parà della finta pace.
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