Messi unico e immortale, come Lautaro Martinez ce ne sono pochi. Inghilterra, colpa della tattica rinunciataria di Tuchel o merito di un’Argentina che non muore mai?
L'analisi di Sandro Sabatini.
Leo Messi è unico. Lautaro forse no, però ce ne sono pochi come il Toro, hombre del partido. Il capitano dell’Inter ha segnato il goal del 2-1 che consente all’Argentina di arrampicarsi in finale, dopo aver rischiato di precipitare fuori dal Mondiale. Invece domenica tenterà il bis, trovando la Spagna che ha giustiziato la Francia (finalista di quattro anni fa) e avendo battuto un'Inghilterra impanicata in difesa dopo il goal dell’effimero vantaggio.
DI CHI LA COLPA? E DI CHI IL MERITO?
Colpa della tattica rinunciataria di Tuchel o merito di un’Argentina che non muore mai? Il punto interrogativo fa già compagnia alle discussioni del giorno dopo. Il punto esclamativo va a Leo Messi, ancora una volta. Come sempre. Più di sempre. Tutti i giorni e le notti di calcio sono ugualmente brillanti e infinitamente sorprendenti, quando gioca Messi. E non ci sono più parole per esaltarlo nella sua grandezza, non semplicemente tecnica (“semplicemente” si fa per dire), ma anche caratteriale. Perché è stato proprio lui, immortale anche nella resilienza, a credere nella rimonta, poi sublimata dal sorpasso e dalla conquista di una meritatissima finale.
GRANDE BATTAGLIA
Prima dell’epilogo, Argentina e Inghilterra avevano guerreggiato più stavolta, in campo, che nel 1982 tra gli scogli delle Falkland (per tutti) o Malvinas (solo per i sudamericani). È stata un’incessante caccia all’uomo, con Paredes e compagni un filo più assatanati dei britannici. Se ne sono accorti tutti, meno Ismail Elfath, l’arbitro marocchino naturalizzato statunitense. Non si offenda Collina che l’ha designato, ma per una semifinale mondiale sarebbe stato meglio un arbitro più autorevole.
APPLAUSI PER SPENCE
Comunque l’arbitro non ha inciso sull’esito finale, che ha sorriso meritatamente all’Argentina. Nell’Inghilterra di Kane e Bellingham, di Anderson e dell’autore del momentaneo 1-0 Gordon, forse il best of della partita tocca a Spence, che ha giocato a mordi e fuggi con Giuliano Simeone sulla fascia per lui meno abituale, ovvero la sinistra. Cioè quella dove veniva relegato due anni fa nel Genoa, per non intralciare le scorribande di Sabelli (!) sulla fascia destra. Sì, avete letto bene: nel Genoa di Gilardino c’era spazio solo part-time per Djed Spence, adesso nel mirino dell’Inter per un difficoltoso dopo-Dumfries che preoccupa Chivu. Il Genoa poteva riscattarlo dal prestito per appena dieci milioni. Adesso, dopo un anno al Tottenham e un Mondiale da protagonista, ne vale almeno trenta.
MESSI E' SALITO IN CATTEDRA
Dopo aver subito il goal, l’Argentina si è messa a giocare come non aveva fatto prima. È salito in cattedra Messi, mentre è finito dietro la lavagna il CT Scaloni fino al minuto 81, quando ha finalmente inserito Lautaro che l’ha decisa (dopo aver assistito dalla panchina a tre o quattro cross pericolosi in area, con un paio di parate made in Pickford e un palo clamoroso di Mac Allister). Prima il supergoal di Enzo Fernández, poi Lautaro: meglio tardi che mai. Stavolta è andata. La prossima sarà la finale. E domenica è un altro giorno, si vedrà.
GLI ERRORI DI TUCHEL
Per chiudere, appunti sparsi sull’Inghilterra: Kane ha lottato, Bellingham non si è visto e Gordon è uscito troppo presto. È stato uno dei tanti, troppi errori commessi da Tuchel che, appena festeggiato il volubile vantaggio, ha ordinato una decrepita barricata che nemmeno nelle guerre puniche. Altro che Falkland-Malvinas.
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