Legge elettorale, avanti tutta. Via libera al cuore della riforma con l’indicazione del premier. Day after da incubo per le sinistre

16 Luglio 2026 - 00:50
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Legge elettorale, avanti tutta. Via libera al cuore della riforma con l’indicazione del premier. Day after da incubo per le sinistre

Legge elettorale, avanti tutta. Via libera al cuore della riforma con l’indicazione del premier. Day after da incubo per le sinistre

Un castello di sabbia, venuto giù alla prima brezza. L’euforia da stadio delle opposizioni alla bocciatura dell’emendamento che introduce le preferenze, e le urla sguaiate per il voto anticipato si schiantano davanti alla realtà. Le votazioni sulla legge elettorale in Aula a Montecitorio proseguono come da calendario. E filano lisce. Approvato l’articolo 1, cardine della riforma, con l’indicazione del premier sulla scheda. Il cuore della riforma elettorale passa con 208 sì, 143 no e 3 astenuti. Sì al sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione di liste che ottengono almeno il 42% dei voti. Prevista anche l’indicazione, al deposito del contrassegno, del nome di chi coalizione proporrà al presidente della Repubblica come premier. Via libera anche all’articolo 2 con  con 213 sì, 144 no e 3 astenuti.

Legge elettorale, il brutto day after per il campo largo

Il day after di Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni non è dolce. Non a caso a fine mattina  si riuniscono per decidere come proseguire in vista del rush finale. A innervosire il campo largo anche l‘emendamento sul voto ai fuori sede  presentato da Fratelli d’Italia. Che fare? Difficile bocciarlo dopo aver raccontato per mesi l’indecenza del non voto agli universitari non residenti. Prima si opta per l’astensione poi si “cede” all’intesa bipartisan. Alla fine sull’emendamento sui fuori sede “c’è l’accordo di tutti”. Lo annuncia al termine del “Comitato dei nove” il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Nazario Pagano, di Forza Italia. Bocciato ma con i voti convinti di FdI l’emendamento sulle preferenze presentato dai vannacciani.

Ciriani: il governo va avanti, ieri solo un incidente

Mentre è aperta la caccia scontata ai franchi tiratori, il ministro dei rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, fredda i bollenti spiriti delle opposizioni. “Non intendiamo concludere questa esperienza di governo. Noi non abbiamo pensato a un sistema elettorale che premia la nostra coalizione ma la volontà dei cittadini. C’è stato questo episodio di ieri che intendiamo superare”. Un incidente di percorso e nulla più. “La priorità – dice il ministro – è chiudere alla Camera e poi la legge andrà al Senato senza le preferenze”. Francesco Lollobrigida ci scherza. Preferenze? “Le abbiamo espresse per i maestri” dell’arte della cucina italiana”, dice il ministro  a margine della cerimonia del Premio Maestro dell’arte della cucina italiana.

Rampelli: finita la stagione dei premier banchieri e dei governi tecnici

Fabio Rampelli, presidente di turno alla Camera durante la bagarre di ieri, invita a non mollare perché la legge elettorale “serve a dire che la stagione dei banchieri presidenti del Consiglio, dei governi tecnici e dei governissimi, è finita”. Certo, ammette, “è stata un’occasione persa per gli italiani. Da oltre trent’anni le liste dei candidati vengono decise dalle segreterie di partito, spesso in modo discrezionale e opaco. Sarebbe stato giusto che centrodestra e centrosinistra convergessero sull’emendamento per la reintroduzione delle preferenze o, almeno, non fosse richiesto dalla sinistra il voto segreto”. Rampelli parla di un brutto film. “Alcuni parlamentari dell’una e dell’altra parte si sono sentiti capponi e non sono entrati nel forno. Altri hanno anteposto l’interesse di fazione a quello della nazione, il piumaggio che portano non fa differenza”.

Donzelli: non accettiamo lezioni di Costituzione dalle sinistre

Anche Giovanni Donzelli scende in campo durante la maratona parlamentare. “È legittimo votare contro, è legittimo criticare. Ma non mettetevi al posto della Corte Costituzionale per stabilire cos’è costituzionale o no”. Così il responsabile organizzazione di FdI che accusa le sinistre di dire una serie di fesserie costituzionali. “La Corte costituzionale non ha mai detto che sono vietate. Ha detto che devono essere abbastanza corte per essere scritte sulla scheda”.

Costa e Lupi: nessun legame con la tenuta del governo

Per il capogruppo azzurro Enrico Costa il voto parlamentare di ieri “non ha alcuna attinenza con l’azione del governo. L’esecutivo è solido, va avanti e lavora bene. Anche ieri il Consiglio dei ninistri ha approvato provvedimenti importanti”. Identico il parere di Maurizio Lupi. “Ricordo che anche sotto il governo Gentiloni venne affossato il cosiddetto ‘Tedeschellum’ di Renzi, con un voto segreto. Non c’è ragione di ipotizzare la fine della legislatura”.

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