Migranti, 'Refugees in Libia' denuncia rastrellamenti e rapimenti a Tripoli e nell'est del Paese

26 Giugno 2026 - 20:02
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Migranti, 'Refugees in Libia' denuncia rastrellamenti e rapimenti a Tripoli e nell'est del Paese

“Abbiamo lanciato questa manifestazione oggi con urgenza perché in Libia in questi giorni migranti e rifugiati stanno subendo un rastrellamento dall’est della Libia fino al nord, Tripoli. Quelli dell’est hanno già iniziato a rastrellare e hanno nelle loro prigioni migliaia di persone. Anche a Tripoli hanno iniziato a rastrellare le persone da casa, da lavoro, da strada e li stanno mettendo nelle nei lager libici. Sono le milizie, i poliziotti, i trafficanti che stanno sfruttando questa cosa”. Così Abraham Tesfai, parlando a nome di ‘Eritrea democratica’ e di ‘Refugee in Libia’, le due associazioni che hanno organizzato un sit-in a piazza Capranica, a Roma, a pochi passi dalla Camera dei Deputati, per denunciare i fenomeni di razzismo che migranti e rifugiati stanno vivendo in maniera sempre più violenta negli ultimi giorni in Libia.

Un altro tema portato alla luce dall’attivista è quello femminile: “Tantissime donne arrestate un anno mezzo fa ormai e non sappiamo dove sono finite – denuncia Tesfai – in passato sono state prese tantissime donne dall’ISIS e dagli altri gruppi, che poi le hanno rese loro mogli. Sono sparite in tantissime e oggi abbiamo paura che succeda una cosa simile a quella rapite a Tripoli”. La situazione, negli ultimi tempi, si è fatta più pericolosa in quanto “adesso ci sono dei movimenti contro i migranti in Libia. Stanno uscendo per strada a protestare contro i migranti. Ci sono dei giovani che picchiano e torturano le persone in strada“, creando un clima d’odio “combinato tra il governo e cittadini libici”. Per accendere un faro su questa situazione “oggi abbiamo lanciato questa manifestazione a Roma e a Bruxelles”.

“Stiamo dicendo a tutti i cittadini europei di darci una mano e all’Europa di non restare indifferenti“, insiste ancora Tesfai, segnalando come i governi europei paghino “miliardi di euro” per la gestione dei migranti alla Libia, senza però che ci sia “un controllo o una verifica su dove vanno a finire questi soldi e se vengano rispettati o meno i diritti umani”. Anche l’Italia “ha una propria responsabilità, perché collabora con la Libia e con la Tunisia”, così come l’Europa. “Ecco, siamo qui oggi a chiedere giustizia per queste persone”, conclude l’attivista.

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