DAVID ROSSI, LA COMMISSIONE ROMPE TREDICI ANNI DI DUBBI: «FU OMICIDIO»
Dalla caduta dalla finestra di Rocca Salimbeni alle nuove perizie dei RIS: il cinturino dell’orologio in volo, le lesioni da presa, l’uomo nel vicolo e la pista delle sponsorizzazioni. Restano da individuare movente ed eventuali responsabili
di Emanuele Esposito
Per tredici anni la morte di David Rossi è rimasta sospesa tra una verità giudiziaria che parlava di suicidio e una lunga serie di anomalie, contraddizioni e domande mai completamente risolte.
Ora la Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Gianluca Vinci arriva alla conclusione istituzionale più netta mai formulata sul caso: David Rossi non si sarebbe tolto la vita. Sarebbe stato vittima dell’azione di altre persone.
«Noi abbiamo le prove che si tratti di un omicidio. Lo abbiamo deliberato all’unanimità», ha dichiarato Vinci il 23 giugno 2026, dopo i nuovi accertamenti effettuati dai carabinieri del RIS di Roma nel vicolo di Monte Pio, a Siena.
La conclusione della Commissione non equivale tuttavia a una sentenza. Non sono stati ancora individuati gli eventuali responsabili e non è stato dimostrato in sede giudiziaria quale fosse il movente. Ma la relazione parlamentare approvata il 3 marzo 2026 considera ormai definitivamente esclusa l’ipotesi del suicidio. [1]
La sera del 6 marzo 2013
David Rossi aveva 51 anni ed era il responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena. La sera del 6 marzo 2013 precipitò dalla finestra del proprio ufficio, situato al terzo piano di Rocca Salimbeni, sede storica della banca, finendo nel sottostante vicolo di Monte Pio.
La caduta, da un’altezza di circa quattordici metri e mezzo, avvenne intorno alle 19.43, tenendo conto della correzione dell’orario registrato dalle telecamere di sorveglianza.
Le immagini mostrarono che Rossi, dopo l’impatto, rimase vivo e continuò a muoversi per circa venti minuti. Secondo gli approfondimenti medico-legali, un intervento tempestivo avrebbe potuto offrirgli una possibilità di sopravvivenza.
La prima richiesta di soccorso arrivò però soltanto intorno alle 20.43, circa un’ora dopo la caduta. Quando l’ambulanza raggiunse il vicolo non c’era più nulla da fare. [2]
Un altro elemento rimasto al centro dell’attenzione è la presenza di una persona ripresa all’ingresso del vicolo dopo la caduta. La sagoma si sarebbe affacciata nell’area senza soccorrere Rossi e senza dare immediatamente l’allarme.
Secondo Vinci, quell’uomo comparirebbe pochi secondi dopo che Rossi aveva smesso di muoversi, mentre non sarebbe visibile nei circa venti minuti precedenti, durante i quali il manager era ancora in vita.
L’identità della persona e la ragione della sua presenza non sono state ancora definitivamente chiarite.
Il contesto della crisi del Monte dei Paschi
La morte avvenne in uno dei momenti più difficili della storia del Monte dei Paschi di Siena.
La banca era travolta dalle conseguenze dell’acquisizione di Antonveneta, dalle perdite legate alle operazioni finanziarie Alexandria e Santorini e dalle indagini sulla precedente gestione dell’istituto.
Rossi era stato per anni vicino all’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, ma era stato confermato nel proprio incarico anche dalla nuova dirigenza guidata da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola.
Il 19 febbraio 2013, poco più di due settimane prima della morte, la sua abitazione e il suo ufficio erano stati perquisiti nell’ambito delle indagini sulla banca. Rossi non risultava formalmente indagato e dalle perquisizioni non emersero elementi penalmente rilevanti a suo carico.
La vicenda, tuttavia, lo aveva profondamente turbato. In alcune comunicazioni inviate all’amministratore delegato Fabrizio Viola, Rossi manifestava il timore di essere considerato parte del vecchio sistema di potere della banca e chiedeva di poter incontrare i magistrati per chiarire la propria posizione.
Il 4 marzo, due giorni prima della morte, inviò anche una drammatica e-mail con oggetto “Help”, nella quale scriveva: «Stasera mi suicido sul serio. Aiutatemi».
Quelle comunicazioni furono considerate dagli inquirenti uno degli elementi principali a sostegno dell’ipotesi suicidaria. La Commissione parlamentare ha però osservato che, pur dimostrando uno stato di forte angoscia, non sono sufficienti a spiegare le lesioni, la dinamica della caduta e gli altri elementi scientifici successivamente emersi. [3]
I bigliettini nell’ufficio
Dopo la morte furono trovati nel cestino dell’ufficio tre fogli manoscritti apparentemente indirizzati alla moglie Antonella Tognazzi.
Nei messaggi Rossi chiedeva scusa, parlava di un errore troppo grave da sopportare e descriveva uno stato di angoscia che durava da settimane.
I biglietti furono interpretati nelle prime indagini come possibili messaggi d’addio. La loro autenticità grafica è stata sostenuta da alcune consulenze, mentre i periti della famiglia hanno contestato la spontaneità della scrittura, ipotizzando che Rossi potesse aver scritto sotto pressione.
La prima Commissione parlamentare rilevò inoltre contraddizioni nelle dichiarazioni relative al momento e alle modalità con cui i fogli furono trovati, raccolti e successivamente consegnati agli investigatori.
Non esiste, tuttavia, una prova definitiva che i messaggi siano falsi o che siano stati materialmente scritti sotto costrizione. Rappresentano ancora oggi uno degli elementi più controversi dell’intera vicenda.
Le prime due inchieste archiviate
La Procura di Siena aprì inizialmente un procedimento contro ignoti per istigazione o aiuto al suicidio.
La prima indagine fu archiviata il 4 marzo 2014. Dopo le richieste della famiglia e il deposito di nuove consulenze tecniche, il fascicolo venne riaperto nel novembre 2015, ma anche la seconda inchiesta si concluse con l’archiviazione, disposta il 4 luglio 2017.
In entrambe le occasioni venne privilegiata la ricostruzione del gesto volontario, collegato allo stato di stress di Rossi, alle e-mail inviate nei giorni precedenti e ai biglietti rinvenuti nell’ufficio.
I giudici non riconobbero elementi sufficienti per sostenere né l’ipotesi di omicidio volontario né quella di omicidio colposo.
La famiglia, però, non ha mai creduto al suicidio e ha continuato a chiedere nuove indagini, sostenuta negli anni da inchieste giornalistiche che hanno riportato l’attenzione sulle immagini delle telecamere, sulle ferite presenti sul corpo e sulle modalità dei primi accertamenti.
La scena non adeguatamente protetta
Uno dei capitoli più delicati riguarda la gestione dell’ufficio e del vicolo nelle ore successive alla morte.
Le Commissioni parlamentari hanno evidenziato numerosi punti critici: il diverso posizionamento della giacca e degli occhiali nelle fotografie e nei filmati; la porta dell’ufficio descritta prima aperta e successivamente chiusa; persone entrate nella stanza prima del completamento dei rilievi; oggetti toccati o spostati; il vicolo non completamente isolato.
Questi elementi non costituiscono automaticamente la prova di un depistaggio. Dimostrano però che la scena non fu trattata, fin dall’inizio, come il possibile luogo di un omicidio e che alcune tracce potrebbero essere state compromesse o non adeguatamente documentate.
Anche i dispositivi elettronici di Rossi hanno sollevato interrogativi. Le analisi hanno rilevato cancellazioni, ripristini e modifiche effettuati nei giorni precedenti alla morte. Le credenziali informatiche aziendali furono inoltre disabilitate nelle ore successive al decesso, rendendo necessaria la creazione di nuovi accessi per l’esame del materiale.
Non è stato dimostrato che tali operazioni fossero finalizzate a eliminare prove. La Commissione ha comunque disposto nuovi accertamenti sulle copie forensi e sui dispositivi originali.
La prima Commissione parlamentare
La prima Commissione d’inchiesta, presieduta dal senatore Pierantonio Zanettin, lavorò durante la XVIII legislatura e approvò la propria relazione il 15 settembre 2022.
Non arrivò a dichiarare formalmente che Rossi fosse stato assassinato, ma mise in discussione numerosi aspetti della ricostruzione originaria.
Gli esperti confermarono che la morte era stata provocata dal grave trauma conseguente alla caduta e che Rossi era cosciente al momento dell’impatto. Non furono trovate sostanze narcotiche capaci di alterarne la volontà.
La Commissione rilevò però che alcune lesioni presenti sul corpo non potevano essere spiegate con certezza dalla sola caduta. Evidenziò inoltre i ritardi nei soccorsi, le lacune nei rilievi, le contraddizioni di alcuni testimoni e le anomalie nella gestione della scena.
Lo scioglimento anticipato delle Camere impedì di completare tutti gli approfondimenti.
La Commissione bis e le nuove perizie
La Camera istituì una seconda Commissione il 22 marzo 2023. L’organismo si costituì formalmente il 5 marzo 2024, con Gianluca Vinci presidente, Emiliano Fossi e Simonetta Matone vicepresidenti.
Nei primi due anni di attività sono state svolte 42 riunioni plenarie, ascoltate 33 persone e compiute missioni a Siena, nell’ufficio di Rossi, nel vicolo di Monte Pio e in alcuni istituti penitenziari.
La Commissione ha affidato nuovi accertamenti al tenente colonnello del RIS Adolfo Gregori e al medico legale Robbi Manghi, concentrandosi sulla traiettoria della caduta, sulle lesioni al volto e agli arti superiori e sul comportamento dell’orologio indossato da Rossi. [4]
L’orologio e il cinturino in volo
L’elemento considerato decisivo riguarda l’orologio Sector portato da Rossi.
Nelle precedenti analisi, alcuni punti luminosi visibili nel filmato erano stati interpretati come gocce di pioggia o fenomeni estranei alla caduta. Le nuove elaborazioni, realizzate attraverso l’esame dei singoli fotogrammi, avrebbero invece permesso di distinguere la cassa dell’orologio e il cinturino mentre precipitavano separatamente.
Secondo la ricostruzione della Commissione, una parte dell’orologio cadde immediatamente prima del corpo, mentre il cinturino precipitò subito dopo.
Le lesioni sul polso e sull’avambraccio sinistro presenterebbero inoltre una corrispondenza con la forma e con i punti di rottura dell’orologio. I segni sarebbero compatibili con una forte compressione accompagnata da trazione e torsione.
La spiegazione avanzata dagli esperti è che Rossi si trovasse all’esterno della finestra e fosse trattenuto inizialmente per entrambi i polsi e successivamente soprattutto per il braccio sinistro. La pressione esercitata avrebbe provocato la rottura dell’orologio e le lesioni osservate.
Per Vinci, Rossi sarebbe stato portato fuori dalla finestra come forma di minaccia. Durante un tentativo di trattenerlo o farlo rientrare, la presa sarebbe venuta meno, trasformando l’intimidazione in una caduta mortale.
Si tratta della ricostruzione ritenuta più compatibile con le prove dalla Commissione, ma resta da stabilire chi fosse presente nell’ufficio e come si siano realmente svolti gli ultimi minuti. [5]
Le ferite al volto
Un secondo gruppo di lesioni riguarda il volto di Rossi.
Le nuove consulenze ritengono che alcune ferite siano state prodotte poco prima della caduta e non dall’impatto con il terreno.
Le lesioni sarebbero compatibili con il contatto del volto contro la barra di protezione e il filo metallico antipiccione presenti nella zona della finestra. Gli esperimenti effettuati con un manichino avrebbero riprodotto segni simili.
Secondo la Commissione, Rossi avrebbe subito questa azione mentre si trovava in posizione inginocchiata o comunque costretta, in una dinamica difficilmente riconducibile a un comportamento autolesionistico.
Dall’insieme delle lesioni al volto, delle ferite agli arti e della caduta separata delle parti dell’orologio deriva la conclusione della relazione intermedia: nella morte di Rossi intervennero necessariamente altre persone.
Il nuovo sopralluogo dei RIS
La sera del 22 giugno 2026 i carabinieri del RIS di Roma sono tornati nel vicolo di Monte Pio.
Per ricostruire gli spazi sono stati utilizzati un laser scanner e un manichino, collocato nel punto in cui cadde Rossi. Gli specialisti hanno effettuato misurazioni sulla visuale delle telecamere e sulla sagoma della persona apparsa nel vicolo dopo la caduta.
Uno degli obiettivi è stabilire se la telecamera riprendesse chiunque entrasse nell’area o se esistesse un angolo morto attraverso il quale fosse possibile raggiungere il vicolo senza essere registrati.
Gli accertamenti dovranno anche consentire di confrontare l’altezza, la corporatura e i movimenti della sagoma con quelli di persone già ascoltate durante le indagini.
Gli esiti completi delle nuove prove non sono stati ancora resi pubblici.
La pista delle sponsorizzazioni
La Commissione sta approfondendo anche il possibile movente economico.
David Rossi avrebbe avuto un ruolo centrale nelle valutazioni delle sponsorizzazioni concesse dal Monte dei Paschi. Era incaricato di esaminare le proposte, sottoporle al consiglio di amministrazione e verificare successivamente che le attività finanziate fossero state realmente svolte.
Secondo la relazione, il settore gestiva cifre complessive molto elevate, nell’ordine di decine di milioni di euro ogni anno. Tra i principali beneficiari figuravano realtà sportive come il Siena Calcio, la Mens Sana Basket e il Rugby Viadana, oltre a iniziative culturali e territoriali.
La Commissione ha acquisito documentazione relativa ai rapporti tra la banca, alcuni enti beneficiari e la Fondazione Palazzo Te di Mantova. Ha inoltre analizzato una sequenza numerica, “4099009”, comparsa nei vecchi accertamenti telefonici e collegata, secondo diverse interpretazioni documentali, sia a un servizio telefonico sia a un certificato finanziario riferibile all’area di Viadana.
Vinci ha parlato anche di e-mail dalle quali emergerebbero rapporti particolarmente conflittuali tra Rossi e alcune persone che, ascoltate successivamente, avrebbero sostenuto di conoscerlo appena o di non conoscerlo affatto.
Al momento, però, non è stato dimostrato che Rossi avesse scoperto irregolarità nelle sponsorizzazioni né che tali rapporti siano stati la causa della sua morte. Quella delle sponsorizzazioni rimane una pista investigativa. [6]
Le altre piste e le testimonianze ancora da verificare
Nel corso dei lavori sono state esaminate anche testimonianze relative a un uomo indicato con il nome di Antonio Muto o Muti, che avrebbe conosciuto Rossi e avrebbe dovuto incontrarlo intorno alle 18 del giorno della morte.
La Commissione sta cercando di verificare l’identità di questa persona, l’effettiva esistenza dell’appuntamento e l’attendibilità delle dichiarazioni raccolte.
Sono stati inoltre approfonditi possibili collegamenti con ambienti criminali calabresi presenti tra Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana. Le relazioni parlamentari citano contesti già emersi in altre inchieste giudiziarie, ma non affermano che la morte di Rossi sia stata ordinata dalla ’ndrangheta.
Anche le dichiarazioni relative a presunti festini ai quali avrebbero partecipato esponenti della società senese furono oggetto di indagini della Procura di Genova. L’esistenza di questi incontri, nelle forme raccontate da alcuni testimoni, non è mai stata definitivamente accertata e non è stato dimostrato un legame diretto con la morte di Rossi.
La Commissione ha svolto colloqui in carcere con Giandavide De Pau e William Renan Vilanova Correa, persone che in momenti diversi avevano riferito informazioni sul caso. Anche queste dichiarazioni richiedono riscontri autonomi prima di poter essere considerate attendibili. [7]
La nuova inchiesta della Procura
Nel marzo 2026 la Procura di Siena ha aperto un nuovo fascicolo sulla morte di David Rossi, chiedendo alla Commissione parlamentare le perizie sulla caduta e sulle lesioni.
Secondo le informazioni rese pubbliche, il fascicolo è stato inizialmente registrato a modello 45, quindi senza una specifica ipotesi di reato e senza persone indagate.
I legali della famiglia hanno chiesto che si proceda formalmente per omicidio e che vengano cercati gli eventuali responsabili.
La Commissione parlamentare può raccogliere documenti, convocare testimoni, effettuare sopralluoghi e trasmettere gli atti alla magistratura, ma non può formulare imputazioni né pronunciare condanne.
La sua conclusione rappresenta quindi una svolta sostanziale nella ricostruzione del caso, ma l’accertamento delle responsabilità penali spetta esclusivamente alla magistratura. [8]
La verità raggiunta e quella ancora mancante
Dopo tredici anni, la Commissione ritiene di avere chiarito il primo grande interrogativo: David Rossi non sarebbe precipitato volontariamente dalla finestra.
Le lesioni alle braccia, i segni sul volto, la rottura dell’orologio, la caduta separata della cassa e del cinturino e la ricostruzione sperimentale indicherebbero l’intervento di almeno un’altra persona.
Rimangono però le domande più difficili.
Chi si trovava nell’ufficio quella sera? Chi trattenne Rossi fuori dalla finestra? Chi era l’uomo apparso nel vicolo? Perché nessuno intervenne mentre era ancora vivo? Quale segreto, informazione o contrasto avrebbe potuto trasformare una minaccia in un omicidio?
La Commissione ha cambiato la prospettiva dell’inchiesta. Non si cerca più soltanto di capire se David Rossi sia stato ucciso.
Ora si deve stabilire chi lo abbia ucciso e perché.
Riscontri documentali
[1] La relazione intermedia della Commissione bis fu approvata il 3 marzo 2026 e conclude che l’intervento di terzi esclude il suicidio; movente e responsabilità restano ancora da accertare.
[2] La cronologia parlamentare colloca la caduta intorno alle 19.43, descrive un’agonia di circa venti-ventidue minuti e registra le prime chiamate ai soccorsi intorno alle 20.43.
[3] La relazione della prima Commissione ricostruisce le perquisizioni, le e-mail del 4 marzo, i biglietti, gli accertamenti informatici e le archiviazioni del 2014 e del 2017.
[4] La Commissione bis si è costituita il 5 marzo 2024 e, al momento della relazione intermedia, aveva tenuto 42 sedute plenarie, ascoltato 33 persone e svolto sopralluoghi e missioni.
[5] Le consulenze descrivono la corrispondenza tra le lesioni al polso, la rottura dell’orologio e una forte azione di presa, trazione e torsione; la relazione ricostruisce la caduta separata di cassa, corpo e cinturino.
[6] La relazione parlamentare indica le sponsorizzazioni tra le piste da approfondire e cita i principali beneficiari, la documentazione mantovana e la sequenza numerica oggetto di ulteriori verifiche.
[7] Le testimonianze sull’uomo indicato come Antonio Muto o Muti e i possibili contesti criminali sono presentati dalla Commissione come piste ancora da riscontrare, non come fatti definitivamente provati.
[8] La Procura di Siena ha riaperto un fascicolo nel marzo 2026; secondo le informazioni pubbliche iniziali, l’iscrizione era a modello 45, senza ipotesi di reato e senza indagati.
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