Minoranze e informazione, il doppio standard che divide l’Italia

14 Ottobre 2026 - 08:55
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La non scarsa presenza di giornalisti italiani di religione ebraica sia in televisione, dove alcuni sono anche conduttori e responsabili di interi programmi, sia nella stampa, dove alcuni sono anche direttori, e la dirimpettaia  assoluta assenza di giornalisti italiani musulmani sia in televisione che nella stampa sono un dato di fatto. Trascurato, ma difficilmente trascurabile. Non rilevato da nessuno, cosa strana, ma incontestabile. E che rende inevitabile una domanda: perché questo divario, questa disparità  in un Paese che per giunta ama spesso parlare di par condicio in molti settori?

Divario e disparità che oltretutto sorprendono per le loro dimensioni. Secondo i dati più recenti di Truenumbers  i cittadini italiani di religione ebraica, compresi quelli non iscritti alla 21 comunità locali esistenti, sono una piccola minoranza: meno di 30.000. Mentre invece stando ai dati della Fondazione ISMU ETS i cittadini italiani di religione musulmana sono 1,2 milioni: vale a dire, 40 volte più numerosi degli italiani ebrei. Se poi contiamo anche gli 1,5 milioni di musulmani che non hanno ancora la cittadinanza, ma che prima o poi giustamente l’avranno, arriviamo a 2,7 milioni. I musulmani quindi prima o poi, nel giro di una generazione, saranno 90 volte più numerosi dei loro e nostri connazionali ebrei.

Fino ad oggi i principali Paesi di origine sono il Marocco (oltre 400.000 persone), seguito  dal Bangladesh, Pakistan e Albania. Da notare che i marocchini sono in non piccola parte discendenti da immigrati arabi. E gli arabi – bibbia alla mano – sono semiti, cioè discendenti dal figlio di Noè chiamato Sem, motivo per cui sono da considerare semiti anche i loro discendenti marocchini. Ma di questo antisemitismo nella professione del giornalismo nessuno parla. Anzi, si nega che si tratti di antisemitismo perché questo termine, barando sulla sua origine e significato, viene riservato solo ed esclusivamente ai comportamenti ritenuti a torto o a ragione critici verso gli ebrei e ormai anche solo verso Israele.

Teniamo presente che già oggi l’islam è la seconda religione più diffusa in Italia dopo il cristianesimo.

L’assoluta mancanza di giornalisti musulmani è quindi ancor più sorprendente. Ma è una realtà che riguarda tutte le minoranze, compresa quella cinese, che supera le 300 mila persone regolarmente residenti, la più numerosa dopo quella marocchina. Per i cinesi però il discorso è più complicato. Poiché la Cina non ammette la doppia nazionalità a chiedere la cittadinanza italiana è meno del 5%. Come che sia, nel mondo del giornalismo – televisivo, radiofonico, stampato – cioè dell’informazione pubblica, non ci sono neppure professionisti cinesi. Stesso discorso per le altre minoranze, anche per quelle che man mano acquisiscono la cittadinanza italiana.

Che gli italiani musulmani siano discriminati, a partire dai marocchini, è più che un sospetto. A differenza di quanto accade se per esempio viene presa e subito restituita la kippah di un rabbino trattato in malo modo da un gruppetto di giovani sfaccendati, come accaduto di recente a Milano, non ci sono interventi di polizia, denunce, arresti, condanne da parte di primi ministri né riprovazioni da parte perlomeno della sinistra né fiumi di chiarazioni accusatorie allarmate e allarmiste neppure quando i marocchini sono insulati a sangue pubblicamente, magari durante un comizio politico. Con polizia e carabinieri che si limitano ad assistere e con magistrati che gli insulti per quanto gravi si limitano a leggerli sui giornali o a vederli nelle tv locali.

Nessuno si scandalizza né protesta se Matteo Salvini pone il veto all’utilizzo di immobili come moschee o pone condizioni per permetterlo. E’ inimmaginabile che possano esserci gli stessi veti nei confronti degli ebrei, ma se qualcuno si permettesse di porli sarebbe travolto e schiacciato, lapidato metaforicamente in piazza e buttato fuori non solo dalla politica.

Il leghista Mario Borghezio, parlamentare di lungo corso – è stato anche parlamentare europeo – in un comizio ha potuto impunemente gridare che i musulmani italiani  sono  “cornuti islamici di merda”, “veri sovversivi”, “da cacciare a calci nel culo”, i loro imam sono “palandrane nere”. Senza mai essere denunciato e neppure semplicemente criticato da partiti e uomini politici, compresi quelli di sinistra. Guardiamo e sentiamo cosa ha detto per esempio dal minuto 4 e 40 secondi e dal minuto 6 e 50 secondi in un comizio particolarmente esagitato nel quale ha potuto fare grande sfoggio del suo eloquio diffamatore e iper razzista. Se questi termini li avesse usati contro ebrei o anche solo verso sionisti – cosa peraltro per fortuna assolutamente impensabile – sarebbe stato immediatamnte cacciato dal parlamento, dalla professione di avvocato e probabilmente ridotto a chiedere l’elemosina.

Vittorio Feltri, all’epoca direttore de Il Giornale, nella puntata del 28 novembre 2024 del programma La Zanzara di Radio24 ha potuto dichiarare “Ai musulmani sparerei in bocca, non mi vergogno di considerarli razza inferiore”. Il conduttore Giuseppe Cruciani ha tentato di smorzare i toni dicendo “non è che in quanto musulmani sono tutti ladri e assassini”. Ma Feltri ha insistito: “Tutti, tutti. Non mi vergogno affatto a considerare i musulmani delle razze inferiori. Ma che me ne frega a me? Sostengo quello che voglio”. Ha sostenuto quello che voleva e se l’è cavata con una condannina giudizaria a pagare la misera cifra di 20 mila euro di danni all’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che lo aveva denunciato, e con una sospensioncina di quattro mesi dall’Ordine dei giornalisti. Sospensione contro la quale Feltri ha presentato ricorso. Della fine fatta dal ricorso non ci sono notizie nel pur immenso Web.

Nella civilissima Milano una musulmana col velo, con un passeggino e due bambini piccoli può essere tranquillamente presa a schiaffi da una anziana signora italiana senza che nessuno intervenga né durante né dopo. Tanto meno strappandosi le vesti per l’ennesima prova dell’usuale disprezzo e delle usuali prepotenze contro i musulmani.

Di episodi di razzismo nella civilissima Milano e dintorni ce ne sono di tutti i tipi.  Due episodi presi a caso. Il commesso di un ipermercato di Monza che insulta e minaccia la cliente cinese dicendole “ti spezzo le gambe e ti sparo in testa, cinese di merda”. E il dipendete italiano di Rossopomodoro della stazione ferroviaria centrale di Milano spruzza deodorante sui colleghi di colore offendendoli anche a parole.

Se queste cose accadono a Milano, nel resto dell’Italia è pure peggio, ma spesso gli episodi per quanto riprorevoli non figurano neppure nelle cronache locali. Normale amministrazione.

In modo più flautato e che vorrebbe essere di alto livello civile e culturale il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo in una delle sue ospitate in televisione ha dichiarato che “chi viene in Italia deve accettare i nostri valori, quelli stabiliti dall’Umanesimo, cioè l’eguaglianza tra l’uomo e la donna”. Strano che Cazzullo non sappia che nei Paesi civili si chiede a tutti, ai propri cittadini, a chi arriva e a chi è gia arrivato, IL RISPETTO DELLE VIGENTI LEGGI, e non “il rispetto dei valori” per il semplice motivo che non è facile definirli e quindi codificarli. Per esempio, la citata eguaglianza tra l’uomo e la donna in Italia è stabilita per legge, ma in quanto a “valore” non solo le cronache nere e nerissime, ma anche le diseguaglianze nelle retribuzioni lavorative e professionali DIMOSTRANO che si tratta di un valore che NON è stato recepito appieno, NON è accettato e NON è praticato da tutti gli italiani.

Da Google appendiamo che:

“In Italia non esiste una banca dati ufficiale e sistematica gestita dallo Stato che raccolga in modo esaustivo tutti i reati d’odio, le offese o le minacce specificamente dirette contro i musulmani.

Le informazioni disponibili provengono da monitoraggi indipendenti, ONG e osservatori di ricerca:

Monitoraggio del web e dei social media: Secondo i rapporti dell’osservatorio Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, gli episodi di odio e discriminazione online contro le persone di fede islamica hanno mostrato picchi significativi nei periodi di maggiore tensione mediatica (ad esempio, passando da oltre 22.000 tweet ostili nel 2016 a quasi 65.000 in rilevazioni successive). [1]
Associazioni e “Libri bianchi”: Organizzazioni come Lunaria (attraverso il progetto Cronache di Ordinario Razzismo) tracciano da anni le segnalazioni di razzismo quotidiano, aggressioni verbali, minacce e atti vandalici (tra cui danneggiamenti a moschee o tentativi di strappare il velo a donne musulmane), evidenziando come gran parte degli episodi rimanga tuttavia sotto-denunciata”.
Interessante ciò che scrive su questo argomento il magazine online dell’associzione GARIWO, sede a Milano in via Alessandro Manzoni 12. GARIWO è lacronimo di Gardens of the Righteous Worldwide), oggi ufficialmente Gariwo ETS (Fondazione Foresta dei Giusti), organizzazione no-profit fondata a Milano nel 1999 da Gabriele Nissim, famoso intellettuale ebreo che ne è il presidente, Pietro Kuciukian, figlio di uno scampato al genocidio armento, e le profesoresse di filosofia Ulianova Radice, scomparsa nel 2018, e Anna Maria Samuelli. Ecco cosa scrive:

“Secondo un sondaggio di Swg pubblicato a fine novembre 2024, il 67% degli italiani ha una propensione a demonizzare la comunità musulmana e solo il 33% si ritiene aperto e favorevole all’integrazione. In pratica, un italiano su due associa l’Islam ad un aspetto negativo: il crimine, il terrorismo, l’immigrazione irregolare. L’islamofobia era cresciuta molto nel periodo delle stragi compiute dall’Isis e poi si era sgonfiata, sebbene sempre alimentata da alcuni partiti politici. Oggi, invece, c’è un ritorno di questo sentimento antislamico, favorito da quel clima di ostilità generalizzato che ci porta a vedere nemici ovunque. Il linguaggio d’odio è penetrato viscidamente, subdolamente e silenziosamente negli atteggiamenti quotidiani per cui l’insulto, la minaccia e persino l’aggressione fisica sono diventati accettabili e, in qualche modo, comprensibili, cioè giustificabili. E questo sta riguardando tante minoranze del nostro Paese, anche i musulmani”.

Dopo tale premessa, GARIWO aggiunge: “Ne abbiamo parlato con il sociologo, studioso dei fenomeni migratori Fabrizio Ciocca.

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