Meloni in Parlamento in vista del Consiglio europeo: “Risposta coordinata e rapida sul costo dell’energia” – La diretta
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata al Senato per rendere comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre che discuterà di competitività, Ucraina, prossimo Quadro finanziario pluriennale, Medio Oriente, difesa e sicurezza europee, migrazione, allargamento UE e riforme. La premier al suo arrivo è stata accolta dal presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa.
Punti chiave
- Ex Ilva, Meloni a opposizioni: "Ditemi soluzioni invece di insultare"
- Legge elettorale, Meloni a M5S: "Arrabbiati perché con nuove regole Conte mai premier"
- Meloni a M5S: "Contro di me sempre insulti ma non coprono la pochezza delle vostre soluzioni"
- Ucraina, Meloni: "Rischio di un attacco russo? Putin provoca l'Ue per distogliere l'attenzione, sangue freddo"
- Difesa, Meloni a M5S: "Io ci metto la faccia su quanto fatto, non mi vergogno"
- Ue, Meloni: "Io libera, non ho conti da saldare e dico quello che penso"
- Ue, Meloni: "Ragionare su un rimborso più graduale del debito Next Generation Eu"
- Migranti, Meloni: "Non accettiamo che lo stop di Schengen sia diritto per altri e colpa per Italia"
- Ue, Meloni: "Italia non accetterà bilancio che ridimensiona Pac e Coesione"
- Difesa, Meloni: "Chi dice che siamo un governo di guerrafondai mente sapendo di farlo"
“Sono certa che abbiate delle soluzioni migliori anche per il tema dell’Ilva. Mi chiedo perché non le abbiate messe in campo quando eravate al governo, ma in ogni caso sono certa che le elencherete quando prenderete la parola, anziché spendere i vostri 10 minuti per insultare alla cieca il governo perché ritenete sia più sensato. Immagino che ci darete le vostre soluzioni”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle repliche alla discussione generale sulle comunicazioni rese nell’Aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Una cosa gliela dico sulla legge elettorale, sulle preferenze, senatrice Maiorino: ma se le preferenze vi piacciono così tanto, perché non le avete messe quando eravate al governo? Perché vede, io penso che sia molto chiara la ragione per la quale siete così arrabbiati per la nuova legge elettorale, perché con la nuova legge elettorale i cittadini scelgono e voi dovete dichiarare prima di andare al voto alleanze, candidato premier e programma. Mi rendo conto della difficoltà, del resto il vostro partito è guidato da un signore che se queste regole ci fossero state prima alla presidenza del Consiglio dei ministri non ci poteva arrivare”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle repliche alla discussione generale sulle comunicazioni rese nell’Aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Senatrice Maiorino, ogni volta che vengo in quest’aula da parte vostra io sento solo improperi, insulti, tentativi di ridicolarizzare il lavoro che cerchiamo da fare. Non so se siate davvero convinti che questo nasconda il fatto che oggettivamente non sapete cosa proporre, cosa fare, cosa dire, dove andate. Penso che questi insulti non coprano la difficoltà del vostro posizionamento. Penso che questi insulti non coprano la pochezza delle vostre soluzioni. Penso che gli italiani vedano quello che state facendo. E non credo che chi ci guarda si senta rassicurato da questa lotta nel fango nella quale vorreste trascinare il Parlamento della Repubblica italiana”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle repliche alla discussione generale sulle comunicazioni rese nell’Aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Su quello che riguarda il tema del rischio di un attacco russo, io vedo il moltiplicarsi delle provocazioni come le vedono tutti, però devo dire che le considero per l’appunto provocazioni. Cioè, quando qualcuno ti provoca, tendenzialmente lo fa per avere una reazione. Allora noi dobbiamo chiederci perché qualcuno sta provocando per avere una reazione. E la mia personale risposta, posso sbagliare come sempre chiaramente, è che Putin provoca l’Europa perché deve distogliere l’attenzione sull’andamento del conflitto sul campo, della guerra in Ucraina sul campo, e cerca un nuovo nemico. E quel nuovo nemico potrebbe essere l’Europa. Allora io dico che dobbiamo stare allerta, monitorare e fare tutto quello che stiamo facendo, però io non sono per dare a Putin questo vantaggio. Penso, come ho già detto, che noi dobbiamo dimostrare sangue freddo particolarmente in questo momento”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle repliche alla discussione generale sulle comunicazioni rese nell’Aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Collega Castellone, i vostri conti sulla difesa sono, tanto per cambiare, totalmente sballati. Del resto stiamo ancora pagando per i conti che abbiamo sbagliato in passato. Le segnalo che i fondi che il Movimento 5 Stelle, quando era al governo, ha investito sulla difesa non erano 2 miliardi in più all’anno. Tra il 2019 e il 2022 sono stati approvati 22 schemi di decreto ministeriale per un valore complessivo che va da 9 a 10 miliardi di euro. Poi è stato istituito un fondo da 12,5 miliardi di euro per ammodernare la difesa, che poi è arrivato a 25 miliardi di euro. Ma non è questo che mi interessa dire. La domanda che io voglio fare è: perché non avete il coraggio di rivendicarlo? Perché non avete il coraggio di mettere la faccia su quello che avete fatto? Perché io questo faccio, noi questo facciamo. E sapete perché noi mettiamo la faccia su quello che abbiamo fatto? Perché non ce ne vergogniamo. Perché quando ci vergogniamo di qualcosa non la facciamo. Per cui se c’è qualcuno che ha fatto delle cose oggi e non le rivendica, vuol dire che se ne vergogna. Ma se se ne vergogna non doveva farle. Credo che questo sia il modo di operare per una politica seria”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle repliche alla discussione generale sulle comunicazioni rese nell’Aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Senatore Monti, io sono una persona libera, sono una persona che non ha conti da saldare, che non ha niente di cui dover ringraziare qualcuno. Questo mi porta a dire banalmente quello che penso. Perché l’Europa è più facilmente oggetto del mio intervento? Perché noi in Europa stiamo, e l’Europa è dove noi possiamo incidere molto di più. Chiaramente abbiamo anche i nostri rapporti di alleanza con gli Stati Uniti, il G7, il Patto Atlantico, tutti lo sappiamo. Ma il nostro ambito è l’Europa, ed è normale, come ho detto anche nella mia relazione, che una nazione che ha fondato l’Europa, che è una delle nazioni più forti in Europa, dica la propria per migliorare quello che in Europa non funziona. Perché io credo che questo sia il modo di dare una mano”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle repliche alla discussione generale sulle comunicazioni rese nell’Aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Riteniamo che si possa e si debba ragionare su un rimborso più graduale del debito contratto per Next Generation Eu, perché i rimborsi non comprimano le altre politiche europee proprio negli anni in cui serve investire di più. E in generale credo che, per finanziare priorità che sono strategiche per tutti noi, nessuno strumento debba essere escluso a priori”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Gli eventi di Ceuta della fine di luglio hanno dimostrato bene quanto velocemente possano prodursi situazioni di pressione eccezionale alle frontiere esterne. Alla luce di quei fatti, come sapete, l’Italia ha deciso di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna, sulla base di una valutazione di sicurezza. E mi permetterete di dire che considero abbastanza surreali le polemiche che ne sono seguite, soprattutto da parte di alcuni partiti di opposizione, evidentemente più attenti a difendere il governo spagnolo che la sicurezza e i confini italiani”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Ricordo che il Codice Schengen prevede espressamente la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza. Difatti, si tratta di uno strumento utilizzato regolarmente: dal 2006 a oggi, gli Stati Membri vi hanno fatto ricorso quasi cinquecento volte, e in oltre trenta casi i controlli hanno riguardato direttamente l’Italia”.
“La Francia, ad esempio, mantiene i controlli alla frontiera con noi da oltre dieci anni. È quindi difficile sostenere che l’Italia non abbia il diritto di utilizzare uno strumento che nei suoi confronti è stato utilizzato decine di volte. Ricordo ai colleghi che l’Italia ha gli stessi doveri degli altri Stati membri, ma ha anche gli stessi diritti. Non accettiamo che difendere i confini sia un diritto per gli altri e una colpa quando riguarda l’Italia”.
“Ceuta ci ha insegnato anche un’altra cosa: una crisi alle frontiere non sempre nasce da sola. A volte viene costruita – prosegue ancora Meloni -. I trafficanti la organizzano, i social la amplificano, la disinformazione la alimenta. Chi usa persone disperate come arma di pressione sui nostri confini non sta solo forzando una frontiera. Sta attaccando l’Europa. E l’Europa deve dotarsi degli strumenti per rispondere”.
“Un altro capitolo centrale del prossimo Consiglio Europeo sarà il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale. Complesso e importante, perché il bilancio dell’Unione non è un esercizio contabile. È lo strumento attraverso il quale decidiamo concretamente quali siano le priorità del futuro e quante risorse siamo disposti a mettere a disposizione di quelle priorità”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“In questi mesi – ricorda la premier – abbiamo già ottenuto diversi risultati concreti, rispetto alla proposta originaria della Commissione. Gli Stati membri avranno un ruolo più incisivo nella gestione dei nuovi strumenti: le scelte su come usare le risorse non si faranno solo a Bruxelles”.
“Il negoziato – prosegue – è ancora molto lontano dalla sua conclusione. Anzi, entriamo ora nella fase più delicata, quella della trattativa sulla dimensione effettiva del bilancio e su dove trovare le risorse che servono. A monte, c’è una questione di metodo che voglio ribadire anche qui. La Presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Noi non siamo contrari per principio a questo obiettivo, ma deve essere chiaro che la data non può diventare più importante del contenuto. Non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data. Noi firmeremo un accordo solo quando sarà giusto per l’Italia”.
“E che cosa significa, nel merito? Significa innanzitutto costruire un bilancio che dia risposte chiare e concrete. Significa finanziare adeguatamente le nuove priorità che tutti diciamo di considerare strategiche, senza sacrificare le politiche che rappresentano uno dei fondamenti del progetto europeo. Lo dico in maniera molto chiara: l’Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione”.
“Sicurezza ed energia sono due facce della stessa medaglia. Senza sicurezza, l’energia costa di più. E senza energia, potrebbe non rimanere nulla da difendere. Per questo abbiamo chiesto, e ottenuto, che la clausola di salvaguardia nazionale potesse essere utilizzata non soltanto per le spese di difesa, ma anche per le misure necessarie ad affrontare la crisi energetica. Ma ricordo che la maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa essenzialmente risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro. Chi racconta che più sicurezza significa meno ospedali, risorse distratte dai servizi essenziali da un governo di guerrafondai, mente sapendo di farlo. Tanto più se gli stessi che oggi ci accusano dall’opposizione, quando erano al governo approvavano – in piena pandemia – un aumento delle spese militari da circa 15 miliardi di euro. E allora non c’era neanche la guerra in Ucraina”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.“Sicurezza ed energia sono due facce della stessa medaglia. Senza sicurezza, l’energia costa di più. E senza energia, potrebbe non rimanere nulla da difendere. Per questo abbiamo chiesto, e ottenuto, che la clausola di salvaguardia nazionale potesse essere utilizzata non soltanto per le spese di difesa, ma anche per le misure necessarie ad affrontare la crisi energetica. Ma ricordo che la maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa essenzialmente risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro. Chi racconta che più sicurezza significa meno ospedali, risorse distratte dai servizi essenziali da un governo di guerrafondai, mente sapendo di farlo. Tanto più se gli stessi che oggi ci accusano dall’opposizione, quando erano al governo approvavano – in piena pandemia – un aumento delle spese militari da circa 15 miliardi di euro. E allora non c’era neanche la guerra in Ucraina”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“In un momento così complesso” sul versante della guerra in Ucraina, in cui tante variabili sfuggono al nostro controllo, c’è almeno una cosa che dipende da noi: fare in modo che l’Europa non resti a guardare. Perché le condizioni di una pace che riguarda il nostro Continente, e quindi la nostra sicurezza, non possono essere scritte senza di noi. Per questo continuo a chiedere che i Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa. E se su un nome non si trova convergenza, siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Se ad esempio Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti – sottolinea la premier -. Perché sarò onesta: considero secondario il tema di chi siede a quale tavolo. Mi interessa a nome di chi si siede al tavolo, e per dire cosa. Mi interessa che l’Europa non vada in ordine sparso, non offra il fianco a chi ha interesse ad alimentare le divisioni e parli con una voce sola. Perché un’Europa che si divide sui formati offre un’immagine di sé infantile, ed è l’unico vero regalo che possiamo fare a Mosca. E di regali a Mosca, di questi tempi, ne sono già stati fatti abbastanza”.
“Dobbiamo considerare anche l’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. È una scelta che considero molto rischiosa”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”, sottolinea la premier.
“Discorso diverso è una tregua tra le parti sulle centrali energetiche, che l’Italia sostiene, e ringraziamo il Presidente Zelensky per aver immediatamente dichiarato la piena disponibilità ucraina in questo senso. Ci aspettiamo ora che la Russia faccia altrettanto, e interrompa l’attacco alle centrali elettrice ed energetiche ucraine”, conclude Meloni.
“Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. La differenza è su come pensiamo che ci si arrivi. Per come la vedo io, il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace: è ciò che la rende possibile. Se l’aggressore può puntare la resa dell’avversario, che bisogno ha di negoziare? Solo che la resa non è pace, è conquista”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Se l’Ucraina smettesse domani di difendersi, come in molti auspicano o propongono, noi non avremmo la pace – sottolinea la premier -. Noi discuteremmo dell’occupazione di una Nazione europea, e del ritorno dell’imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo. Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest, non rimpiango il Muro di Berlino. E nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa chiamarsi pace. La pace che vogliamo, e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di consenso, è una pace giusta, perché solo una pace giusta può durare, solo una pace giusta mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi.Dunque, la posizione del Governo non cambia. Sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione”.
“Il Consiglio Europeo vedrà in apertura, il confronto con il Presidente Zelensky. Intanto, la Russia ha avviato la sua nuova campagna d’autunno contro l’Ucraina. Incapace di avanzare sul fronte, Mosca ha iniziato a colpire sempre più duramente la popolazione civile: centrali elettriche, condomini, ospedali, persino gli autobus che portano le persone al lavoro, come nell’orrenda strage di Kramatorsk. È una strategia con la quale la Russia punta a piegare il popolo ucraino con il terrore, il freddo e il buio, semplicemente perché non è riuscita a piegarlo sul campo di battaglia. I fatti, del resto, smentiscono la propaganda del Cremlino e di chi quella propaganda la porta anche qui in Italia. Dall’inizio dell’anno Mosca ha guadagnato pochissimo terreno, e nel solo mese di settembre ha perso buona parte di quanto aveva conquistato negli ultimi mesi”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Il primo tema sul quale voglio soffermarmi è la competitività. Il Consiglio Europeo farà il punto sull’attuazione dell’agenda ‘One Europe, One Market’ e sui progressi compiuti per approfondire il mercato unico, semplificare le regole, ridurre gli oneri amministrativi e velocizzare le procedure di pianificazione e autorizzazione. Sono obiettivi sui quali l’Italia insiste da tempo. Però, la questione che oggi pesa più di tutto sulla competitività della nostra economia è un’altra: il costo dell’energia”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
“Lo abbiamo detto molte volte: non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino strutturalmente l’energia molto più dei loro concorrenti. Né possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale. La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione”.
“A maggior ragione nell’attuale quadro geopolitico. Le tensioni sulle principali rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento incidono sulla sicurezza e sul prezzo dell’energia e dei carburanti. Aumentano i costi di trasporto e assicurazione e, alla fine, si scaricano sulle bollette, sul carrello della spesa e sui conti delle imprese. Nessuno, di fronte a uno scenario del genere, può rispondere efficacemente da solo. La risposta deve essere coordinata e rapida”.
“Per questo abbiamo lavorato per raggiungere un accordo in ambito G7, che ha previsto il rilascio sui mercati di un significativo quantitativo di carburante, anche per prevenire il rischio di un blocco delle esportazioni americane, che avrebbe impattato pesantemente sulle nostre economie. Ma accanto alla risposta internazionale serve anche il coraggio di guardare a ciò che possiamo fare noi, in Europa”.
“A partire dalla cosa più scontata: evitare che regole pensate in un contesto completamente diverso da quello che viviamo finiscano oggi per aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando. Perché le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti. E il tempo per correggere la rotta non è infinito. È su questo che l’Italia ha concentrato il proprio lavoro”, sottolinea la premier.
“In questi anni, il Governo ha scelto di essere presente e attivo sulla scena internazionale, con continuità e con una linea chiara. Perché l’interesse nazionale si difende contribuendo a orientare le scelte che ci riguardano, non limitandosi a subirne le conseguenze. Vale in modo particolare in Europa. Ed è con questo spirito che l’Italia ha lavorato anche in vista del prossimo Consiglio Europeo, e che affronterà i principali temi all’ordine del giorno”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni nell’aula del Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.
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