Moda italiana, nel 2025 il fatturato scivola a -3,1%. L’export frena del 5% sotto il peso del Dragone
L’imminente avvio della fashion week maschile milanese diventa l’occasione per il comparto di fare i conti con un quadro macroeconomico complesso, influenzato da un contesto geopolitico quanto mai incerto. Se il fatturato complessivo del sistema moda ha segnato un -3,1% nel 2025, è l’analisi dettagliata dei flussi esportativi – presentata da Camera Nazionale della Moda Italiana nella consueta conferenza stampa di inizio lavori – a rivelare le geografie di questo rallentamento.
Secondo i dati Istat elaborati per il consuntivo, il valore complessivo delle esportazioni (fashion + settori collegati) si è attestato a 84,5 milioni di euro, registrando una flessione del 5% rispetto al 2024. Particolarmente marcata la contrazione verso i mercati Extra-Ue, che hanno segnato un -9 per cento.
Nonostante la frenata, il saldo commerciale complessivo resta positivo per 39 miliardi di euro, sebbene risulti inferiore di 5 miliardi rispetto all’esercizio precedente. Questa erosione, unita a stime per il 2026 che vedono una probabilità di chiusura in negativo superiore al 50%, impone alle aziende strategie di estrema prudenza e una diversificazione sempre più spinta verso mercati resilienti.
Lo scenario di stabilizzazione del fatturato – che presuppone una rapida fine del conflitto – ha una probabilità intorno al 30%”, si legge nella nota condivisa. “Lo scenario con segno positivo, che presuppone una rapida fine del conflitto e un rimbalzo del clima di fiducia dei consumatori, è risultato il meno probabile con il 20%. Si può stimare un punto centrale della previsione pari a -1,5 per cento”.
La performance oltreconfine del comparto “core” (abbigliamento, tessile e calzature) risulta in flessione del 2,9 per cento. A destare preoccupazione, è soprattutto la Cina, che registra una caduta del 14,8%, seguita dal forte arretramento di Hong Kong e Svizzera (-7,2 3 -12 per cento).
Più netto il calo dell’export dei settori collegati (-9,8%), su cui pesa però il ‘caso Turchia’: dopo l’esplosione anomala del 2024 legata a triangolazioni commerciali, il mercato turco è rientrato ai valori normali segnando un -64,1%. In controtendenza spiccano gli Stati Uniti (+2,5%), che mostrano vitalità nonostante l’innalzamento dei dazi, e la Germania (+1,5%). Sul fronte delle importazioni, il calo dell’1,9% (settori core) testimonia la persistente debolezza del mercato interno.
Le previsioni post-conflitto iraniano stimano per il 2026 una crescita del Pil contenuta per l’Italia (tra 0,4% e 0,7 per cento). Per il comparto moda, il consenso degli analisti punta su una ripresa trainata dai segmenti medi e mass market, mentre per il lusso si prospetta un altro anno “challenging”, con una stima per il fatturato del comparto pari al -1,5%. Un quadro che non tiene ancora conto del pieno impatto economico della chiusura dello stretto di Hormuz, variabile incognita per i mesi a venire.
Nonostante la congiuntura, la creatività a Milano non si ferma. Ad animare la Milano Moda Uomo (19-23 giugno 2026) saranno 75 appuntamenti, tra cui 16 sfilate e 44 presentazioni. Tra le novità più attese, il debutto milanese di Thom Browne e le sfilate di Garcias, Martin Quad e Shinyakozuka, per la prima volta in calendario.
Importante poi il ritorno di Ralph Lauren, che conferma la sua presenza con una seconda sfilata meneghina (dopo la prima della scorsa stagione e le consuete presentazioni), mentre Pronounce celebra il suo decimo anniversario. Nota importante per lunedì 22 giugno, quando Leo Dell’Orco e Silvana Armani presenteranno insieme le collezioni Giorgio Armani Uomo primavera/estate 2027 e una selezione della Cruise Donna. Tra i rientri si segnalano Caruso, Massimo Alba e Piacenza 1733.
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