30 giugno, il corteo della Cgil e il messaggio a Vannacci: “Remigrazione per i fascisti, tornate nelle fogne”

30 Giugno 2026 - 21:09
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30 giugno, il corteo della Cgil e il messaggio a Vannacci: “Remigrazione per i fascisti, tornate nelle fogne”
30 giugno, il corteo della Cgil e il messaggio a Vannacci: "Remigrazione per i fascisti". Anche Salis in piazza

Genova. “Remigrazione per i fascisti: tornate nelle fogne“. Si fa notare più di tutti lo striscione della Fiom al tradizionale corteo organizzato dalla Cgil nell’anniversario del 30 giugno 1960, giornata che segnò la rivolta operaia genovese contro il congresso della Msi convocato a Genova e la conseguente caduta del governo Tambroni. Presente con la fascia tricolore anche la sindaca Silvia Salis.

Il corteo, che quest’anno a causa del caldo è partito dal Ponte Monumentale anziché da piazza della Vittoria, dopo la deposizione delle corone al sacrario dei partigiani è arrivato in piazza De Ferrari dove hanno preso la parola Igor Magni, segretario generale della Camera del Lavoro di Genova, la sindaca Silvia Salis, il presidente di Anpi Genova Massimo Bisca e la segretaria nazionale della Cgil Francesca Re David. Al termine della manifestazione sono state deposte due corone in largo Sandro Pertini, una all’indimenticato presidente della Repubblica e l’altra, sotto il porticato del Teatro Carlo Felice, a Fulvio Cerofolini.

Un riferimento implicito ai temi del generale Roberto Vannacci e ai movimenti di estrema destra che propongono la remigrazione come soluzione principale ai problemi sociali. È questo uno dei principali riferimenti all’attualità in una giornata segnata anche quest’anno dallo scontro politico: a Palazzo Tursi il consigliere Sergio Gambino (ex Fdi, nell’occhio del ciclone per aver commemorato i caduti di Salò in veste istituzionale nel 2019) e Fratelli d’Italia hanno espresso contrarietà a un’espressione di sentimento del Consiglio comunale definendolo un atto “eversivo e divisivo“.

Di solito chi lo dice è un fascista e rappresenta comunque quella sensibilità politica – commenta Igor Magni -. La data del 30 giugno 1960 è ricordata in Italia, ma anche in Europa, perché 15 anni dopo la Liberazione ci fu il tentativo di rilanciare il fascismo nel nostro Paese. Per noi non è soltanto il ricordo di una storia passata, è il tentativo di attualizzare questi temi per come sono declinati oggi. C’è nel mondo un’esplosione di nuove destre, anche fasciste, razziste, xenofobe, nazionaliste che stanno portando guerre in tutto il mondo. Ormai viene vista come se fosse un’opzione naturale, una cosa che noi non accettiamo. Le fasce più basse della popolazione che sono quelle che pagano il conto. Il problema del mondo non è l’immigrazione. I problemi di ordine pubblico vanno gestiti ovviamente, ma non abbiamo nemici tra gli stranieri”.

Poi è Massimo Bisca a tracciare un parallelo: “Sono le stesse cose che dicevano allora agli antifascisti, e ogni tanto le dicono ancora a quei giovani che vivono di lavoro precario. Bisognerebbe ricordarsi di questo: che proprio coloro i quali possono dire queste stupidate possono farlo perché anche in quei giorni si fece la rivolta per riaffermare i valori della Costituzione, di democrazia, libertà e solidarietà. Ecco perché fanno abbastanza ridere. È facile fare i fascistoidi quando c’è la democrazia: vorrei vederli fare gli antifascisti quando democrazia non ce n’è. Ma son sicuro che sarebbero scappati e non avrebbero fatto niente”.

“È importante ricordare tutti gli anni quello che ha rappresentato Genova – aggiunge la sindaca Silvia Salis -. Questa partecipazione ci fa capire che quel sentimento è ancora vivo ed è ancora più vivo in giorni nei quali sentiamo parlare di nuovo di remigrazione, di classi separate, di diversi, di femminicidio che non esiste. Sono momenti che pensavamo di non vivere più in questo Paese. Dimostrare che c’è una coscienza civile ancora molto viva sul tema dell’antifascismo, non per analizzare il passato ma per affrontare il futuro, credo che voglia ribadire questo”.

E ribadisce: “Il nostro posizionamento per quanto riguarda CasaPound e per quanto riguarda qualsiasi gruppo che pensi di inneggiare con nostalgia al fascismo o abbia contatti con gruppi nazifascisti in Europa è chiaro: qui non è benvenuto. È un concetto molto semplice, non è difficile né da dire né da sostenere. Per quanto riguarda il resto, la destra sta sperimentando che chi si mette in modo populistico ancora più a destra trova il consenso di chi ha creduto alle promesse fatte da questa destra in campagna elettorale, che erano promesse inapplicabili e inattuabili, e quindi i delusi si stanno riversando su un movimento ancora più a destra del governo”.

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