Mondiali 2026, Donald Trump fa moltiplicare i tifosi dell’Iran
Le vie del tifo sono infinite. A maggio ragione quando la tua squadra del cuore, per la terza volta consecutiva, non prende parte alla fase finale dei campionati del mondo di calcio. In Italia in molti si sono interrogati e una domanda frequente era “Guarderò le gare in maniera distaccata o parteggerò per qualche squadra?”. Le recenti esternazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Giorgia Meloni hanno dato la scossa a molti seguaci del capo del Governo italiano: l’Iran, che si contrappone al tycoon americano, è diventato “squadra simpatia”.
Le radici di questa singolare vicenda affondano in una storia lunga mesi. Già ad aprile, il Financial Times aveva rivelato che Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump per le partnership globali, aveva fatto pressing sulla FIFA affinché l’Italia venisse ripescata al posto proprio dell’Iran. Una proposta che in Italia aveva suscitato più imbarazzo che entusiasmo: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti era stato lapidario, definendola “una cosa vergognosa”, mentre il presidente del CONI Luciano Buonfiglio aveva sottolineato che “la partecipazione a un Mondiale va meritata”. Interpellato direttamente nello Studio Ovale, lo stesso Trump era apparso tutt’altro che coinvolto: “Non ci penso troppo… Non vogliamo penalizzare gli atleti”.
La tensione diplomatica tra Washington e Roma è poi esplosa in tutta la sua virulenza nei giorni scorsi, quando Trump ha attaccato Meloni su Truth sostenendo che durante il G7 in Francia “ha chiesto, ripetutamente, di fare una foto con me”, collegando il presunto calo di consensi della premier alla sua posizione sulla crisi iraniana. La replica di Meloni non si è fatta attendere: “Presidente Trump, questi attacchi costanti e immotivati sono insensati. L’Italia rimane una nazione sovrana”. Lo scontro ha avuto immediate ripercussioni politiche, con il vicepremier Antonio Tajani che ha annullato una visita a Miami e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha contattato la premier.
In questo clima rovente, l’Iran ha disputato la sua seconda partita del Gruppo G proprio a Los Angeles, cuore della più grande comunità iraniana al di fuori dei confini della Repubblica Islamica. Il Team Melli ha strappato un prezioso 0-0 contro il Belgio al SoFi Stadium, sfiorando persino il colpaccio: il capitano Mehdi Taremi ha trovato la rete al 24′ ma il gol è stato annullato per fuorigioco millimetrico, mentre al 52′ Courtois ha negato la gioia del vantaggio con una parata istintiva sulla sua conclusione al volo. Nel finale, con il Belgio ridotto in dieci uomini per l’espulsione di Ngoy, gli iraniani hanno spinto senza riuscire a trovare il varco decisivo.
Al termine della partita, la squadra allenata da Amir Ghalenoei ha regalato un momento di grande intensità emotiva: invece di rientrare negli spogliatoi, i giocatori sono rimasti per diversi minuti al centro del campo, con Taremi che ha radunato i compagni per un breve discorso, prima di percorrere il perimetro del terreno di gioco salutando i circa 70.000 spettatori presenti. Un omaggio sentito alla città che ospita la diaspora persiana più numerosa al mondo, la stessa che aveva accolto l’arrivo della nazionale tra le proteste di molti esuli fuggiti dopo la rivoluzione del 1979. “Per noi, considerando le difficoltà affrontate per arrivare fin qui, questo è un risultato storico”, ha dichiarato Ghalenoei in conferenza stampa.
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