Mondiali 2026, esplode la tensione tra Gianni Infantino e l’UEFA: l’incredibile retroscena, c’entra anche Donald Trump
Non è soltanto quanto accaduto fra Spagna e Argentina, prima e dopo la finale dei Mondiali 2026, a far discutere appassionati e addetti ai lavori. Dietro le quinte, infatti, il calcio internazionale ha vissuto una frattura senza precedenti: secondo quanto riportato dal Telegraph, l’assenza sugli spalti del presidente dell’UEFA, Aleksander Ceferin, è dovuta a un boicottaggio del dirigente slovacco, in segno di protesta contro la gestione del torneo da parte della FIFA e contro le ingerenze del presidente americano Donald Trump.
Secondo quanto riportato dalla testata britannica, la decisione definitiva di non presentarsi al MetLife Stadium sarebbe maturata dopo l’ormai famigerato “Caso Balogun”, con la chiamata di Trump al presidente della FIFA Gianni Infantino e l’annullamento della squalifica dell’attaccante statunitense. Già all’indomani di quella decisione, l’UEFA aveva diffuso una durissima nota in cui parlava di “scelta senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”, accusando la Federazione mondiale di aver “oltrepassato una linea rossa”.
Il boicottaggio è un gesto raramente visto nella storia del calcio: un presidente UEFA che diserta la finale del Mondiale è un segnale politico fortissimo e certifica la rottura totale del rapporto con Infantino, di cui Ceferin sarebbe formalmente anche vicepresidente. Il numero uno dell’UEFA sarebbe rimasto sconvolto anche dal mancato ingresso negli Stati Uniti del arbitro somalo Omar Artan (non a caso designato per la Supercoppa Europea proprio dalla Confederazione europea) e dal trattamento riservato alla nazionale iraniana durante il torneo.
Le divergenze sono profonde anche su altri temi: Ceferin si oppone all’idea di portare il Mondiale da 48 a 64 squadre, possibilità ventilata da Infantino nei giorni scorsi, si è scagliato contro i prezzi ritenuti proibitivi dei biglietti e ha rifiutato di adottare alcune delle nuove regole introdotte dalla FIFA, come il cartellino rosso per chi copre la bocca durante una discussione o per chi abbandona il campo in segno di protesta.
La finale del 2026, dunque, non ha solo incoronato la Spagna: ha alzato il sipario sulla più grave crisi istituzionale, a livello calcistico, degli ultimi anni e il gesto di Ceferin, clamoroso e senza precedenti, potrebbe essere solo l’inizio di una lunga battaglia politica nel cuore del pallone mondiale.
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