Mondiali 2026, la “maledizione” della statua di Rocky: guai a vestirlo con la maglia della Nazionale, porta sfortuna

Ai Mondiali del 2026 c’è già una marcatura preventiva. Non su un centravanti, non su un regista basso, nemmeno su un esterno capace di saltare l’uomo. Il sorvegliato speciale, a Philadelphia, è Rocky Balboa. O meglio, la sua statua davanti al Philadelphia Museum of Art, quella dei gradini saliti di corsa, delle braccia al cielo, della fatica trasformata in mito popolare. La Pennsylvania ha deciso di giocare d’anticipo e, tra ironia e scaramanzia, ha avvisato le nazionali in arrivo: lasciate stare Rocky. Non provate a vestirlo con la vostra maglia. Perché, raccontano da quelle parti, chi tenta di portare il pugile dalla propria parte finisce spesso per prenderle sul campo. E in una World Cup piena di sorprese, anche le leggende da strada meritano prudenza.
La lezione dell’Ecuador
L’ultimo episodio ha il sapore della superstizione sportiva. Prima della sfida contro la Costa d’Avorio, alcuni tifosi dell’Ecuador hanno scalato i gradini più cinematografici d’America e hanno infilato alla statua la maglia gialla della Selección. Gesto innocente, foto garantita, entusiasmo da vigilia. Poi il pallone ha fatto il suo mestiere: Costa d’Avorio-Ecuador 1-0. Cronaca? Una sconfitta all’esordio. Analisi? Probabilmente novanta minuti giocati male, o comunque non abbastanza bene. Commento? A Philadelphia qualcuno avrà alzato un sopracciglio: ve lo avevamo detto.
🇪🇨🤭 ¿’Rocky’ es ecuatoriano? Aficionados de Ecuador vistieron una escultura del icónico personaje de box con los colores de su selección. pic.twitter.com/DcZBpNQwvF
— La-Lista Deportes (@LaListaDeportes) June 15, 2026
La “maledizione della statua di Rocky” funziona così, senza bisogno di Var, lavagne tattiche o expected goals. Tocchi il simbolo, lo travesti da tifoso, e il destino ti presenta il conto. Naturalmente nessun ct serio cambierebbe un undici titolare per una statua. Però nessun ct intelligente sottovaluta l’umore dello spogliatoio, le fissazioni dei tifosi e quelle coincidenze che nel calcio diventano realtà.
Dalla Nfl al Mondiale
Il mito non nasce con la Coppa del Mondo. Negli Stati Uniti lo conoscono già i tifosi della Nfl. Minnesota Vikings, New England Patriots e San Francisco 49ers hanno avuto la pessima idea, in anni diversi, di personalizzare Balboa con i propri colori prima di match importanti. Il seguito, per loro, non è entrato nella categoria dei bei ricordi.
Ecco perché Visit Pennsylvania ha scelto la via dell’avvertimento. Nel messaggio rivolto alle squadre si legge: «Vi diamo il benvenuto e vi auguriamo il meglio per le vostre partite a Philadelphia». Poi arriva il “gancio”: «Ma da buoni padroni di casa vogliamo segnalarvi un fenomeno ben documentato: la maledizione della statua di Rocky». Chiusura: «Philadelphia non vede l’ora di accogliervi. Però Rocky davvero non ha bisogno della vostra maglia».
Brasile avvisato, mezzo salvato
Ora tocca agli altri. A Philadelphia sono in programma altri cinque match e tra le nazionali attese ci sono Brasile, Francia, Croazia e Ghana. Il Brasile di Ancelotti, in particolare, è atteso venerdì contro Haiti. Talento ne ha, storia pure, maglie da vendere anche. Ma forse stavolta conviene lasciarle nello spogliatoio.
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