Montanelli, i 25 anni dalla morte, le celebrazioni e la vergogna del silenzio di Milano, la città che ha più amato in vita

Non è bastato ricordare qualche settimana fa a Beppe Sala, il sindaco di Milano, che il 22 luglio prossimo, cioè mercoledì, saranno trascorsi 25 anni dalla morte del più grande giornalista italiano del Novecento, Indro Montanelli. Che era toscano ma che amava Milano, sua vera città di adozione, più di qualsiasi altro luogo. Niente. Il Comune non ci sente. E mercoledì non farà niente.
Il ricordo della Fondazione: un fiore per Indro
“Un fiore per Indro”. Mercoledì 22 luglio ricorrerà il venticinquesimo anniversario della scomparsa di Indro Montanelli, principe del giornalismo italiano, prima firma del “Corriere della Sera” e fondatore di “Il Giornale”. Per ricordarlo “con un gesto semplice ma ricco di significato”, la presidente della Fondazione Montanelli Bassi, Letizia Moizzi, nipote del grande giornalista, e la sindaca di Fucecchio, Emma Donnini, insieme a una rappresentanza della Fondazione, deporranno un mazzo di fiori accanto all’urna che custodisce le ceneri di Indro nel cimitero comunale del paese natale del grande giornalista.
“Sarà una cerimonia nello stile sobrio che sarebbe certamente piaciuto a Indro: un momento di raccoglimento e di memoria, aperto a quanti desiderino condividere questo omaggio”, afferma la Fondazione in un comunicato, dando appuntamento per le ore 10.00 per ricordare insieme uno dei più grandi protagonisti del giornalismo italiano.
A Milano regna il silenzio
Dimenticare uno dei suoi figli adottivi più illustri per Milano è un duro colpo. Ma forse Beppe Sala teme che qualche antagonista o “wokista”, gli stessi che più volte hanno imbrattato la statua di Montanelli nei giardini a lui dedicati, dove fu gambizzato dalle Brigate Rosse, si inalberi. E per questo il Comune, almeno sinora, non ha organizzato nulla. Nemmeno una commemorazione pubblica. Nemmeno una corona di alloro dinanzi alla statua. Una vergogna per la città che ancora ne apprezza le qualità. Non per lui, che forse non avrebbe gradito una celebrazione forzata.
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