Morte di Francesca Ercolini, indagati marito ed ex poliziotto: dietro il suicidio della giudice una messinscena

09 Giugno 2026 - 17:25
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Uccisa in casa. È questa l’ipotesi per la quale procede la Procura de L’Aquila in merito alla morte di Francesca Ercolini, la giudice molisana di 51 anni trovata morta il 26 dicembre 2022. Secondo i pm abruzzesi, competenti per i magistrati che operano nelle Marche, con Ercolini che lavorava ad Ancona come presidente della seconda sezione civile del tribunale, la morte di Ercolini sarebbe stata una messinscena. La giudice, che viveva a Pesaro col marito Lorenzo Ruggeri, noto avvocato civilista, e il figlio all’epoca 16enne, venne trovata morta impiccata con un foulard a una ringhiera interna.

Per la Procura abruzzese sarebbe stato proprio il marito Lorenzo Ruggeri ad uccidere la moglie, strangolandola, per poi inscenare il suicidio. Ma nel registro degli indagati c’è anche un secondo nome: quello di un ex ispettore della polizia, amico di famiglia, entrambi già indagati per depistaggio con altre quattro persone.

Quando Ercolini venne trovata morta il giorno dopo Natale del 2022, il suo decesso venne subito ricondotto all’ipotesi di un suicidio: la magistrata, presidente della seconda sezione civile del Tribunale di Ancona, secondo la prima ricostruzione si sarebbe impiccata utilizzando una striscia di stoffa fissata alla ringhiera della scala interna della propria abitazione. A dare l’allarme quel giorno fu il marito assieme al figlio adolescente, con la Procura di Pesaro che considerò credibili la tesi del gesto volontario.

Un quadro cambiato già l’anno seguente a seguito della denuncia presenta dalla madre di Ercolini, Carmela Fusco, con i magistrati de L’Aquila che aprono un procedimento per maltrattamenti iscrivendo nel registro degli indagati il marito della giudice e il figlio minorenne. Al centro una serie di messaggi, video e foto che la donna avrebbe inviato ai familiari in cui, secondo gli investigatori, erano documentati episodi di violenza domestica da parte del marito e anche del figlio minorenne. Un quadro che spinse nel giugno del 2025 il gip de L’Aquila a disporre la la riesumazione della salma dal cimitero di Riccia, in provincia di Campobasso, affidando una nuova autopsia e incaricando il Ris di Roma di ricostruire scientificamente la scena della morte e del successivo ritrovamento del corpo. Già in quel momento gli indagati erano sei, tra cui il marito di Ercolini e il medico legale che aveva eseguito il primo esame autoptico. Le contestazioni, a vario titolo, andavano dal depistaggio alla falsità ideologica fino alla violazione del segreto istruttorio.

Ora l’ulteriore novità, col quadro investigativo modificato e la contestazione dell’omicidio al marito della magistrata. Lunedì, scrive il Corriere della Sera, si è svolto a Roma un accertamento fondamentale sul corpo riesumato di Ercolini presso l’istituto di medicina legale: qui il solco sul collo della donna è stato raffrontato con due cavi elettrici sequestrati dal Ris nella casa di Pesaro, una possibile arma del delitto ben diversa dal foulard di seta che secondo la prima ricostruzione sarebbe stato utilizzato per il suicidio.

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